Italia: debito/Pil al 200% in 15 anni in assenza di crescita

Inviato da Redazione il Mar, 04/11/2014 - 11:50
Il debito pubblico italiano ha toccato il 133% del Pil nel secondo trimestre dell´anno. Un nuovo record, con una crescita del 3,1% rispetto alla rilevazione precedente. E´ ben poco esaltante fare i conti con la mole di debiti del Belpaese senza neanche avere alle spalle il sostegno di un´economia brillante. Secondo le ultime stime della Commissione europea anche per il 2015 l´Italia è destinata a una crescita misera, dopo un 2014 recessivo. In particolare il prossimo anno il Belpaese crescerà dello 0,6% contro le precedenti stime a +1,2%. Quest´anno la contrazione sarà dello 0,4% contro il +0,6% delle previsioni primaverili. A fare i conti con l´ampiezza del rapporto debito/Pil italiano ci hanno provato gli analisti di Ethenea Independent investors. "Finora soltanto la credibilità della Bce ha evitato il riacuirsi della crisi del debito europeo ed è un bene non accettare la situazione attuale come se fosse naturale" è il consiglio lanciato da Arnoldo Valsangiacomo, gestore di portafoglio degli Ethna Funds. "Abbiamo elaborato una semplice proiezione del debito pubblico sul Pil ai dati attuali. Si tratta forse di una semplificazione eccessiva ma fornisce indicazioni importanti perchè, se includiamo nel calcolo gli oneri per interessi, emerge un quadro tutt´altro che in equilibrio". Ed eccolo il quadro: "Dalle proiezioni relative alla Germania, agli Stati Uniti e alla Svizzera emerge una situazione tranquillizzante - spiega Valsangiacomo -. La Germania, per esempio, potrebbe raggiungere la soglia del 60% prevista dai parametri di Maastricht fra 23 anni, alle condizioni attuali, e anche prima se la Banca centrale europea riuscirà nell´intento di far aumentare l´inflazione mantenendo bassi tassi d´interesse nominali. Discorso analogo vale per Stati Uniti e Svizzera. Lo scenario si complica per i Paesi dell´Europa meridionale: a parte la Spagna che, con una crescita leggermente più sostenuta e tassi reali lievemente inferiori sull´attuale livello della Germania potrebbe raggiungere il 60% in 40 anni". Periodi di tempo lunghi che diventano infiniti per l´Italia: "Al contrario Italia e Portogallo, mantenendo i parametri attuali, si ritroverebbero in meno di 15 anni con un debito superiore al 200% del Pil, mentre la Grecia ci arriverebbe già tra tre anni". Che fare dunque? "In queste condizioni - conclude Valsangiacomo - i paesi più esposti dovrebbero fare il possibile per realizzare riforme strutturali, benchè impopolari, con le proprie forze, poichè la perdita della fiducia dei mercati è una minaccia reale e, se dovesse verificarsi, sarebbero inevitabili conversioni del debito sotto forma di fallimento statale con conseguenti perdite patrimoniali per i cittadini".
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