Kuroda: il nuovo Bernanke

Inviato da Redazione il Mer, 10/04/2013 - 10:41
Kuroda: il nuovo Bernanke Di seguito pubblichiamo il commento di mercato settimanale elaborato dagli esperti di JW Partners, società indipendente specializzata in currency advisory a investitori istituzionali. Il team di ricerca questa settimana ha preso in esame le prospettive per i mercati azionari nipponici e per lo yen dopo il via ufficiale al Quantitative (e Qualitative) Easing voluto dal duo Abe-Kuroda. Per gli analisti di JW Partners, il messaggio lanciato agli investitori istituzionali domestici è forte e chiaro: rendimenti reali positivi atti a salvare il capitale dall´erosione del potere d´acquisto dato dall´inflazione andranno cercati o sul mercato azionario domestico o negli asset stranieri, non nei titoli di Stato di Tokyo. Le aspettative per Kuroda, al suo primo meeting come governatore della BoJ, erano ormai molto alte. Alla prova dei fatti il lancio ufficiale del suo QEE (Quantitative e Qualitative Easing, come è stato già ribattezzato) è riuscito a sorprendere anche i più ottimisti sulla salita Nikkei o sull´indebolimento dello yen. La sorpresa non è arrivata tanto dagli strumenti e misure impiegate - che, come previsto, sono stati principalmente la fusione dei due programmi esistenti di acquisto titoli (Rinban e APP) con abolizione del limite delle banconote in circolazione e anticipo dei maggiori acquisti finora previsti solo per il 2014 - ma dalla potenza di fuoco utilizzata. Gli acquisti di titoli verranno effettuati ad un ritmo praticamente doppio, se rapportati al GDP, rispetto all´attuale massiccio QE-infinity lanciato nella seconda metà del 2012 da Bernanke con una quantità annua superiore al 20% del GDP. Inoltre il programma prevede acquisti significativi anche sulla parte lunghissima della curva, fino a 40 anni, destinati a più che raddoppiare la duration media portandola a 7 anni. Il messaggio agli istituzionali domestici è forte e chiaro: i tassi reali sui JGB sono destinati a scendere, se volete rendimento dovrete cercarlo altrove, sull´azionario domestico e/o su asset stranieri. Che il pompaggio degli asset finanziari riesca a produrre in tempi brevi l´ambito target del 2% di inflazione nell´economia reale sarà tutto da vedere. Certamente la determinazione di Abe-Kuroda è indiscutibile e il beneficio del dubbio va concesso, per la prima volta in tanti anni di deflazione nipponica, almeno dai tempi di Koizumi. Molto dipenderà dagli altri due pilastri, oltre a quello monetario, dell´Abeconomics: gli stimoli fiscali e le riforme strutturali. Alcuni segnali - misure specifiche atte a stimolare gli investimenti fissi aziendali e la volontà di partecipazione al patto trans-pacifico (TPP) sono i due esempi più evidenti - sono promettenti ma la strada è lunga. La doccia fredda del dato sull´occupazione americana di venerdì ha messo in dubbio tanti bei discorsi sulla capacità dell´economia a stelle e strisce di distinguersi come la più (l´unica) vivace tra quelle dei paesi sviluppati: non è un dato isolato purtroppo e arriva dopo altrettanto deludenti indici ISM. Qualche impatto della stretta fiscale (fiscal cliff e sequester) sembra si inizi a sentire. Certamente le vendite al dettaglio di venerdì saranno seguite con trepidazione. L´impatto al momento si avverte soprattutto sugli asset americani (dollaro e, in misura più limitata, borsa). I ´risky assets´ globali escono in realtà rinfrancati dall´allontanamento di qualsiasi ipotesi di riduzione dell´abbondante liquidità immessa dalla Fed. Anzi a questa il mercato vede aggiungersi una liquidità ancora più avida e abbondante che si sta mettendo al lavoro in Giappone. Mercati emergenti, bond periferici e affini per ora festeggiano.
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