Prepararsi a una fase di deflazione nella zona euro

Inviato da Redazione il Mar, 03/12/2013 - 09:45
Prepararsi a una fase di deflazione nella zona euro Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Pierre Olivier Beffy chief economist di Exane BNP Paribas. Secondo lo strategist gli investitori dovranno prendere le decisioni adatte a investire in un periodo di bassa inflazione nel Vecchio continente.(/i) L'inflazione dell'Eurozona è leggermente aumentata su base annua da 0,7% ad ottobre a 0,9% a novembre. In proiezione, l'inflazione dovrebbe restare al di sotto della soglia dell'1% nei prossimi trimestri. Di conseguenza, aumenterà il dibattito tra gli investitori sulle misure politiche e sulle implicazioni per il mercato di un potenziale rischio di deflazione nell'Eurozona. Per essere chiari, un livello molto basso di inflazione (se non addirittura una deflazione), è l'indesiderabile conseguenza delle scelte politiche effettuate nell'Eurozona per riequilibrare la crescita all'interno dei vari stati membri. Detta ancora più semplicemente, la compressione degli stipendi nei paesi periferici è stata considerata una misura necessaria per ripristinare la competitività e la crescita in Europa, considerato il livello molto contenuto dell'inflazione in Germania. Dal punto di vista della politica monetaria, la BCE è stata meno accomodante delle altre banche centrali, provocando un apprezzamento dell'Euro. Associato ad altri fattori strutturali che stanno esercitando pressioni al ribasso sui prezzi, altre variabili esogene stanno contribuendo a mantenere l'inflazione bassa e a far apparire sempre più sullo sfondo lo spettro della deflazione nell'Eurozona. Come esempi possiamo citare la debole crescita globale, la stagnazione del prezzo del petrolio, la svalutazione di alcune valute emergenti e il calo dei prezzi delle esportazioni in Cina. In un contesto di tal tipo appare naturale chiedersi se la debole inflazione o la deflazione rappresentino una buona notizia per la zona Euro. Come indicato precedentemente c'è, infatti, chi ritiene che un periodo di deflazione sia un necessario effetto collaterale delle riforme strutturali indispensabili in Europa. Tale fase permetterebbe di migliorare la competitività dei costi e contribuirebbe positivamente alle prospettive di crescita. Sono, tuttavia, abbastanza scettico sul fatto che la deflazione sia la soluzione migliore. Inoltre, l'attuazione di riforme strutturali in un contesto di deflazione risulta più complicata, se non addirittura pericolosa dal punto di vista della stabilità politica e sociale. Infatti qualora tali riforme siano lanciate in un contesto economico difficile, possono determinare un aumento della disoccupazione e compromettere la crescita potenziale di lungo termine. In più, promuovere una strategia di produzione a basso costo potrebbe essere un disastro se, come me, ritenete che l'automazione sia il trend del futuro. Infine, la deflazione esaspererebbe i problemi fiscali dei paesi periferici, poichè determinerebbe un aumento dei tassi in termini reali con gravi effetti sulla sostenibilità del debito sia a livello pubblico sia a livello privato. A prescindere dal fatto che la deflazione si manifesti o meno, il mercato potrebbe, almeno temporaneamente, trattare la deflazione nell'Eurozona come un tema chiave nei prossimi 12 mesi. In ogni caso, dal momento che la deflazione non rappresenta un evento che interesserà l'Eurozona nel suo complesso, la Francia e la Germania potrebbero emergere come vincitori relativi mentre Italia e Spagna rappresenterebbero i relative losers. Tale situazione è riconducibile al fatto che, dato che gli stipendi sono relativamente dinamici, la deflazione importata sta supportandole le spese di consumo in Francia e Germania mentre nei periferici tale evento non gioca un ruolo chiave. Inoltre, tenuto conto del fatto che i tassi reali, si attestano su livelli bassi in Francia e in Germania, il costo del capitale in tali paesi è debole. Una situazione inversa rispetto a quella che si sta registrando nei paesi periferici dove la deflazione sta intensificando la pressione sui tassi sovrani, portando sia i tassi reali sia il costo del capitale a livelli particolarmente elevati. Di conseguenza, nei paesi periferici la deflazione sta portando ad una curva dei tassi sempre più ripida. In un contesto di tal tipo le strategie di carry trade sulla curva dei tassi dovrebbero portare a dei buoni risultati cosi' la "ricerca di rendimento" da parte degli operatori rende le obbligazioni investment-grade particolarmente interessanti Anche a livello corporate la deflazione porterà a vincitori e perdenti relativi. Secondo i nostri analisti che seguono il settore bancario, le società finanziarie, a causa del peggioramento delle condizioni e dei volumi dei prestiti, dovrebbero sotto-performare mentre le aziende con elevato pricing power e volumi consistenti probabilmente beneficeranno della situazione in atto. Inoltre, in questo contesto di timori deflazionisti, è molto probabile che gli investitori non prendano in considerazione imprese con un'elevata leva finanziaria, dato che il valore del loro debito è destinato a crescere in termini reali. In conclusione, riteniamo che l'Europa dovrebbe registrare un periodo caratterizzato da un livello basso di inflazione. Crediamo, inoltre, che le uniche misure in grado di cambiare questa situazione siano una forte crescita degli stipendi in Germania e/o un'espansione del bilancio della BCE tramite un consistente programma di acquisto di asset. Tuttavia entrambe le misure proposte difficilmente saranno attuate in tempo per contrastare l'andamento dell'inflazione nel 2014. Pertanto, gli investitori dovrebbero iniziare ad interessarsi alle strategie d'investimento in un contesto con bassa inflazione, o deflazione, dato che i mercati potrebbero essere intimoriti dal rischio di deflazione nel 2014.
COMMENTA LA NOTIZIA