Tapering: il mondo è pronto alla prossima mossa della Fed

Inviato da Redazione il Mar, 10/12/2013 - 10:43
Il mondo è pronto alla prossima mossa della Fed Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas. L´esperto evidenzia come i robusti dati americani aumentano la probabilità di un inizio del tapering entro questo mese. A suo avviso un annuncio del tapering a dicembre non avrebbe lo stesso impatto sui mercati che si sarebbe potuto registrare a maggio. Ecco dunque che l'Euro dovrebbe restare una valuta forte nel breve termine. Tuttavia il 2014 dovrebbe essere l'anno del dollaro. La revisione al rialzo della crescita del PIL americano nel terzo trimestre al 3,6% annualizzato e i dati sull'ISM manifacturing e sui payroll migliori del previsto hanno determinato un rialzo dei tassi e un calo delle borse mondiali. Tale reazione non fa che aumentare la probabilità che la FED avvii il tapering nel mese in corso (evento stimato nel nostro scenario). E' interessante notare che il contesto attuale è abbastanza differente rispetto a maggio quando i mercati registrarono una correzione significativa a seguito dell'annuncio di una possibile riduzione del QE, evento che poi non si è verificato. Innanzi tutto, la parte a breve termine della curva dei tassi americani non ha subito questa volta significativi spostamenti. I tassi americani a due anni sono, infatti, rimasti allo 0,3%, mentre nel mese di settembre avevano toccato il picco di 0,5%. Inoltre, a differenza di quest'estate, la forward guidance delle Fed e le aspettative di una politica monetaria dovish da parte della Yellen hanno ridotto le anticipazioni su un eventuale rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Americana rendendo la curva dei tassi americani più ripida. Di conseguenza, dato che la parte a breve della curva dei tassi dovrebbe mantenersi su livelli particolarmente bassi, nei prossimi mesi i tassi americani a 10 anni dovrebbe restare al 3%. In secondo luogo, questa volta l'Euro ha continuato ad apprezzarsi rispetto al dollaro mentre a maggio si era indebolito. La scorsa settimana i tassi sovrani tedeschi a 2 anni hanno, infatti, registrato un rialzo superiore rispetto a quelli americani, un evento riconducibile al fatto che il sentiment di mercato è convinto che Draghi non lancerà un QE in tempi brevi per contrastare il rischio di deflazione. Nonostante cio', non cambiamo la nostra view, non condivisa dal consensus, secondo cui il 2014 sarà l'anno del dollaro con il cambio EUR/USD che potrebbe arrivare a quota 1,20 entro la fine del 2014. Riteniamo che la forward guidance abbia dei limiti nel controllare le aspettative su un rialzo dei tassi da parte della Fed e il compito della Banca Centrale Americana sarà ancora più difficile l'anno prossimo, quando l'economia americana ripartirà e quando ci sarà un'ulteriore riduzione del QE. Inoltre, tenuto conto del persistente rischio di deflazione nell'Eurozona, i mercati potrebbero aspettarsi che la BCE lanci un QE verso la fine dell'anno. Va comunque detto che nel brevissimo termine non ci sono le condizioni per un deprezzamento dell'Euro rispetto al dollaro. Infine, il settore privato americano ha dato prova di grande resistenza davanti all'incertezza della situazione fiscale e allo shutdown. Nonostante il tasso di partecipazione sia ancora basso e la domanda privata ancora debole, l'economia americana molto probabilmente registrerà un'accelerazione nei prossimi mesi. Al riguardo va evidenziato che si osservano i già primi segnali di un incremento della produttività, trend che dovrebbe permettere alle società americane di far fronte all'aumento degli stipendi senza conseguenze sui margini. Alla luce di cio', l'economia americana sembra abbastanza forte da assorbire le conseguenze di un rialzo dei tassi. Tenuto conto del front end della curva dei tassi americani ancorato su bassi livelli, del livello dei tassi a lungo termine e del buon momentum del settore privato, credo che se la Fed dovesse annunciare l'avvio del tapering a dicembre le conseguenze non sarebbero così gravi come quelle che si sarebbero potute registrare la scorsa estate. Un'osservazione che potrebbe riguardare anche gli emergenti. Sebbene i tassi di cambio dei paesi emergenti siano ancora molto sensibili a un rialzo dei tassi americani, dato che i tassi americani a 10 anni si trovano vicini al 3%, le valute emergenti potrebbero beneficiare di una boccata d'ossigeno nel breve periodo. Inoltre, il recente deprezzamento delle valute dell'area ha migliorato il rapporto competitività/costo di questi paesi e il PMI manufacturing ha registrato un rialzo da giugno, anche in Brasile e in India cioè i due paesi che hanno sofferto maggiormente la crisi valutaria dell'estate.
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