Eurozona: economia all´angolo, tre frecce per uscire dalla crisi

Inviato da Redazione il Gio, 28/08/2014 - 10:07
Eurozona: economia all´angolo, tre frecce per uscire dalla crisi Anche l´Eurozona ha bisogno di scoccare tre frecce, in stile Abenomics, per uscire dall´angolo. E´ il consiglio di Andreas Utermann, global chief financial officer di Allianz Global Investors. L´Europa "ricorda il Giappone degli anni ´90" mentre Stati Uniti e Regno Unito "hanno raggiunto la velocità di fuga". La prima freccia, secondo lo strategist è "il mantenimento di una politica monetaria accomodante, necessaria per allontanare una deflazione in stile giapponese e potrebbe anche doversi rafforzare in assenza di una leadership politica coesa nell´area euro". Il secondo dardo riguarda da vicino l´Italia in quanto ha come obiettivo il tema delle riforme. Nonostante la crisi abbia accelerato "le riforme pensionistiche in Grecia, Spagna e Italia, l´ampiezza dei problemi che molti Paesi europei devono affrontare non è stata adeguatamente affrontata - spiega Utermann -. La spesa pensionistica nella maggior parte dei Paesi della Zona euro è già oltre il 10% del pil contro il 4% circa di Australia, il 5% degli Stati Uniti e l´8% del Regno Unito". Pressioni destinate a intensificarsi in uno scenario demografico di invecchiamento della popolazione: "Nell´Europa occidentale il rapporto tra ultra 65enni e popolazione in età lavorativa è destinato a salire dal 28% del 2010 a quasi il 50% entro il 2050. Aumentare l´età effettiva di pensionamento è una sfida politica fondamentale per l´Eurozona". Essenziali sono poi le riforme del lavoro: "I responsabili politici devono affrontare l´impatto della tutela eccessiva di lavoratori, imprenditori e persone prive di occupazione. Sono inoltre necessarie misure fiscali per ridurre le disuguaglianze e creare maggiore domanda da parte dei consumatori. La maggior parte della discussione si è concentrata su tasse più alte per le persone che beneficiano di una più elevata ricchezza, ma si potrebbe fare di meglio con una maggiore enfasi sulla riduzione fiscale, soprattutto in Paesi come la Germania, che ha il maggior margine di manovra. Infine, terza freccia, gli investimenti infrastrutturali e anche in questo caso la Germania ha un potenziale maggiore rispetto agli altri Paesi: "La riunificazione ha portato massicci investimenti di capitale nella parte orientale della Germania a discapito di investimenti in quella occidentale. Gli investimenti annuali di capitale pubblico in Germania sono diminuiti costantemente da circa il 4% del pil nel 1970 a una media di appena l´1,6% dal 2000, meno di Stati Uniti e Regno Unito. Uno studio dell´Istituto tedesco di ricerca economica ha segnalato una cronica mancanza di investimenti in infrastruttura, istruzione e fabbriche che rischia di minare la competitività e la crescita a lungo termine del Paese. Contrariamente al comune pensiero che vorrebbe vedere la politica focalizzarsi sui Paesi periferici in maggiore difficoltà - conclude Utermann - la Zona euro dovrebbe maggiormente beneficiare di queste frecce indirizzate all´area continentale".
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