E se il crac obbligazionario fosse più un rischio per il Giappone che per gli Stati Uniti?</

Inviato da Redazione il Ven, 14/06/2013 - 11:31
E se il crac obbligazionario fosse più un rischio per il Giappone che per gli Stati Uniti? Di seguito pubblichiamo l´analisi settimanale sui mercati a cura di Amundi Asset Management. Gli strategist della società di gestione prendono in esame l´incremento della volatilità registrata sul mercato obbligazionario. Alla base di tale tendenza vi è stato l´incremento del tasso di rendimento a 10 anni del bond giapponese registrato dallo scorso 10 maggio. L´aumento del saggio ha infatti implicazioni negative per le prospettive del sistema Paese del Sol Levante: secondo la BoJ, un rialzo di 100 punti base per il tasso a 10 anni giapponese provocherebbe un calo del 20% del Tier 1 delle banche regionali e del 10% di quello delle banche locali. E questo inevitabilmente provocherebbe una crisi bancaria e riporterebbe il Giappone in recessione. Da inizio aprile, e con gli annunci di acquisti massivi di titoli del tesoro giapponese da parte della Banca del Giappone (BoJ), la volatilità nel mercato obbligazionario è decisamente aumentata. Ricordiamo quanto accaduto: allo scopo di portare più rapidamente l´inflazione verso la (nuova) soglia di 2%, la BoJ ha dichiarato di voler raddoppiare la base monetaria da qui a fine 2014 e, a tale scopo, di acquistare obbligazioni governative a lunga scadenza (JGB) per 7,5 trilioni di yen ogni mese, corrispondenti ai tre quarti delle emissioni mensili del Tesoro giapponese. L´idea sottostante era di evitare una rimonta dei tassi a lungo termine, cercando invece di farli scendere. Ma è stato tutto l´opposto! A partire dal 10 maggio, il tasso a 10 anni giapponese è subito cresciuto, ed ha guadagnato 25 bps nel giro di tre sedute, per poi rimanere intorno a 0,9% (addirittura prossimo a 1% il 23 maggio, proprio all´inizio della correzione del mercato azionario giapponese). Osserviamo lo stesso nervosismo negli Stati Uniti; le dichiarazioni circa un abbandono progressivo del QE3 preoccupano gli investitori: i tassi americani sono anch´essi nettamente cresciuti a maggio (passando da 1.6% a più di 2%). E, come in Giappone, la volatilità si è poi trasmessa ai mercati azionari. Dopo la forte crescita degli indici da inizio anno, è stato il momento delle prese di profitto. La minaccia di crac obbligazionario è seria? Paradossalmente, può essere più severa per il Giappone che per gli Stati Uniti. Per diversi motivi: 1) Secondo la Regola Aurea, il disallineamento aumenterà più velocemente per il Giappone che per gli Stati Uniti. Con l´anticipato recupero dell´inflazione, il consensus prevede una crescita del PIL nominale in Giappone pari a circa 3,5% nel 2014, dopo l´1,8% del 2013 (quindi + 1,7 punti percentuali). Negli Stati Uniti, il PIL nominale cresce meno in fretta (passando da un rialzo di 3,6, previsto nel 2013 a 4,7% nel 2014). Inoltre, in Giappone, il tasso a 10 anni non si è mai trovato al di sotto della crescita del PIL nominale durante i 2 anni consecutivi da...la fine degli anni ´80 (il tasso a 10 anni oscillava allora tra 4 e 5%), da ciò la preoccupazione degli investitori. Dal punto di vista fondamentale, ciò significa che il valore di equilibrio dei tassi a lungo termine aumenta. 2) Il debito pubblico giapponese (219% del PIL nel 2012) è più elevato di quello statunitense (106% del PIL) e continuerà a crescere più rapidamente. La spesa pubblica ha iniziato a ridursi negli Stati Uniti, non in Giappone. 3) Il surplus di risparmio giapponese sta evaporando, come evidente dal declino dell´avanzo corrente. Velocemente assorbito fino ad ora dal settore interno, JGB - 91% del totale in mano a residenti - potrebbe non attrarre ulteriori investitori, almeno ai prezzi attuali. Infine, ciò significa che il valore fondamentale e il premio al rischio dei JGB stanno crescendo simultaneamente. Le banche giapponesi, che detengono il 42% dei JGB, saranno le prime vittime: secondo la BoJ, un rialzo di 100 punti base per il tasso a 10 anni giapponese provocherebbe un calo del 20% del tier 1 delle banche regionali e del 10% di quello delle banche locali. Ciò provocherebbe una crisi bancaria e riporterebbe il Giappone in recessione. A breve termine, quindi, il Giappone farà di tutto per prevenire questa eventualità, e dispone dei mezzi necessari. Ma la "exit strategy" è risulterebbe più pericolosa per la BoJ che per la Fed.
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