Quasi l´80% degli investitori è in modalità Risk on

Inviato da Redazione il Lun, 21/01/2013 - 10:41
Quasi l´80% degli investitori è in modalità Risk on Di seguito pubblichiamo un sondaggio condotto da Axa Investment Managers e sviluppato da Eric Chaney, capo dalla ricerca della società di matrice frances. L´indagine è stata svolta dura durante una riunione con alcuni grandi investitori istituzionali tenutasi a Parigi e riguarda l´attuale propensione al rischio degli investitori. 1. Il rischio di spaccatura nell´Area Euro è ormai acqua passata? Si: 65,4% No: 30,9% (non risponde: 3,7%) Il 96% degli investitori interpellati ha mostrato di avere le idee chiare sulla questione, e questa è già un´informazione. I due terzi, la maggioranza, ritiene che il peggio sia ormai passato. Ok, potrebbe trattarsi di un orientamento di tipo euro-centrico ma, anche in questo caso, una minoranza significativa ancora dubita che l´Area Euro navighi in acque sicure. Poichè si tratta dell´opinione di investitori che operano nei Paesi core dell´Eurozona, l´affermazione riveste un certo rilievo. Nel complesso, condivido questa view relativamente equilibrata. Il rischio sistemico dell´Area, in parole povere, il rischio di una spaccatura, è considerevolmente diminuito grazie ai passi fatti verso una piena riforma della governance dell´unione monetaria, come ad esempio il lancio del fondo di salvataggio pari a 500 miliardi di euro (ESM), normative fiscali severe e credibili (il fiscal compact), i primi approcci per la creazione di un´unione monetaria e il dichiarato impegno della BCE. Tuttavia, il processo è ancora reversibile poichè la dimensione politica della riforma, cioè il tipo di unione politica che cementerà la nuova struttura dell´unione se ratificata dai popoli coinvolti, non è ancora stata affrontato. Per contro non ritengo che questa volta sarà impresa facile nascondere sotto il tappeto le divergenze fondamentali sulla dimensione politica dell´unione monetaria. Durante i primi nove anni dell´UEM, gli investitori sono stati accecati dalle normative collaterali della BCE, che non hanno fatto differenze di qualità tra i titoli sovrani, e dalla convinzione ampiamente diffusa che la clausola di non salvataggio del Trattato di Maastricht sarebbe stata revocata in tempo di crisi. Il default della Grecia ha posto fine a queste illusioni. 2. La Francia raggiungerà il suo obiettivo di deficit fiscale del 3%? Si: 5,5% No: 92,3% (non risponde: 2,2%) Le autorità francesi sono ancora impegnate a tagliare il disavanzo fiscale generale dal 4,5% del PIL nel 2012 al 3% a fine 2013. Tuttavia, la credibilità su questo obiettivo specifico è vicina allo zero, almeno tra gli investitori istituzionali. Ciò non implica che questo Governo non goda di credibilità dal punto di vista fiscale: molti investitori ritengono che l´epoca del credo di Theo Waigel, "Drei Komma Null" (tre-puntozero) dei primi anni ´90 sia finita e che sia invece cominciata l´era degli obiettivi di deficit corretti a seconda del ciclo. Sin da quando il budget francese è stato elaborato presupponendo una crescita del PIL dello 0,8%, un risultato significativamente inferiore, ad esempio una crescita dello 0%, provocherebbe "automaticamente" un deficit del 3,4% del PIL, sempre presupponendo che il Governo verifichi che i parametri di budget siano sotto controllo, come ad esempio le spese pubbliche. Molti investitori probabilmente ritengono che un disavanzo leggermente superiore al 3% (diciamo inferiore al 3,5%) a causa della stagnazione economica sarebbe ancora accettabile dal punto di vista del mercato. Lo sarebbe? A mio avviso, è interesse della Francia continuare a perseguire l´obiettivo iniziale. Prima di tutto, le autorità francesi hanno un track record molto scadente quando si tratta di obiettivi fiscali. Nel 2011, il disavanzo reale (-5,2% del PIL) è stato di 0,5pp inferiore alle proiezioni ma si è trattato dell´unica eccezione in 20 anni, non della regola. Poichè ci sono anni cattivi ma anche anni buoni, l´errore sulle previsioni di bilancio fiscale dovrebbe in media teoricamente essere vicino allo zero. Non è il caso della Francia, mentre la Germania vanta una serie storica decisamente migliore, registrando ad esempio un surplus nel 2012 mentre all´inizio il governo federale aveva previsto un disavanzo. Tornando alla Francia, attenersi all´obiettivo iniziale non solo contribuirebbe a ristabilire la credibilità fiscale e dunque ad alimentare la fiducia delle imprese, ma darebbe anche al Paese un maggior potere nelle negoziazioni per la nuova governance dell´euro. 3. I consumatori americani ricominceranno a spendere nel 2013? Si: 75,8% No: 15,4% (non risponde: 8,8%) Atto di fede o aspettativa ragionevole? Un po´ di entrambe probabilmente. A mio avviso, la variabile principale per il Settore dei consumi USA è il suo bilancio. Prima del picco massimo di indebitamento (2001-2007), il rapporto debito/reddito delle famiglie USA registrava un rialzo mediamente di 1,3pp per anno. Lo scostamento dal trend ha raggiunto 27 punti percentuali a fine 2007. Da allora, il rapporto è sceso in maniera quasi lineare. A settembre dell´anno scorso è sceso per la prima volta dal 2000 a un livello inferiore al trend. Con ogni probabilità, il rapporto del debito è ulteriormente calato da allora e continuerà a scendere, grazie alle condizioni di rifinanziamento del debito estremamente convenienti garantite dalla Fed. Si può discutere se si tratta di una condizione sufficiente a scatenare la ripresa dei consumi (una condizione necessaria). A tale proposito, il nostro osservatore negli USA, Mark Allan, è più cauto di quanto non lo sia io. Ma l´inizio di una ripresa nel corso del 2013 è una possibilità reale. 4. Siete in modalità risk-on o risk-off? Risk-on: 78,3% Risk-off: 8,4% (non risponde: 13,3%) Le risposte alle domande 1 e 3 hanno lasciato poco spazio ai dubbi circa l´umore di questo gruppo d´investitori. In ogni caso, sono stato positivamente sorpreso dalla schiacciante maggioranza - praticamente 4 su 5 - di voti favorevoli al rischio. Poichè questa è anche la posizione del team Research and Investment Strategy di AXA IM e, a quanto pare, quello della maggior parte dei broker, ho iniziato ad avere dei ripensamenti. Eppure, i contrarian non hanno sempre ragione: se l´avessero, non sarebbero in controtendenza, giusto? All´investitore-lettore, l´ultima parola.
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