L´Africa è pronta a correre, l´Italia rischia di perdere un´opportunità

Inviato da Redazione il Mar, 13/05/2014 - 10:31
L´Africa è pronta a correre, l´Italia rischia di perdere un´opportunità "Superiamo la visione dell´Africa come Continente diviso tra Paesi del nord e Africa sub-sahariana" è l´invito e la provocazione lanciata da Mohammed Kamel Amr, ministro degli Affari esteri egiziani fino al 2013, ospite della sesta edizione del Forum Advantage Financial. Una discussione sull´unico dei cinque continenti che deve ancora trovare una via allo sviluppo e all´industrializzazione, possibilmente sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Sul palco del convegno, presieduto da Francesco Confuorti, si sono alternati tre panel di esperti. Tra gli ospiti Lorenzo Bini Smaghi professore all´Università di Harvard, Mouhamadou Niang dell´African Development Bank, Peter Mwangi della Borsa di Nairobi, Domenico Fanizza del Fondo monetario internazionale e Julius Kipngetich di Equity bank Kenia. Tutti concordi nell´evidenziare le potenzialità del Continente nero, l´area con la maggiore crescita economica nel decennio 2010-2020, con una popolazione di oltre 300 milioni di abitanti e un elevata presenza di giovani. Sono già tante le grandi multinazionali che hanno delocalizzato parte delle loro produzioni in Africa, in particolare nei Paesi che rappresentano gli avamposti più sviluppati e occidentalizzati come il Kenya e in generale l´Africa orientale. "Microsoft, Google, Ibm, Tata, Honda, Toyota, H&M hanno trovato ampia disponibilità di manodopera a basso costo, un terzo di quella cinese" ha sottolineato Mouhamadou Niang dell´African development bank. "L´Africa orientale conta oltre trecento milioni di abitanti e il 60% di questa popolazione ha meno di ventuno anni, parla un inglese fluente e ha un livello di educazione medio-alto". Ciò si traduce, secondo Niang, in una forte pressione sui governi perchè attuino politiche di sviluppo in grado di sostenere la crescita dell´area e che siano sostenibili, anche da punto di vista ambientale. Molti governi nell´area sembrerebbero aver imboccato proprio questa strada. Julius Kipngetich di Equity bank Kenya porta l´esempio della stabilità del proprio Paese: "L´impegno del governo nel controllo del bilancio ha evitato che il Paese subisse conseguenze dalla crisi finanziaria che ancora oggi fa sentire i suoi effetti in Europa. La crescita, inoltre, non è più guidata solo dall´esportazione di materie prime ma dallo sviluppo di un´industria locale. Le conseguenze sono il miglioramento delle condizioni di vita e la nascita di una domanda interna. La crescita non dipende più solo dall´andamento delle materie prime". "Sebbene il tasso di crescita dell´Africa si attesti al 5% annuo e non sia rapido come quello dei Paesi asiatici nel momento di loro maggiore sviluppo - sottolinea Domenico Fanizza del Fondo monetario internazionale - i capitali stranieri continuano ad affluire nel Paese". Denaro che non arriva più solo sotto forma di aiuti alle popolazioni in difficoltà ma piuttosto di investimenti produttivi. E l´Italia in tutto questo che ruolo ha? Marginale, in particolar modo se si considerano i legami che l´Italia ha avuto in passato con il Continente e la sua vicinanza con la sponda Nord. Efisio Luigi Marras, del Ministero degli Affari esteri, ha sottolineato il crescente interesse degli imprenditori italiani ma la mancanza di un coordinamento informativo e di sostegno a livello di governo. Una mancanza a cui si sta cercando di porre rimedio con l´avvio dell´iniziativa Italia-Africa che si propone di dar vita a iniziative in Africa, di tipo economico e no, per sviluppare in loco opportunità di crescita e stabilità. Anche perchè al Continente manca una rete infrastrutturale in grado di unire tanti Paesi che, finora, non possono essere che trattati come singoli mercati frammentati. Infrastrutture, ma anche sviluppo dell'agricoltura la cui produttività rimane ancora oggi a livello di terzo mondo, sviluppo delle energie rinnovabili e manifatturiero. Industrie nelle quali l'Italia eccelle e delle quali l'Africa ha bisogno.
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