Paesi emergenti: qui servono riforme!

Inviato da Redazione il Mar, 01/10/2013 - 10:46
Paesi emergenti: qui servono riforme! Di seguito pubblichiamo un commento di Maarten-Jan Bakkum, Senior emerging markets strategist di ING Investment Management. Secondo l´esperto per la prima volta dopo tanti anni è giunto il momento di domandarsi se dopo la recente correzione i mercati emergenti non abbiano toccato i minimi. Il differenziale di crescita rispetto ai mercati sviluppati è infatti sceso a soli 3 punti percentuali, lo stesso livello considerato normale prima del 2002. In un contesto che vede in molti paesi in via di sviluppo un clima finanziario peggiorato, al punto tale che gli investimenti privati sono praticamente fermi, a detta di Maarten-Jan Bakkum l´unica soluzione per ridare spinta ai mercati in via di sviluppo è l´applicazione delle riforme. Fino al 2002, le banche centrali in Europa e negli Stati Uniti avevano messo in atto politiche alquanto tradizionali. Ai tempi non esistevano misure quali tassi di interesse bassissimi e politiche monetarie espansive, concetti divenuti invece molto familiari durante gli ultimi dieci anni. In aggiunta, la Cina non faceva ancora parte della World Trade Association (WTO), come del resto non rappresentava ancora l´attuale straordinario motore di crescita del mondo emergente, specialmente riguardo ai paesi produttori di commodity. In questo momento storico, con gli Usa che dovrebbero normalizzare la propria politica monetaria e la Cina chiaramente destinata a una crescita più lenta, appare sensato confrontare l´attuale mondo emergente con quello precedente al 2002. La domanda è quindi se i paesi in via di sviluppo possano riprendersi senza gli ingenti flussi di capitale in arrivo dai mercati sviluppati e senza la crescita a due cifre dell´importazione cinese. E il settore privato è sufficientemente dinamico da mantenere investimenti e consumi a livelli stabilmente alti? E ancora, le economie sono in equilibrio tale da mantenere bassi i tassi di interesse e stabili i tassi di cambio? Nel periodo compreso tra il 2002 e il 2010, ovvero gli anni d´oro, il differenziale del tasso di crescita tra mercati emergenti e sviluppati era aumentato non meno di 7 punti percentuali e il ritorno in borsa dei paesi in via di sviluppo era quattro volte maggiore rispetto a Stati Uniti ed Europa. La ragione va ricercata nella decisa spinta ricevuta dai mercati emergenti a partire dal 2002, cioè in seguito alle riforme implementate durante e dopo le crisi della seconda metà degli anni ´90: livelli di crescita in aumento grazie all´eliminazione degli squilibri, tassi d´interesse ai minimi, produttività e competitività in continuo sviluppo. Questi concreti miglioramenti non furono però duraturi: i paesi in via di sviluppo si abituarono a massicci flussi di capitali stranieri, così come al costante aumento di domanda dalla Cina, mentre inflazione e tassi di interesse registravano un ulteriore calo dovuto al rafforzamento delle valute. Le riforme non erano più la risposta e dopo il 2005 la politica economica iniziò a dare segni di peggioramento: il trend di liberalizzazione economica si interruppe, le riforme furono posticipate, il coinvolgimento dei governi aumentò, i deficit di bilancio tornarono a crescere e la bilancia dei pagamenti di molti stati si incrinò rapidamente. A oggi, in molti paesi in via di sviluppo il clima finanziario è peggiorato al punto tale che gli investimenti privati sono praticamente fermi, con una conseguente maggiore rigidità nel mercato del lavoro e la nascita di nuovi monopoli. Ulteriore risvolto è l´incremento del coinvolgimento dei governi, con deficit di budget strutturali e inflazione dovuti ai sussidi nel settore energetico e alimentare. La somma di questi fattori è una crescita sostanzialmente più lenta e una costante pressione sui mercati emergenti. L´unica soluzione per ridare spinta ai mercati in via di sviluppo è l´applicazione delle riforme, ma per questo è necessaria una forte pressione, soprattutto nei paesi dove per il prossimo anno sono previste elezioni. Anche la recente instabilità dei mercati potrebbe essere decisiva, ma per il momento le riforme sono lontane. Per risvegliare le autorità dal loro torpore sarebbe necessaria una forza ancora maggiore, con deflussi di capitale, tassi d´interesse più alti e valute più deboli, ma fino ad allora è prematuro parlare di mercato sui minimi.
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