Dwane (Allianz GI): financial repression prolungata, favorite le società che pagano dividendi

Inviato da Redazione il Gio, 13/12/2012 - 09:37
La repressione finanziaria rende poco attraente l´investimento obbligazionario, oggi ingiustificatamente sopravvalutato dagli investitori. Neil Dwane, chief investment officer per l´Europa di Allianz Global Investors preferisce decisamente il mercato azionario e in particolare big companies che remunerano con generosità i propri azionisti. Dividendi è la parola d´ordine dell´investimento in tempi di financial repression. La repressione finanziaria è con noi e ci accompagnerà a lungo. E´ un compagno di viaggio scomodo ma il migliore che possiamo avere nelle condizioni di elevato indebitamento in cui ci troviamo. Quando parla di financial repression e alto debito Neil Dwane, chief investment officer per l´Europa di Allianz Global Investors non pensa solo all´Italia o al Vecchio continente ma anche agli Stati Uniti e al Giappone. Il debito è un problema comune a tutto il mondo sviluppato. Il modo tradizionale per affrontarlo è stato da sempre la monetizzazione e ancora una volta ci troviamo a percorrere la stessa strada. "Per financial repression - spiega Dwane - intendiamo un periodo prolungato di tassi di interesse reali negativi, dunque tassi nominali inferiori all´inflazione. E´ un processo che ha bisogno di tempo per lavorare e che in passato ha caratterizzato la riduzione del debito nei periodi post-bellici". Per esempio al termine della Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti attraversarono una fase di financial repression che si estese fino alla fine degli anni 70. Oggi, con i tassi centrali mantenuti artificialmente bassi dalle banche centrali, ci troviamo nella stessa situazione anche se non stiamo uscendo da una guerra. Una volta identificato il compagno di viaggio è necessario cercare di capire in che direzione andare e da cosa stare lontani. Neil Dwane è sicuro di non voler andare verso il mercato obbligazionario. A che scopo investire il proprio denaro in un attività finanziaria destinata a dare un ritorno negativo o nullo in termini reali? Le condizioni di financial repression sono in effetti le meno adatte all´investimento in titoli di debito proprio per il fatto che i tassi di interesse La repressione finanziaria rende poco attraente l´investimento obbligazionario, oggi ingiustificatamente sopravvalutato dagli investitori. Neil Dwane, chief investment officer per l´Europa di Allianz Global Investors preferisce decisamente il mercato azionario e in particolare big companies che remunerano con generosità i propri azionisti. Dividendi è la parola d´ordine dell´investimento in tempi di financial repression. La repressione finanziaria è con noi e ci accompagnerà a lungo. E´ un compagno di viaggio scomodo ma il migliore che possiamo avere nelle condizioni di elevato indebitamento in cui ci troviamo. Quando parla di financial repression e alto debito Neil Dwane, chief investment officer per l´Europa di Allianz Global Investors non pensa solo all´Italia o al Vecchio continente ma anche agli Stati Uniti e al Giappone. Il debito è un problema comune a tutto il mondo sviluppato. Il modo tradizionale per affrontarlo è stato da sempre la monetizzazione e ancora una volta ci troviamo a percorrere la stessa strada. "Per financial repression - spiega Dwane - intendiamo un periodo prolungato di tassi di interesse reali negativi, dunque tassi nominali inferiori all´inflazione. E´ un processo che ha bisogno di tempo per lavorare e che in passato ha caratterizzato la riduzione del debito nei periodi post-bellici". Per esempio al termine della Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti attraversarono una fase di financial repression che si estese fino alla fine degli anni 70. Oggi, con i tassi centrali mantenuti artificialmente bassi dalle banche centrali, ci troviamo nella stessa situazione anche se non stiamo uscendo da una guerra. Una volta identificato il compagno di viaggio è necessario cercare di capire in che direzione andare e da cosa stare lontani. Neil Dwane è sicuro di non voler andare verso il mercato obbligazionario. A che scopo investire il proprio denaro in un attività finanziaria destinata a dare un ritorno negativo o nullo in termini reali? Le condizioni di financial repression sono in effetti le meno adatte all´investimento in titoli di debito proprio per il fatto che i tassi di interesse nominali vengono mantenuti artificialmente bassi e i tassi reali sono perlopiù negativi. Meglio allora prendere la direzione del mercato azionario ma su quali settori e titoli orientarsi? E´ ancora il confronto storico a fornire la soluzione. "Se osserviamo il differenziale tra rendimenti obbligazionari e Pil negli Stati Uniti dal dopoguerra fino alla fine degli anni settanta vediamo come questo rimase sempre in territorio negativo. Ben più interessanti furono i rendimenti offerti dalle azioni dell´S&P500". Buona parte di questo maggior rendimento fu dovuto ai dividendi. La direzione da prendere appare ora più chiara. E´ quella dei titoli di società con bilanci solidi, internazionalizzate e che distribuiscono utili. Facile a dirsi, ma finora non è stato fatto. Finora gli investitori hanno premiato solo in minima parte il mercato azionario preferendo la strada dell´obbligazionario. E´ una considerazione che vale in particolar modo per gli investitori europei. Eppure le politiche di distribuzione dei dividendi migliori sono state proprio quelle del Vecchio continente. Le opportunità presenti sull´azionario europeo sono messe in luce anche dal confronto dei price/earning ratio. I prezzi più convenienti in rapporto agli utili si trovano proprio sui mercati dell´Europa meridionale, quella dei cosiddetti Paesi periferici mentre il mercato azionario americano appare ancora troppo costoso.
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