Il dato sul mercato del lavoro Usa di marzo è il segnale atteso dai venditori

Inviato da Redazione il Lun, 08/04/2013 - 10:58
Il dato sul mercato del lavoro Usa di marzo è il segnale atteso dai venditori Di seguito pubblichiamo un´analisi elaborata dal team di ricerca di AFX Capital Markets. Gli esperti del broker prendono in esame le prospettive del mercato azionario giapponese, e specularmente di quelle dello yen in scia ai piani di allentamento quantitativo annunciati dalla BoJ, e quelle dell´euro. Secondo AFX Capital, le prospettive per la moneta unica del Vecchio Continente sono più complesse. A spingere in questa direzione il rischio che nella seconda parte dell´anno non si concretizzi la crescita finora preventivata dalla Bce. Sul fronte americano , gli esperti ritengono invece che gli indici azionari viaggiassero su valori ingiustificati se messi a confronto con l´economia reale. A loro avviso il mercato stava attendendo il segnale per iniziare una correzione, segnale generato con il report sul mercato del lavoro statunitense relativo al mese di marzo e pubblicato venerdì scorso. Lato Giappone: la Borsa di Tokyo continua a spingere, segnando nuovi massimi dall´agosto 2008, sostenuta ancora dalle positive indicazioni arrivate dal Superindice di febbraio, ma perlopiù sospinta delle misure espansive ben oltre le attese annunciate ieri dalla Banca centrale del Giappone. La BoJ ha intenzione di acquistare 80 miliardi di dollari di asset al mese (la FED al momento ha un programma di acquisto per 40 miliardi, ma con un PIL che è il triplo) per un massimo di circa 800 miliardi di dollari all'anno fino a che l'inflazione non avrà raggiunto il 2%. Lo yen ha segnato pesanti ribassi dopo questi annunci, scivolando sui minimi da tre anni e mezzo sul dollaro fino a sfiorare i 97 yen, dai 93 cui si attestava in precedenza. Discorso speculare contro euro, con il cambio passato in poche ore da area 119 figura sino a sfiorare soglia 125,60. Il trend dovrebbe proseguire nel medio termine: parallelamente, ad ogni QE annunciato dalla FED è seguita una svalutazione del dollaro, mentre l'indice di riferimento azionario è sempre salito nel relativo periodo di implementazione. Il Nikkei quota ora circa 13000 punti, mentre il cambio è vicino come dicevano a 97: nel 2007, sui massimi, quei valori erano rispettivamente 18000 punti e 120 yen circa: la strada è lunga, ma la direzione sembra esser ormai stata definitivamente imboccata. Discorso diverso e più complesso quello dell´euro: per la Bce la ripresa dell'Eurozona è a rischio nel 2013 e la Banca centrale «è pronta ad agire», con il presidente Draghi che apre a un taglio dei tassi (per ora fermi a 0,75%) e lancia un nuovo monito ai governi sulle riforme, confermando che la politica monetaria rimane accomodante e rimarrà tale fino a quando non si vedranno segnali di ripresa, una ripresa che per la seconda metà del 2013 è minacciata da rischi a ribasso per l´economia. Diversi osservatori ritengono dopo le esternazioni di giovedì pomeriggio che tale taglio potrebbe arrivare già alla riunione di consiglio di maggio: nella retorica Draghi ha detto che la Bce «monitorerà molto da vicino» tutte le informazioni nelle prossime settimane ed è pronta ad agire. Espressione che veniva spesso usata dal precedente presidente Jean-Claude Trichet per anticipare un ritocco dei tassi. Inoltre, il mandato della BCE riguarda soprattutto la stabilità dei prezzi. Dopo la pubblicazione dell´ultima statistica sull´inflazione a 1,7%, ben al di sotto della soglia critica di attenzione del 2%, le aspettative di medio periodo risultano essere ben ancorate sotto i valori di attenzione, il che potenzialmente rappresenta un fattore positivo per valutare ulteriori tagli di tassi da parte dell´istituto di Francoforte. Infine, importanti le parole sulla situazione cipriota: la soluzione adottata alla fine per l'isola, di far pagare comunque parte del salvataggio ai depositanti, non sarà secondo Draghi un modello per altri Paesi, a differenza di quanto affermato dal presidente dell'Eurogruppo, l´olandese Dijsselbloem. Traspare chiaramente la volontà di difendere strenuamente un progetto di moneta unica che non può fallire, almeno secondo i progetti dell´istituto di Francoforte. L´euro potrebbe quindi continuare a recuperare e tornare a scambiare stabilmente oltre soglia 1,30, da poco riagguantata. Infine, lato dollaro americano e Stati Uniti: cala il tasso di disoccupazione di marzo, dal 7,7% al 7,6% a marzo, ma delude il dato sui nuovi posti lavoro in settori non agricoli, sempre per marzo, aumentati di sole 88 mila unità, ben al di sotto delle attese degli analisti, che si aspettavano almeno 190 mila unità. Il dato venerdì ha depresso le borse, che viaggiavano da tempo su valori troppo alti e scollegati dall´economia reale, inondate dalla liquidità delle banche centrali: tutti attendevano un segnale che giustificasse le vendite, e il segnale ce l´ha appena consegnato l´employment report di marzo.
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