Cina: cambio della guardia alla PBoC?

Inviato da Redazione il Lun, 29/09/2014 - 10:32
Cina: cambio della guardia alla PBoC? Per la Cina sono settimane cruciali. Da una parte le istanze democratiche manifestate con forza nell´ex-colonia britannica di Hong Kong, dal 1997 Regione speciale della Repubblica popolare. Dall´altra un´economia che mantiene tassi di crescita inimmaginabili per l´Europa ma in rallentamento. Nell´Investment newsletter settimanale, Corrado Caironi strategist di Ricerca e finanza si chiede se la Cina possa "permettersi tassi di crescita economica progressivamente inferiori al 7,5%, target identificato dal governo per il 2014?". La risposta potrebbe essere no ma in realtà, spiega lo strategist, la domanda nasconde "una insoddisfazione nei confronti dell´attuale governatore della Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan". A sessantasei anni Xiaochuan è governatore della PBoC dal 2002 e ha ricevuto il suo terzo mandato a marzo 2013, nonostante l´età per il pensionamento sia fissata a 65 anni. Non è tuttavia l´età il problema di Xiaochuan, nè l´essere al comando della Banca centrale da 12 anni con il conseguente radicamento di potere che ciò comporta. E´ stato infatti l´attuale presidente Xi Jinping a conferirgli il terzo mandato lo scorso anno. "I segnali che porterebbero a pensare al cambio della guardia - riprende Caironi - arrivano sia dal mercato, con l´indice azionario Shanghai Composite che punta al cambio di politica monetaria ed è tornato ai massimi degli ultimi diciotto mesi, sia dalla discussione della politica interna di Pechino, dove la parte più conservatrice osserva che Zhou è troppo concentrato sulle riforme di lungo termine". In un recente articolo il Wall Street Journal ha sottolineato proprio questo punto. I leader cinesi stanno discutendo se rimpiazzare Xiaochuan in quanto maggiormente preoccupati dalle difficoltà nel rispettare l´obiettivo del 7,5% di crescita piuttosto che da riforme quali "la liberalizzazione dei tassi di interesse, la maggiore competitività del sistema bancario o la connessione tra i mercati di Shanghai e Hong Kong. Inoltre - conclude Caironi - i dati sullo shadow banking - rimangono elevati nonostante l´intenzione di un maggiore controllo, la volatilità sui tassi di interesse non piace, il mercato immobiliare è in sofferenza e gli interventi della Banca centrale sono considerati insufficienti". Tuttavia, come sempre accade in Cina l´eventuale sostituzione dell´attuale governatore è legata anche alla necessità del presidente di mettere propri uomini alle leve di comando. Sempre il Wall Street Journal mette in pole position Guo Shuqing, riformista come Zhou. Le alternative potrebbero essere gli economisti di alcune delle maggiori istituzioni finanziarie del Paese. Il possibile risultato della sostituzione sarebbe invece un controllo più ferreo sulla PBoC. Nonchè sulla liberalizzazione dei tassi di interesse che Xiaochuan ha dichiarato di poter completare entro due anni. Riforme sì, ma con tempi di decantazione adeguati e gestiti dal governo centrale. Alessandro Piu
COMMENTA LA NOTIZIA