Francia come l'Italia, poche riforme e tanti debiti

Inviato da Redazione il Mer, 22/10/2014 - 12:07
La Francia sulla stessa strada dell'Italia. Non ne saranno certo contenti i cugini d'Oltralpe francesi di essere associati al poco virtuoso Belpaese. Ma tant'è, le bizze con Bruxelles sui conti pubblici e la mancanza di riforme vere hanno portato a sonori rimbrotti. Ai quali l'Italia si è già abituata da tempo. Didier Le Menestrel, presidente di Financiere de l'Echiquier, punta il dito contro questa Francia "conservatorista" che ha paura di cambiare e sembra proprio che stia parlando dell'Italia. "Il debito delle amministrazioni pubbliche è quasi raddoppiato in dieci anni, superando a giugno la cifra di 2000 miliardi di euro! La Francia raggiunge così ineluttabilmente i cattivi alunni dell'Europa (Grecia, Cipro, Spagna, Italia...) già oberati da un debito pubblico superiore al 100% del Pil. Queste cifre spettacolari avrebbero dovuto sorprendere e fare da elettrochoc per i media, gli investitori e la classe politica. Ma così non è stato e finora le reazioni sono state limitate, come se il declino fosse ineluttabile, i deficit ingestibili (4,4% del PIl significa ancora 90 miliardi di euro di deficit nel 2014) e il futuro sopportabile. Sopportabile perchè la Finanza non porta rancore e i creditori di tutto il mondo continuano ad avere fiducia nelle famiglie francesi che un giorno rimborseranno queste cifre colossali". Creditori per i quali non sono certo indifferenti gli interventi della Banca centrale europea, come si è tra l'altro visto nelle ultime agitate settimane. La Francia, sicuramente non è l'Italia o non lo è ancora ma "l'utilizzo del debito rimane l'arma preferita dei vari governi da 40 anni a questa parte per ovviare alle proprie mancanze". E a più di una persona fischieranno le orecchie anche in Italia. "In Francia regna il conservatorismo - prosegue Le Menestrel -. Non serve andare a cercare chissà dove per capire perchè il morale della famiglie rimane ancora ai minimi, perchè la crescita nel 2014 è ancora negativa e la disoccupazione raggiunge cifre da record in termini assoluti e relativi: senza misure rigorose non cambia davvero niente in Francia e le 'peculiarità francesi' continuano ancora a tarpare le ali al corretto funzionamento dell'economia". Anche l'esempio che Didier Le Menestrel porta a sostegno della sua tesi ricorda qualcosa del Belpaese: "Paradossalmente il recente sciopero dei piloti di Air France offre uno spunto di miglioramento per lottare contro la fatalità del sistema sociale alla francese. Per la prima volta (in ogni caso in maniera percettibile) si levano voci da ogni sponda per denunciare l´impatto smisurato di questo sciopero sull´azienda (perdite valutate a circa 300 miliardi) e la vita dei francesi". "E' un inizio per spingere la massa ad accettare di riflettere su argomenti tabù come l'orario di lavoro, il livello salariale minimo, la flessibilità dei contratti di lavoro, o lo status di dipendente statale. Quel che più sorprende è che gli esempi di successo di strategie simili sono ormai numerosi: Germania, Canada e persino Nuova Zelanda. Spesso, nei periodi di scoraggiamento, fanno capolino i primi segnali di presa di coscienza. E se, come ricompensa, l'euro potesse ulteriormente scendere per aiutarci a ritrovare un po' di competitività nel breve termine?". Si può essere d'accordo o in disaccordo con i temi sollevati da Le Menestrel e con le soluzioni, le stesse richieste all'Italia da Bruxelles, proposte. Si tratta davvero solo di svecchiare un sistema ormai bloccato? Servirà davvero a restituire competitività al Paese? L'incertezza, la precarietà e le difficoltà economiche per le famiglie italiane aumenteranno con le riforme richieste o il sistema riuscirà a ripartire creando nuove opportunità per tutti? Nel Belpaese il dibattito è acceso, già da mesi, è potrebbe diventare rovente nel corso dell'autunno.
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