S&P 500: dopo la corsa delle ultime settimane, cosa potrebbe portare a un´inversione di tendenza?

Inviato da Redazione il Lun, 04/02/2013 - 10:52
S&P 500: dopo la corsa delle ultime settimane, cosa potrebbe portare a un´inversione di tendenza? A poche settimane dalle elezioni italiane di fine febbraio, l´S&P 500 ha sfruttato il ritrovato ottimismo degli investitori mondiali in scia all´accordo del Governo Usa di fine 2012. Il paniere Usa si è così riportato in prossimità dei massimi di metà dicembre 2007. Partendo da questa constatazione, Andrew Pease, Global Head of Investment Strategy di Russell Investments, si interroga se i mercati non abbiano già corso a sufficienza. Per questo l´esperto invita alla cautela, specie considerando che nel breve periodo i mercati si muovono a seconda di cicli di ottimismo e pessimismo. Gli investitori, negli ultimi due anni, hanno cavalcato uno scenario di alternanza tra risk-on e risk-off in cui il principale errore è stato quello di comprare nei momenti di ottimismo e vendere nei momenti di pessimismo. E benchè non ci siano al momento chiari indicatori in merito al fatto che gli investitori inneschino decisi movimenti di vendita, vediamo segnali di attenzione dai quali emerge come i fondamentali di breve periodo siano correttamente prezzati negli attuali livelli del mercato azionario. Crediamo sia importante per gli investitori capire i fattori di possibile ottimismo, ma anche evidenziare i principali elementi di rischio che potrebbero portare a un´inversione di tendenza. Cosa ha fatto salire cosi tanto i mercati? • Gli Stati Uniti hanno evitato il "fiscal cliff" e c´è fiducia sul fatto che le imminenti scadenze sul tetto al debito pubblico e i relativi tagli alla spesa siano negoziati con successo. • Le notizie relative all´economia americana sono positive. Il mercato immobiliare sta continuando a migliorare e gli indicatori del mercato del lavoro, come ad esempio le richieste settimanali per i sussidi, stanno migliorando. • Ci sono state notizie migliori (o almeno meno peggiori del previsto) relative allo stato dell´Europa. I rendimenti obbligazionari sono tornati su livelli di sicurezza per la Spagna e per l´Italia e una crisi sistemica sembra essere meno probabile. • La Cina si sta riprendendo. L´indice manifatturiero PMI è ai livelli più alti da due anni e molti analisti ritengono che una modesta ripresa sia in corso. • La stagione delle trimestrali americane è stata leggermente migliore di quanto previsto. Cosa potrebbe portare a un´inversione di tendenza? • Il fallimento delle trattative per prevenire ingenti tagli automatici alla spesa pubblica negli Stati Uniti. Un accordo è stato raggiunto all´inizio dell´anno per attenuare gli aumenti automatici alla pressione fiscale e la scadenza sul tetto del debito pubblico è stata posticipata al 19 maggio. Il risultato chiave che ne emerge sono i 110 miliardi di dollari (0,7% del PIL americano) di tagli automatici alla spesa concordati al momento del dibattito sul tetto al debito pubblico nell´agosto del 2011. Questi saranno effettivi dal 1º marzo e benchè il recente accordo sulla tassazione abbia portato un miglioramento della pressione fiscale dell´1,5% di PIL, l´aggiunta del pacchetto completo di tagli automatici porterà la pressione fiscale di quest´anno al 2% del PIL. Un elemento, quindi, che potrebbe minare la fiducia nelle previsioni di crescita dell´economia americana. Anche se gli investitori si sono abituati ad accordi dell´ultimo minuto e sono consapevoli dei rischi di uno stallo, il dibattito sui tagli alla spesa può turbare i mercati e a portare a un´inversione delle aspettative sulla crescita americana. • Problemi rilevanti in Europa. Il successo delle manovre di Mario Draghi nel ridurre i rendimenti obbligazionari all´interno dell´Eurozona ha creato la percezione che la crisi sia ormai alle spalle. Ma questa view deve essere poi confermata nei prossimi mesi, poichè i dati economici stanno deludendo le attese e i tassi di disoccupazione ancora alti creano tensioni politiche e sociali. L´austerità fiscale sta continuando, la BCE non sembra intenzionata a sviluppare ulteriormente le misure di politica monetaria e l´euro forte sta mettendo in difficoltà la competitività nell´export. Benchè più positivi degli ultimi, i recenti dati economici mostrano una recessione ancora perdurante e le elezioni in Italia previste a fine febbraio riaccenderanno l´attenzione sui problemi chiave dell´Eurozona. • Gli utili hanno deluso. L´ultima stagione delle trimestrali è iniziata in maniera ottimistica, ma le previsioni per il 2013 sono piuttosto fosche. I margini di profitto delle società americane sono alti e gli indicatori futuri come la fiducia dei Ceo mostrano una crescita debole. Nel frattempo, il consenso degli operatori si attende per quest´anno una crescita degli utili per azione vicina al 10% per le società che appartengono all´indice S&P 500. Russell ritiene che una crescita generale dei profitti del 5% potrebbe già essere un buon risultato considerato che difficilmente il PIL nominale cresca più del 4%. • Ottimismo esagerato. L´indice di Citigroup "economic data surprise", che misura come i dati economici rispecchino le previsioni di consenso, ha virato in negativo segnalando come i dati ufficiali non coincidano che le previsioni più ottimistiche. L´Indice Vix è ai minimi degli ultimi cinque anni e mezzo, a un valore inferiore a 13. Gli investitori potrebbero focalizzarsi eccessivamente sui rischi di breve periodo e acquisire fiducia eccessiva rispetto all´outlook economico - una combinazione questa preoccupante. Avevamo stabilito il target di un S&P 500 a quota 1.500 punti a metà dicembre 2012, quando l´indice era a 1.425. Ci aspettavamo rendimenti a una cifra dai mercati azionari rispetto a uno scenario di profitti in moderata crescita e valutazioni corrette per il mercato azionario. Niente di ciò che è successo da quella data ha modificato il nostro outlook. Se si avesse una fase di mercato rialzista, le valutazioni azionarie tornerebbero sui livelli pre-crisi. L´indice S&P 500 è attualmente su un rapporto P/E di 14,5 rispetto a una media di 16,5 prima della crisi. Ritornare a questi livelli richiederebbe che negli Stati Uniti e in Europa si registrino tassi di crescita pre-crisi. E per avere ciò sarebbe necessario un piano credibile a lungo termine per mantenere la spesa pubblica americana in stato di salute, l´Europa dovrebbe raggiungere un´unione bancaria effettiva e mettere in atto un meccanismo di condivisione del debito tra i vari Paesi e porre termine all´austerità fiscale, così da iniziare a produrre crescita. Tutte queste cose sono possibili, ma nessuna di queste sembra probabile al momento. I mercati potranno tornare a correre se gli investitori iniziassero a spostare i loro investimenti dalla liquidità e dalle obbligazioni verso le azioni, specialmente chi ha perso il rally dello scorso anno e non ha intenzione di perdersi quello del 2013. Questo potrebbe portare i mercati lontano dai loro fondamentali e creare il rischio di una ritirata massiccia in un secondo momento. Tutto questo cosa comporta per gli investitori? Riteniamo che i mercati azionari siano correttamente valutati rispetto ai fondamentali e che molto del potenziale al rialzo sia stato già prezzato. I mercati si muovono secondo cicli e al momento vi sono sufficienti segnali che indicano come gli investitori stiano diventando eccessivamente ottimisti. In un´ottica di lungo termine, crediamo che le azioni sovraperformeranno le obbligazioni, ma al momento siamo cauti sul correre dietro l´attuale rally. Vogliamo evitare la trappola di comprare e vendere sull´onda del sentiment di mercato in un contesto di risk-on/risk-off.
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