Il cross euro/dollaro e le decisioni della Bce

Inviato da Redazione il Lun, 19/05/2014 - 12:04
Il cross euro/dollaro e le decisioni della Bce Pubblichiamo il commento settimanale di Pierre Olivier Beffy, chief economist di Exane BNP Paribas. Lo strategist, partendo dall'andamento dei mercati finanziari europei nella scorsa settimana e dalla discesa dell'euro/dollaro verso 1,37, sottolinea come le prossime mosse della Bce saranno dettate proprio dall'andamento della variabile cambio. Giovedì scorso si è assistito ad un aumento dell'avversione al rischio, principalmente riconducibile ai tassi di crescita non esaltanti nel primo trimestre dell´Eurozona. I mercati azionari europei hanno registrato un calo con una sotto-performance dei paesi periferici mentre i mercati obbligazionari degli Stati Uniti e core dell´Eurozona hanno beneficiato della correzione dei mercati obbligazionari periferici. L'andamento dei corsi riflette i dubbi degli investitori sulla solidità dell'economia globale e mette in luce la dinamica dei flussi di capitale tra gli Stati Uniti e l´Eurozona. Non vi sono novità in termini di prospettive economiche. La crescita economica statunitense nel Q1 è stata significativamente penalizzata dal livello di destocking, dal maltempo e dall´impatto ritardato dell'aumento dei rendimenti obbligazionari USA della scorsa estate. La Cina ha iniziato l´anno con una timida crescita trimestrale del PIL pari solamente a 5,6% annualizzato nel Q1, il livello più debole dal Q2 2010. Le recenti pubblicazioni relative alla crescita nel Q1 dei PIL dell´Eurozona hanno ulteriormente contribuito all'indebolimento dei primi mesi del 2014. Le principali delusioni riguardano l´Italia, i Paesi Bassi e, in misura minore, la Francia. La sotto-performance trimestrale di questi paesi è dovuta a fattori di carattere temporaneo. Per i Paesi Bassi, il forte calo del PIL nel Q1 è principalmente spiegato dal crollo dei consumi di gas e delle esportazioni di energia a seguito del clima mite osservato in Europa. In Francia il PIL è ristagnato nel Q1 a fronte di una crescita dello 0,1% stimata dal consensus. Ancora una volta, le temperature miti e l'aumento dell'IVA all´inizio dell´anno sono stati i principali fattori che spiegano la debolezza del primo trimestre. Infine, la forte sovra-performance della Germania nel primo trimestre è riconducibile all'eccezionale contributo apportato dal settore delle costruzioni. Di conseguenza, stimiamo che le performance del Q2 delle principali economie dell´Eurozona dovrebbero invertirsi. Su un orizzonte temporale più lungo, è lecito chiedersi se i dati economici saranno in grado di soddisfare le aspettative di crescita dei mercati. La maggior parte degli investitori e degli economisti stimano un rimbalzo negli Stati Uniti, una stabilizzazione in Cina e la continuazione della ripresa in Europa -a questo proposito vanno monitorati gli indici PMI dei paesi della zona Euro pubblicati la prossima settimana. Tuttavia dall'inizio dell'anno, i dati economici deludenti hanno gradualmente portato ad una revisione al ribasso delle aspettative sulla crescita. Di conseguenza c´è la sensazione comune che il rischio di osservare ancora dati non conformi alle aspettative di crescita del PIL sia in realtà piuttosto limitato e che la ripresa economica globale possa invece essere più robusta di quanto previsto. Per quanto riguarda la dinamica dei flussi di capitale, le crescenti aspettative di un possibile intervento da parte della BCE a giugno hanno innescato una brusca correzione del tasso di cambio EUR/USD, che è sceso da 1,40 a circa 1,36 in un paio di giorni. L´andamento dei mercati valutari ha incentivato outflows dai paesi periferici e inflows nei mercati obbligazionari statunitensi. Diverse conclusioni possono essere delineate. In primo luogo, l´aumento dei rendimenti USA renderà le asset class statunitensi più interessanti e il deprezzamento atteso per il secondo semestre dell'Euro nei confronti del Dollaro eserciterà una certa pressione al rialzo sui tassi dei periferici. In secondo luogo, il ritmo di deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro avrà un´importanza crescente nei prossimi mesi. Un graduale deprezzamento dell'Euro potrebbe solo innescare una maggiore volatilità negli spread dei paesi periferici mentre un deprezzamento rapido innescherebbe un vero sell-off, seppure temporaneo, sui mercati obbligazionari periferici. Infine, ciò implica che i tempi di reazione della BCE saranno condizionati dall´andamento dei flussi di capitale a causa del loro impatto sulle prospettive inflattive (attraverso l´azione esercitata sul mercato valutario) e sulle condizioni finanziarie (attraverso gli effetti registrati sul mercato obbligazionario). A partire già dalla prossima riunione di giugno, il dibattito sarà principalmente incentrato sulla tipologia d´intervento della BCE: se l'organismo taglierà semplicemente i tassi di rifinanziamento e di deposito o se allo stesso tempo fornirà anche maggiore liquidità al sistema bancario.
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