Eurozona: la periferia sta vincendo la battaglia, ma la guerra è ancora lunga

Inviato da Redazione il Mer, 16/04/2014 - 10:21
Eurozona: la periferia sta vincendo la battaglia, ma la guerra è ancora lunga Di seguito pubblichiamo un estratto dell'analisi di Cèsar Pèrez, strategist Emea chief investment di J.P. Morgan Private Bank sui Paesi periferici europei. Pèrez compara la situazione di quattro anni fa a quella attuale, con l'uscita dell'Eurozona dalla crisi del debito sovrano e un primo miglioramento dei dati economici. Nell´estate di quattro anni fa, la crisi europea era nel suo punto cruciale. Gli squilibri di bilancio dei Paesi periferici hanno portato i mercati a dubitare della loro sostenibilità economica e monetaria. Tra il 2010 e il 2011, Grecia, Irlanda e Portogallo hanno dovuto ricorrere ad aiuti finanziari e di conseguenza sono entrati in programmi di adeguamento economico con l´UE e il FMI. Spagna e Italia hanno invece evitato i programmi su larga scala, ma hanno comunque intrapreso un percorso di riforma fiscale e strutturale che è ancora in corso. Lo scorso anno ha segnato l´uscita della zona euro dalla crisi del debito sovrano. I dati economici hanno iniziato a migliorare dai minimi del ciclo, parzialmente grazie agli adeguamenti strutturali intrapresi dai Paesi periferici. I mercati hanno fiducia sul fatto che il programma OMT della BCE possa rappresentare una protezione. I mercati azionari hanno accelerato e gli spread del reddito fisso si sono ristretti come risultato del miglioramento dei funding markets per banche e Stati. Tutti i Paesi periferici ad eccezione della Grecia hanno ora rendimenti a 10 anni sotto il 5%. Rimangono in sospeso alcune importanti questioni: le banche non sono entusiaste di prestare denaro all'economia reale e il consumo interno è ancora debole. Ci sono ancora fonti di instabilità sistemica nella regione, come la crisi cipriota ha dimostrato l´anno scorso. Ad ogni tornata elettorale, a prescindere dal Paese in questione, i partiti radicali oscurano l'orizzonte. Tuttavia, gli aspetti positivi superano quelli negativi. Crediamo che la ripresa sia ben avviata nella periferia e che i mercati si fidino della capacità della BCE di fornire una rete di sicurezza in caso di necessità. Questi sviluppi regionali, insieme ad un miglioramento delle prospettive economiche globali, ci portano a prevedere una crescita reale del PIL di circa il +1%/1,5% nel 2014. L'Europa sta lentamente emergendo dalla recessione. Crediamo che il 2014 sarà l'anno in cui le agenzie di rating dovranno invertire la tendenza al downgrade per i mercati sviluppati e, in particolare, per i Paesi periferici che stanno già facendo segnare un ritorno alla normalità. Nel lungo termine, la BCE continuerà a mantenere attivamente i rendimenti bassi a breve e lungo termine. Nei nostri portafogli, pur essendo sottoesposti sui titoli di Stato e orientati alla breve durata, preferiamo tassi europei, in particolare le obbligazioni sovrane a medio termine di Italia e Spagna. Nel settore azionario, adattamenti operativi dovrebbero consentire alle imprese europee di generare rendimenti forti visto che i loro margini operativi partono da una base molto bassa. Come i multipli di valutazione azionari europei sono cresciuti nel 2013, i bassi margini mostrano che c'è ancora spazio per un miglioramento, mentre la leva operativa contribuirà positivamente ai rendimenti. Il nostro modello di MSCI EMU dimostra che un tasso di crescita dell´area euro previsto all´1,4% dovrebbe tradursi in una crescita dell´Eurozone EPS di circa l´8%. Un "dividend yield" di circa il 3,4 % spingerebbe i potenziali rendimenti totali a bassa doppia cifra. Attualmente stiamo gestendo attivamente nei nostri portafogli queste opportunità di investimento nel settore azionario e del reddito fisso esistenti. Tuttavia, nel lungo termine, dobbiamo ricordare che il percorso strutturale della zona euro non è ancora finito. La periferia ha vinto molte battaglie finora, alcune sul fronte politico e altre sul fronte delle riforme istituzionali. Un passo importante per vincere la guerra sarà il rilancio dell'occupazione e della domanda interna. Questo servirà a definire la ripresa europea un vero successo.
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