Investitori: attenzione allo spartiacque atlantico

Inviato da Redazione il Mer, 06/03/2013 - 11:06
Investitori: attenzione allo spartiacque atlantico Di seguito pubblichiamo il commento mensile ai mercatio di Christophe Bernard, Chief Strategist del gruppo Vontobel. Nella sua analisi l´esperto evidenzia come il divario, in termini di prospettive di rilancio economico, tra Stati Uniti ed Europa si stia ampliando sempre di più. Tra le differenze tra i due blocchi vi è indubbiamente lo stato di salute del comparto bancario: quello statunitense si è completamente ripreso dalla crisi del 2008-2009, quello europeo invece vede numerosi istituti di credito ancora alle prese con maggiori perdite creditizie dovute alla debolezza economica. Il divario tra le due sponde dell´Atlantico sembra ampliarsi sempre più. Mentre la crisi finanziaria ha colpito gli Stati Uniti e l´Europa in egual misura, le prospettive di rilancio economico delle due regioni denotano notevoli differenze. Si consiglia quindi agli investitori di prestare attenzione allo "spartiacque atlantico" nel posizionare i loro portafogli. Gli Stati Uniti e l´Europa hanno molto in comune, per esempio sistemi politici ed economici analoghi. Uno sguardo più attento evidenzia tuttavia alcune differenze significative. Esaminiamo innanzitutto le similarità: la ripresa economica è anemica in entrambe le sponde dell´Atlantico, con una crescita nominale del PIL che fatica a recuperare il terreno perduto durante la "grande recessione" del 2008/2009. La disoccupazione è ferma su livelli superiori a quelli del periodo ante-crisi. Inoltre, entrambe le autorità monetarie hanno adottato misure straordinarie per assicurare la stabilità del sistema finanziario. Un altro punto in comune è la mancanza di consenso su come affrontare le ricadute della crisi - con tagli delle spese, aumenti delle imposte o riforme strutturali. Il dibattito politico si fa sempre più acceso sia negli USA sia in Europa, mentre sotto la superficie della sacrosanta alleanza franco-tedesca si delineano delle incrinature. Le banche statunitensi fuori dai guai Passiamo ora alle differenze. Il sistema bancario statunitense si è completamente ripreso e denota oggi un tasso di indebitamento molto più basso che in Europa. Numerose banche europee devono invece fare i conti con maggiori perdite creditizie dovute alla debolezza economica e alle avverse tendenze sui mercati immobiliari soprattutto in Spagna, nei Paesi Bassi e in Francia. In sintesi, le banche americane sono di nuovo in grado di concedere prestiti - a differenza delle loro controparti europee. Inoltre la competitività dell´economia statunitense è favorita da prezzi energetici decisamente più bassi, da un´elevata produttività del lavoro e un ambiente fiscale stabile, mentre in alcuni paesi europei, la Francia in primis, il carico fiscale per le imprese si sta facendo sempre più pesante. Con l´aumentare dell´attrattiva degli USA e il rialzo dei salari nei paesi emergenti, la tendenza a spostare posti di lavoro nelle nazioni in via di sviluppo ha conosciuto una battuta d´arresto. Anzi, alcune società multinazionali come Caterpillar e General Electric stanno ritrasferendo posti di lavoro industriali negli Stati Uniti. Quanto alla politica monetaria, la Federal Reserve (Fed) è proattiva e pronta ad affrontare i problemi economici con il suo doppio mandato di lotta all´inflazione e sostegno della crescita economica. La Banca centrale europea (BCE), invece, è reattiva e disposta a superare la sua inveterata ortodossia solo quando è in gioco la sopravvivenza della moneta unica. Conseguenza: il dollaro finirà per apprezzarsi Mentre gran parte dei paesi europei rimane nella morsa della recessione - uno sviluppo confermato anche dai foschi dati di febbraio dell´indice dei direttori agli acquisti, soprattutto in Francia - gli Stati Uniti si stanno incamminando verso una crescita economica autosostenuta, un traguardo che potranno raggiungere nei prossimi sei-dodici mesi. La Fed sarà la prima grande banca centrale ad abbandonare una politica monetaria accomodante, anche se un´eventuale manovra restrittiva sarà graduale e comunque non è ancora in programma. A favore di un rafforzamento del dollaro parla anche il miglioramento strutturale della bilancia delle partite correnti statunitense, da attribuire in parte al crescente ricorso alla produzione interna di petrolio e gas estratto dalle rocce scistose. Quando avverrà la svolta rimane per il momento un´incognita, tanto più che la Fed è attualmente più accomodante della BCE. Ciò nonostante, la probabilità di un apprezzamento del dollaro aumenterà se l´economia europea non riuscirà a decollare e/o se riaffioreranno rischi politici. L´esito delle elezioni politiche in Italia può essere un presagio della crescente opposizione al mantra dell´austerity. Gli investitori possono perdere la fiducia Nel mese di febbraio, i mercati finanziari sono rimasti sostanzialmente stabili, complici i buoni utili societari soprattutto negli USA e in Svizzera. L´afflusso di capitali sui mercati azionari è proseguito senza sosta. Pur continuando a prevedere nel 2013 e oltre una sovraperformance delle azioni rispetto al debito sovrano e ai bond societari high-grade, ci aspettiamo un consolidamento sul breve termine. La crescita economica del secondo trimestre 2013 potrebbe rivelarsi deludente a causa delle trattenute fiscali e dei tagli automatici della spesa previsti negli USA il 1º marzo. Anche l´aumento dei prezzi del petrolio potrebbe frenare i consumi. A nostro parere, gli investitori sono troppo ottimisti sulle prospettive economiche dell´area euro, prendendo il "Draghi put" - la promessa fatta nel 2012 dal Presidente della BCE di sostenere l´euro - come giustificazione del loro atteggiamento positivo nei confronti dei mercati obbligazionari dei paesi "periferici" della zona euro. L´incertezza creatasi dopo le elezioni politiche in Italia, il crescente scontento sociale contro l´austerità in Spagna e in Portogallo, per non dimenticare la situazione critica in Francia, spingeranno gli investitori a considerare con occhio più critico gli scenari di breve periodo. Ciò potrà creare ovviamente anche delle opportunità. Sul medio termine ci aspettiamo prospettive di investimento favorevoli, pur sapendo che i mercati finanziari non seguono mai una linea retta. Per tutti questi motivi manteniamo una considerevole quota di liquidità. Consideriamo tuttora opportuno tutelarci da flessioni di breve periodo attraverso un´opzione put lunga.
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