Cina: il quadro macro economico non è così roseo come sembra (analisti)

Inviato da Redazione il Lun, 13/05/2013 - 09:24
Il quadro cinese non è così roseo come sembra e le materie prime sembrerebbero destinate a rimanere sotto pressione. E' questa l'opinione raccolta dal report settimanale di MIG Bank in cui gli analisti esprimono dubbi sulla congiuntura dell'economia dell'ex Celeste impero. Dopo aver visto numeri migliori del previsto sui non-farm payrolls, l´economia mondiale ha incassato un´altra notizia positiva derivante dalla pubblicazione della bilancia commerciale cinese che ha mostrato una crescita sia nelle importazioni che nelle esportazioni, anche in presenza di un contrasto evidente con il calo di importazioni dalla Cina da parte di alcuni dei suoi più importanti partner commerciali come gli Usa e Taiwan. Questo fenomeno ha sollevato diversi dubbi circa possibili fatturazioni gonfiate dalle società esportatrici e utilizzati al fine di aggirare controlli da importazione di capitali. E in effetti i dati più recenti circa il PMI cinese confermerebbero i timori di un ulteriore rallentamento della crescita economica di Pechino con gli stimoli monetari che si sono trasferiti più facilmente in un rialzo dei prezzi del mercato immobiliare che non in una maggiore domanda interna. Tanto più che - se i numeri delle esportazioni risultano gonfiati - la continua crescita nelle importazioni di materie prime ed energia non sarà a lungo sostenibile. Di conseguenza, i prezzi delle materie prime potrebbero continuare a rimanere sotto pressione mentre il contributo della Cina alla crescita economica mondiale potrebbe risultare sotto tono. Il quadro non è certo più roseo in Australia, dove si evidenzia un rallentamento delle attività industriali come non si vedeva dal 2009 con l´aggravante che un AUD forte ha visto un calo delle esportazioni per il nono mese consecutivo. Pertanto, riteniamo che (complice l´andamento cinese) nei prossimi mesi l'Aussie non possa che sottoperformare nei confronti dell'USD (i nostri target nel lungo termine sono di 0,9000 prima e 0,8067 poi). Mentre la maggior parte degli investitori si attende lo scoppio della bolla di liquidità artificiale create dalle banche centrali, giova ricordare gli effetti che un rafforzamento significativo del USD potrebbe provocare, specialmente per il fatto che il biglietto verde è stato utilizzato come moneta di finanziamento nella speculazione sui mercati emergenti: in caso di un forte apprezzamento infatti, potremmo assistere ad un´inversione di marcia dei carry trade e alla conseguente fuoriuscita di flussi importanti proprio da questi Paesi, come già accaduto negli anni 70 e a seguito della crisi finanziaria del 1997.
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