Le dinamiche del ciclo economico 2013 sono simili al 2012, le basi strutturali no

Inviato da Redazione il Gio, 09/05/2013 - 11:36
Le dinamiche del ciclo economico 2013 sono simili al 2012, le basi strutturali no Di seguito pubblichiamo il report settimanale sull'attuale situazione macro-economica elaborato da Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas. Per l´esperto l´economia mondiale rimarrà debole fino all´autunno per poi risollevarsi nell´ultima parte del 2013. Si tratta di un andamento simile a quanto registrato nel 2012, tuttavia vi sono molte differenze. Tra queste due appaiono come le maggiori: da un lato va registrato come rispetto al 2012, quest'anno i prezzi delle materie prime sono rimasti moderati; dall´altro lato il rallentamento della crescita mondiale è avvenuto in un contesto di liquidità sempre più abbondante. Nonostante il minor impatto della liquidità sulla crescita, una maggiore liquidità presente a livello mondiale dovrebbe tuttavia ridurre ugualmente il rallentamento nel breve termine. Nell'update al nostro scenario macro-economico globale, pubblicato la scorsa settimana, spieghiamo perchè, secondo noi, l'economia mondiale registrerà un periodo di debolezza fino all'autunno e successivamente un leggero miglioramento fino a fine 2013. Sebbene, come molti potrebbero obiettare, si tratti della stessa dinamica dello scorso anno, la situazione è attualmente molto differente. A maggio dello scorso anno, quando abbiamo, congiuntamente ai nostri strategist, assunto una posizione positiva sul contesto macro e borsistico, l'economia mondiale aveva già registrato un rallentamento significativo e la crescita era stata influenzata dal rialzo del prezzo delle materie prime. E nel contempo, le banche mondiali non avevano fornito liquidità all'economia mondiale. Ci trovavamo alla fine del secondo mini-ciclo e le autorità (banche centrali in primis) non avevano altra scelta che iniettare maggiore liquidità per sostenere la crescita. Scelta alla fine implementata e che ha reso possibile l'avvio del terzo mini-ciclo a settembre. Rispetto al 2012, quest'anno i prezzi delle materie prime sono rimaste moderati. Ciò evidenzia una minore efficacia della liquidità mondiale per sostenere la crescita. Se l'anno scorso i prezzi delle materie prime hanno rappresentato un ostacolo alla crescita, il calo del petrolio è, in particolare, un fattore di supporto quest'anno. Tenuto conto delle nostre attese relative ad una bassa domanda dei paesi emergenti e alla debole crescita mondiale, riteniamo che il prezzo delle materie prime dovrebbe restare moderato nei prossimi mesi. Appare, dunque, difficile che le materie prime possano accentuare il rallentamento dell'attività economica come è avvenuto nel 2012. In virtù di ciò, il rallentamento dovrebbe essere meno pronunciato nel 2013. La seconda differenza rispetto allo scorso anno è che il rallentamento della crescita mondiale è avvenuto in un contesto di liquidità sempre più abbondante. In particolare, l'adozione da parte della BoJ di un QE di tipo americano dovrebbe essere più che sufficiente per far fronte ad un calo potenziale di acquisti di obbligazioni da parte della FED verso fine anno (una scelta ancora incerta tenuto conto dell'ultima dichiarazione dovish dell'FOMC). Le condizioni finanziarie mondiali sono, dunque, più espansioniste quest'anno. L'attuale rallentamento della crescita non è, dunque, causato nè dal rialzo delle materie prime nè dall'assenza di liquidità. Il decoupling tra crescita mondiale e liquidità indica che l'impatto positivo della liquidità sulla crescita mondiale continua a diminuire. D'altronde la liquidità non è una soluzione miracolosa per far fronte alle sfide economiche di medio termine. Ad esempio la recente crescita della locomotiva americana sembra sia stata sostenuta da un crescente indebitamento del settore non finanziario, leverage che era già elevato. Si tratta di un trend non sostenibile e l'impatto sull'economia del Nuovo Continente di una politica di bilancio rigorosa appare ancora incerto. Nei paesi emergenti, la liquidità nutre i rischi di una bolla creditizia e/ o di pressioni inflazionistiche. Ciò induce alcuni paesi, come la Cina, ad accettare un ritmo di crescita più moderato per controllare la crescita dell'indebitamento, soprattutto nello shadow banking, e il mercato immobiliare. Nonostante il minor impatto della liquidità sulla crescita, una maggiore liquidità presente a livello mondiale dovrebbe ugualmente ridurre il rallentamento nel breve termine. Tuttavia, qualora il dinamismo della crescita, soprattutto negli USA, rallenti, nei prossimi mesi, più di quanto stimato dal consensus, la fiducia dei mercati, anche in un contesto di elevata liquidità, potrebbe risentirne. In Europa la storia è leggermente differente dato che il Vecchio Continente è valutato in funzione delle scelte di politica pubblica piuttosto che sulle performance di crescita. E come abbiamo già avuto modo di annunciare, riteniamo che la BCE sia pronta a considerare nuove misure monetarie, misure che dovrebbero essere coordinate con l'aspetto fiscale. Al riguardo, il momento chiave dovrebbe essere a giugno in occasione del Vertice Europeo ma prima delle elezioni tedesche qualunque azione sarà di size limitata. La possibilità di un QE potrebbe essere discussa verso fine anno quando l'inflazione continuerà a diminuire.
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