E' partita la staffetta dei mini-cicli

Inviato da Redazione il Lun, 17/03/2014 - 11:25
E' partita la staffetta dei mini-cicli Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas. L´esperto evidenzia come il rallentamento strutturale dell'economia cinese sta diventando sempre più evidente e ritiene che il Celeste Impero difficilmente sarà protagonista di un altro massiccio stimolo monetario massiccio. Per questo sostiene che la seconda economia mondiale si stia avviando verso la conclusione del mini-ciclo interno. Chi invece a detta di Beffy sta aprendo un nuovo mini-ciclo, facendo così una staffetta con la Cina, sono gli Stati Uniti. Il capo economista di Exane BNP Paribas si attende che il nuovo mini-ciclo Usa spingerà i rendimenti statunitensi tra il 3 e il 3,5% verso l'estate La scorsa settimana, i mercati azionari hanno registrato una correzione. Oltre alle continue tensioni in Crimea, le principali notizie negative provengono dalla Cina che ha pubblicato dati riguardanti il commercio particolarmente deludenti, un risultato che resta immutato anche integrando l'effetto relativo al nuovo anno cinese. Se tale dato viene analizzato alla luce degli altri indicatori dell'attività economica pubblicati a febbraio, dati che non sono stati all'altezza delle aspettative, emerge che i settori esposti alla Cina, cioè rame, petrolio e settore minerario europeo, hanno recentemente sofferto. In sintesi, il mercato sta iniziando ad integrare sempre più il rallentamento strutturale dell'economia cinese. Tenuto conto del solido momentum attraversato dal settore dei servizi, non riteniamo ci sia un rischio concreto di hard-landing in Cina. A destare preoccupazioni è il settore manifatturiero, chiaramente in sofferenza a causa di una scarsa di competitività dei costi, di un eccesso di capacità e di un rischio di restrizione creditizia. Le autorità cinesi continueranno a deprezzare il renminbi per allentare le condizioni di finanziamento ma, a nostro avviso, il consensus rimane ancora troppo ottimista sulle prospettive di crescita del Celeste Impero. I funzionari cinesi hanno già effettivamente rivisto le loro stime al ribasso, parlando di un tasso di crescita "intorno" al target ufficiale iniziale del 7,5% (a nostro avviso, la crescita annua per quest´anno sarà del 6,9%). In un certo senso, l'economia cinese sta terminando il suo "mini-ciclo", iniziato la scorsa primavera con diversi stimoli di liquidità. A seguito della crisi finanziaria, abbiamo introdotto il concetto di "mini-ciclo" per spiegare come, dopo lo scoppio della crisi stessa, la durata dei cicli economici si sia ridotta. In sintesi, dato che il processo di riduzione dell´indebitamento del sistema sta creando una barriera naturale contro le prospettive di crescita globali, appare necessario un nuovo driver per sostenere la crescita mondiale (ovvero uno stimolo fiscale e/o monetario). Un mini-ciclo è inizialmente innescato da nuovi stimoli di politica monetaria, ma, una volta terminato l´impatto di questi stimoli, il mini-ciclo rallenta rapidamente. Alla luce della stabilizzazione dello scorso anno del contesto macroeconomico globale, con calo della disoccupazione negli Stati Uniti e radicale diminuzione del rischio sistemico nell'Eurozona, è possibile affermare che la natura dei mini-cicli stia cambiando. Con gli Stati Uniti che stanno chiaramente uscendo dal QE, le condizioni di finanziamento globali stanno diventando progressivamente più restrittive. Ogni qualvolta i mercati integreranno un ulteriore step restrittivo della politica monetaria degli Stati Uniti, l'economia globale sarà messa alla prova. A supporto di questa tesi, ricordiamo che il rallentamento dell'economia americana registrato verso l´inizio dell'anno potrebbe essere attribuito ad alcuni fattori temporanei, come le condizioni metereologiche. Ma, in realtà, è stato fondamentalmente determinato dall'impatto ritardato del rialzo dei tassi americani di sei mesi prima, quando Bernanke aveva annunciato l´inizio del tapering da parte della Fed. Dato che ci aspettiamo un'accelerazione dell´economia americana nei prossimi mesi, la recente fase di soft patch dei dati economici non è altro che una necessaria fase di metabolizzazione del leggero rialzo dei tassi d´interesse. In tale contesto, il lieve indebolimento dei dati statunitensi e i deflussi di capitali dagli EM hanno mantenuto i tassi americani a 10 anni in un range tra il 2,5 e il 3%. In futuro, l'accelerazione dell'economia a stelle e strisce dovrebbe determinare maggiore ottimismo sulla sua solidità e spingere i rendimenti statunitensi a 10 anni tra il 3 e il 3,5%, probabilmente verso l'estate. L'aumento dei rendimenti statunitensi sarà probabilmente innescato da aspettative crescenti su un rialzo dei tassi da parte della Fed. Questo inasprimento potrebbe generare un rallentamento nei sei mesi successivi. Soltanto nel momento in cui questo nuovo aumento dei rendimenti sarà completamente metabolizzato dal mercato, potremmo aspettarci un nuovo mini-ciclo negli Stati Uniti. Come abbiamo già detto un anno fa, il pericolo dell´attuale fase d'inasprimento globale è che l'economia mondiale sia ancora sotto le pressioni derivanti dal processo di deleveraging, e quindi ancora abbastanza fragile. Se il processo di austerità dovesse mettere a rischio la crescita economica, in particolare negli Stati Uniti, i mercati comincerebbero a preoccuparsi di un double dip. A nostro avviso, ciò sarebbe possibile soltanto se i tassi statunitensi a 10 anni dovessero superare la soglia del 4%, ma, al momento, sembra piuttosto improbabile che ciò avvenga nei trimestri a venire. In conclusione, mentre la Cina sta registrando una fase di rallentamento, ci troviamo davanti all'inizio di un nuovo mini-ciclo negli Stati Uniti. Finchè i rendimenti obbligazionari statunitensi rimangono ben orientati, manteniamo la nostra view ottimistica sul breve termine. Ma sempre tenendo un occhio aperto sui mercati obbligazionari!
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