UBP: shutdown è rischio secondario rispetto a tetto su debito Usa

Inviato da Redazione il Mar, 08/10/2013 - 09:52
UBP: shutdown è rischio secondario rispetto a tetto su debito Usa Di seguito pubblichiamo un commento di Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privèe, UBP. L´esperto sostiene che quello dello shutdown è rischio secondario rispetto a tetto su debito Usa. Se lo shutdown potrebbe impattare negativamente solo qualora si dovesse protrarre per oltre due settimane, da segnare sul calendario è la data del 17 ottobre che potrebbe portare al default tecnico gli Stati Uniti qualora i negoziati tra democratici e repubblicani non dovesse portare a un accordo. In questo contesto, sia il mercato che gli economisti restano in generale positivi su una soluzione dell´ultimo minuto in quelle che saranno senza dubbio negoziati molto accesi. L´economia Usa dovrebbe accelerare nel 2014. I consumi sono sostenuti da trend positivi, soprattutto grazie alla creazione di posti di lavoro, e per il prossimo anno sono attesi effetti ricchezza positivi e un minore carico fiscale. Comunque, la fiducia potrebbe essere temporaneamente colpita dal cosiddetto "shutdown" nel quarto trimestre del 2013, vista l´assenza di un accordo politico sul nuovo budget del 2014. Mentre i repubblicani sono contrari al finanziamento dell´Obamacare (conosciuto ufficialmente come "Affordable Care Act") - cercando di ritardarla di un anno - i democratici sono contrari ad aprire nuovi negoziati. Nel breve termine, lo shutdown non rappresenterà un costo eccessivo (0,1-0,2% del Pil alla settimana), ed è totalmente gestibile. Il problema si presenterà, comunque, se lo shutdown dovesse durare per più di due settimane. Questo è quanto successo durante l´ultimo rilevante shutdown governativo del 1996, che colpì duramente la crescita del Pil. Non si tratta però dello scenario attualmente atteso dal consensus. Ad oggi, la situazione è in realtà gestibile - sempre che un accordo sia rapidamente trovato. Infatti, lo shutdown del governo non è il problema principale di per sè - ad esserlo, in realtà, sono le negoziazioni sul tetto del debito Usa. Quest´ultimo deve infatti essere alzato entro la deadline del 17 ottobre, data oltre la quale il rischio è che il governo si ritrovi con le casse vuote a inizio novembre. Il default tecnico è un rischio, così come lo è il fatto che il governo sia forzato a dare priorità ad alcuni pagamenti o ritardarne altri (come in realtà sta già accadendo in alcune aree). Il governo dovrà decidere di dare priorità ad alcuni pagamenti rispetto ad altri nel caso in cui il debito sfondasse l´attuale tetto e, dal nostro punto di vista, è proprio il limite all´indebitamento Usa a essere ben più importante dello shutdown. La Costituzione Usa conferisce al Presidente il diritto di alzare unilateralmente il tetto del debito. Nel passato, comunque, questo non è stato mai fatto: non si tratta infatti di una "tradizione" politica e, se il Presidente lo facesse, probabilmente si aprirebbero azioni legali e si coinvolgerebbe la Corte Costituzionale. Sulla carta, comunque, resta un´opzione e, quindi, teoricamente una possibilità - per quanto remota. L´altra, più probabile, è per negoziati più seri tra la Casa Bianca e il Congresso, anche se il primo meeting questo mercoledì non è riuscito a portare a un compromesso. Un´ultima opzione è la creazione di una commissione terza che stabilisca un compromesso sull´Obamacare, ottenga un rinvio minore o offra aggiustamenti alla legge sulla sanità. Sia il mercato che gli economisti restano in generale positivi su una soluzione dell´ultimo minuto in quelle che saranno senza dubbio negoziati molto accesi. Nonostante il mercato si stia concentrando sullo stallo nelle trattative e l´assenza di una soluzione, l´azionario ha comunque resistito molto bene. Il rischio di questo scenario è più in una delusione dai ritardi e dalle trattative sul tetto del debito, che non nella delusione su come l´impasse sarà alla fine risolta.
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