Dare ossigeno alle Pmi per rilanciare la crescita. Qualcosa si muove nella finanza italiana

Inviato da Redazione il Mer, 17/04/2013 - 12:24
Dare ossigeno alle Pmi per rilanciare la crescita. Qualcosa si muove nella finanza italiana "A nostro avviso vi è un modo per garantire l´accesso al credito per investimenti di medio/lungo periodo che permetta da un lato al tessuto delle Pmi italiane di resistere e rilanciare la propria crescita e dall´altro di offrire maggiori ritorni agli investitori. E questo modo è permettere alle società di gestione del risparmio di indirizzare una parte delle proprie risorse verso le Pmi italiane, aprendo così un nuovo canale di accesso al credito diverso da quello bancario". A sostenerlo è Ugo Loser, Ad di Arca Sgr, nel corso della presentazione dello studio "Scenari per l´industria italiana... fra credito e finanza" commissionato dalla società di gestione del risparmio a Prometia nel quale la società bolognese ha preso in considerazione il fabbisogno finanziario per coprire gli investimenti industriali delle aziende italiane nel triennio 2013-2015. Per il numero uno di Arca Sgr la difficoltà di accesso al credito per impieghi di medio/lungo periodo è attualmente molto elevata, "con il comparto bancario che preferisce dare liquidità alle imprese solo con finanziamenti di breve come possono essere, ad esempio, gli sconti delle fatture". Per trovare una conferma ufficiale di questa difficoltà basta osservare i dati pubblicati ieri dall´Abi. Nel corso del mese di marzo la contrazione dei prestiti è continuata, con una nuova flessione dello 0,1% sul mese precedente. Il dato ha fatto registrare in 12 mesi una contrazione del 2%. Nello stesso tempo la raccolta degli istituti di credito è salita dell´1,5% su base annua, specialmente grazie al traino dei depositi (+6,6% rispetto al marzo 2012). La mancanza di investimenti di lungo periodo è tuttavia un fattore determinante per la futura competitività delle imprese del Belpaese e solo un rilancio di questo driver consentirebbe di guardare al domani con minori preoccupazioni. Da finanziare vi sono infatti progetti volti a un recupero dell´efficienza organizzativa, produttiva e commerciale, l´internazionalizzazione delle aziende tricolori e l´innovazione di prodotto e processo. Se è difficile nel breve immaginare che il canale del credito bancario possa recuperare vivacità, secondo le stime di Prometia l´industria italiana per sopravvivere e rimanere competitiva sui mercati mondiali avrebbe bisogno di almeno 50 miliardi di investimenti all´anno. A cui andrebbero aggiunti ulteriori 10 miliardi di euro all´anno se si volesse colmare il gap nella propensione ad investire che ci separa dalla Germania. Ecco dunque che se gli investitori istituzionali italiani si allineassero alla media europea il rapporto di investimento tra titoli obbligazionari corporate e governativi, essi potrebbero immettere nel sistema delle Pmi italiane circa 35 miliardi di euro. " E´ evidente che la selezione dei percorsi di sviluppo da finanziare dovrà essere molto accurata e basata soprattutto sulla bontà dei progetti di sviluppo", sostengono gli esperti di Prometia nel corso della presentazione dello studio evidenziando però come "queste nuove risorse finanziarie potranno fornire un contributo fondamentale al completamento di quel processo di recupero di qualità e competitività delle produzioni italiane iniziato nei primi anni 2000". Il modello non sarebbe totalmente innovativo. In Germania e Francia strade alternative al credito bancario sono già battute. In Germania vi sono emissioni in segmenti dedicati su mercati regolamentati, in Francia le Pmi possono finanziarsi tramite l´offerta di sottoscrizione di debito da parte del fondo chiuso Micado France 2018 e, per impieghi di lungo periodo, con il GIAC. In Italia tuttavia i recenti cambiamenti normativi incentivano le PMI a finanziarsi sul mercato emettendo debito. Il Decreto Sviluppo, estendendo al debito delle PMI il regime legale e fiscale più favorevole previsto per le aziende quotate, offre alle imprese una forma di credito alternativa e complementare a quella bancaria. I nuovi strumenti messi recentemente a disposizione dal legislatore potrebbero complessivamente attivare finanziamenti per oltre 20 miliardi, andando così a coprire parte del funding gap generato dalla scarsità relativa di credito bancario. "L´industria italiana del risparmio gestito, la quarta in Europa grazie ai suoi circa 1.100 miliardi di asset complessivi, può dare un importante contributo alla crescita di questo mercato", sostiene Ugo Loser, evidenziando come in questo caso si metterebbero in contatto domanda e offerta di finanziamento, fornendo agli investitori "accesso ad un asset class altrimenti difficilmente accessibile in via diretta". Favorendo così anche una maggior diversificazione delle attività in portafoglio e un presumibile extrarendimento. Attualmente i fondi comuni non possono investire in asset altamente illiquidi come le obbligazioni di una piccola e media impresa. Un vincolo normativo che si potrebbe aggirare con un fondo alternativo oppure facendo ricorso ad un Ucits che può investire fino al 20% in questi strumenti. I nodi da sciogliere tuttavia sono molti, non ultimo quello di creare le condizioni perchè il sottoscrittore sia attirato da un investimento meno liquido con un orizzonte di medio-lungo periodo. "Se è vero che attualmente c´è un problema di gap culturale fra sottoscrittori, consulenti bancari e imprenditori, chiamati ad aprirsi a una logica di mercato basata su maggiori livelli di trasparenza e governance", propone Loser, "è anche vero che il rilancio degli investimenti delle aziende italiane potrebbe sostenere la crescita del Pil anche nell´ordine dello 0,5%". Arca Sgr si è detta pronta a valutare questo tipo di nuovo finanziamento alle Pmi, ora spetta anche agli altri protagonisti del settore sostenere l´iniziativa per dare vita al lodevole progetto che potrebbe in un sol colpo alleviare le tensioni finanziarie delle Pmi, arginare le pressioni occupazionali che le sempre più frequenti chiusure delle imprese stanno provocando e offrire un ritorno maggiore agli investitori. Questo è realmente una concezione di sistema Paese. Riccardo Designori
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