Debito emergente: i tre fattori chiave nel 2014

Inviato da Redazione il Ven, 28/03/2014 - 09:48
Debito emergente: i tre fattori chiave nel 2014 Di seguito pubblichiamo un'analisi di BNY Mellon sulle prospettive del debito emergente nel 2014. Secondo lo studio i fattori da tenere sotto osservazione saranno tre: la crescita negli Stati Uniti, il processo di tapering della Fed e le tempistiche degli investitori. La crescita negli Stati Uniti, il processo di tapering della Fed e le tempistiche degli investitori: sono questi i tre fattori chiave che influiranno sugli investimenti nel debito dei mercati emergenti nel 2014. È quanto emerge da uno studio di BNY Mellon. "Il debito emergente, oggi, offre delle valutazioni d´ingresso attraenti. Ma un fattore critico da considerare sono le tempistiche di investimento. Le obbligazioni societarie emergenti sono a buon mercato, certo, ma gli investitori restano cauti per via della volatilità e di considerazioni politiche", commenta Colm McDonagh, gestore del reddito fisso di Insight Investment, società di investimento di BNY Mellon con sede a Londra. Secondo McDonagh, la domanda da porsi non è tanto se lo scenario odierno offra delle opportunità interessanti di investimento, ma piuttosto "dove investire, e quando? Le valutazioni nei mercati emergenti possono essere attraenti, ma per generare buoni rendimenti è bene essere selettivi". Un aspetto positivo dello scenario attuale, prosegue McDonagh, risiede nel fatto che i prezzi delle obbligazioni emergenti hanno già incorporato l´impatto del tapering della Fed, sin dai primi segnali dello scorso maggio. Questo determina opportunità interessanti per chi guarda al debito emergente in valuta locale o estera. Standish, società di investimento del Gruppo BNY Mellon specializzata nella gestione del reddito fisso e con sede a Boston, prevede una ripresa modesta per i mercati emergenti nel corso del 2014, sebbene permangano minacce localizzate alla crescita di alcuni Paesi. Per quanto riguarda gli investimenti, il parere di Standish è che una crescita dei mercati sviluppati possa giovare anche alle esportazioni emergenti, sostenendo la crescita e la qualità delle emissioni di credito. Nel breve termine, l´aumento dei flussi commerciali potrebbe determinare un miglioramento delle bilance dei pagamenti per molti Paesi esportatori. Nel lungo periodo potrebbero aumentare anche gli investimenti diretti esteri sui mercati emergenti. I mercati emergenti hanno avuto una partenza difficile nel 2014, con una pressione sulle valute locali. Urban Larson, product specialist di Standish, resta comunque fiducioso sugli esiti della volatilità: le finanze pubbliche emergenti sono molto meno vulnerabili oggi al deprezzamento delle valute rispetto a quanto non lo fossero in passato, quando i prestiti dei mercati emergenti erano denominati in gran parte in dollari Usa. "Non ci aspettiamo che la volatilità delle valute determini una crisi nella bilancia dei pagamenti sui mercati emergenti, come invece sarebbe accaduto in passato. Inoltre, la maggior parte delle valute emergenti sono vicine o al di sotto del fair value di lungo periodo". McDonagh, di Insight, ritiene infine che la svalutazione delle monete potrebbe continuare ancora per un certo periodo di tempo, ma che alla fine la tendenza dei mercati a sovra-correggere le valutazioni potrebbe creare opportunità attraenti per gli investitori.
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