Dogs of the Dow: una strategia di investimento semplice ma che nel 2013 ha battuto l´ETF Lyxor Ftse Mib

Inviato da Redazione il Lun, 06/01/2014 - 10:17
Dogs of the Dow: una strategia di investimento semplice ma che nel 2013 ha battuto l´ETF Lyxor Ftse Mib Una delle strategie di investimento in azioni più semplici che ci siano si chiama Dogs of the Dow. Si può mettere in pratica anche per Piazza Affari. Ha un pregio (la semplicità) e qualche difetto (funziona poco più di un lancio di dadi). E´ proprio quando il nuovo anno incomincia le sue danze che sono i giorni giusti per mettere in pratica una delle strategie di investimento più semplici e conosciute che ci siano: i Dogs of the Dow (cani del Dow, l´indice della Borsa Usa). Ecco come può essere messa in pratica per il principale listino di Piazza Affari secondo un´analisi dell´ufficio studi di Altroconsumo Finanza, ma anche qualche osservazione cruciale per la sua efficacia. È quanto ti offre una strategia di investimento che si propone di dare a chi la segue la soddisfazione di sentirsi esperto di finanza col minimo sforzo. È una strategia che batte con sicurezza il mercato? No, ma nel lungo periodo non fa neppure peggio e questo è di per sè sufficiente a renderla migliore di molte gestioni professionali. Pregi e difetti Dogs of the Dow è la strategia che ti permette di puntare sui "segugi" di una Borsa, ossia su quelle azioni che sono considerate i cani da slitta che tirano la volata a tutta la "muta" dei titoli di un listino azionario. Il suo scopo è battere la Borsa scegliendo i titoli migliori, ma senza dedicare a questo investimento più che il paio d´ore necessario a spulciarsi un giornale finanziario e farsi quattro conti con la calcolatrice. Si mette in pratica così: i primi giorni del nuovo anno tra i titoli che fanno parte di un listino azionario (30 nel caso dell´indice Dow Jones della Borsa Usa, 40 nel caso del FTSE Mib italiano) si scelgono i dieci titoli (dogs, cioè cani, o meglio segugi) che hanno il rapporto tra dividendo e prezzo di mercato più alto nell´ultimo giorno dell´anno. A ogni azione si dedica un decimo di quanto si vuole investire in azioni e poi... poi è finita, non si fa più nulla fino al 31 dicembre dell´anno successivo. A quel punto si rifanno i conti e si vendono le azioni che non sono più tra i segugi del listino e si arrangiano i pesi in modo da iniziare l´anno nuovo con i nuovi segugi. L´esperienza dell´anno scorso L´anno scorso, pur non consigliandola, Altroconsumo Finanza aveva comunque detto come fare a mettere in pratica questa strategia per Piazza Affari. Come è andata? Un anno fa per investire nei segugi del FTSE Mib si sarebbe dovuto acquistare Atlantia, Diasorin, Enel, Eni, Mediaset, Parmalat, Snam, StMicroelectronics, Telecom Italia e Terna. Di questi solo Mediaset (+122,9%) e Parmalat (+40%) hanno fatto faville, il che non è bastato a quest´ultima che, con Diasorin, il 23 dicembre è uscita dall´indice. Tutti quanti i segugi del FTSE Mib hanno guadagnato il 23,1% che è senz´altro più del 15,5% messo su dall´Etf Lyxor Ftse Mib che punta sull´intero indice, ma non è comunque meglio del 28,8% messo su in media dai 40 titoli del FTSE Mib prendendoli in maniera equipesata, cioè senza far pesare di più le società grandi (nel 2013 sono andate male) e meno quelle piccole (nel 2013 sono andate bene). Due notizie, una buona e l´altra cattiva: la strategia dei segugi del FTSE Mib nel corso del 2013 ha battuto l´indice del listino di Milano. La cattiva notizia è che se si fossero acquistati in egual misura tutti i titoli, anzichè solo dieci, il guadagno sarebbe stato superiore. Il risultato sarebbe stato migliore tentando la fortuna attraverso i dividendi da stimati per il 2013 da Altroconsumo Finanza, ossia, utilizzando dati "più freschi" e aggiornati il cui risultato (+27,9%) è quasi in linea coi 40 titoli equipesati. "Quanto abbiamo visto non ci stupisce", ha commentato i risultati della strategia Dogs of the Dow 2013 Vincenzo Somma direttore di Altroconsumo Finanza, evidenziando che "come abbiamo detto questo sistema non funziona sempre, e non lo fa più di altri metodi più "scientifici". C´è del senso in tutto questo L´idea alla base dei segugi del FTSE Mib non è tuttavia del tutto campata per aria. Il dividendo offre infatti spesso indicazioni significative su come sta una società. Una società che distribuisce dividendi elevati spesso ha i conti sani (altrimenti non potrebbe sostenere questa politica a lungo) e viceversa una società che non distribuisce gli utili spesso non sta molto bene. Inoltre se il rapporto dividendo/prezzo è elevato il motivo alla base può stare nel fatto che la società è sottovalutata. Attenzione, però, perchè non sempre è tutto oro quello che luccica. In primo luogo una società può distribuire alti dividendi perchè i suoi azionisti più importanti sono a corto di liquidi e scelgono di pomparli da lì. Non è un bene, il caso di Telecom Italia in tal senso è emblematico: si è svenata a suon di dividendi per ripagare i debiti di chi se l´era comprata. In secondo luogo è possibile pure il caso contrario. Microsoft per tantissimi anni non ha distribuito dividendi perchè trovava più conveniente reinvestire tutto nello sviluppo dei suoi prodotti. Non dimentichiamo, poi, che i dividendi che una società italiana ha staccato nel 2013 spesso dipendono dagli utili del 2012. E noi stiamo parlando di una strategia di investimento per il... 2014! In settori che macinano utili in maniera stabile come quello farmaceutico o del cibo e delle bevande il problema può essere anche trascurabile, ma per chi opera in settori ciclici e soggetti ad alti e bassi (come il settore auto) è un problema. E, infine, se una società ha fatto operazioni sul capitale (ad esempio ha raggruppato le azioni) ricostruire il rapporto tra prezzo e dividendi usando i dati corretti non è così agevole e comodo come si vuol far credere.
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