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Zignago vetro, sbarca in Borsa un altro pezzo dell’impero Marzotto

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I vetri firmati Zignago sono pronti a sbarcare in Borsa. A patto che l’iter proceda senza alcun intoppo lo faranno sul segmento Star di Borsa italiana mercoledì 6 giugno, grazie a una Offerta pubblica di vendita (Opv) riguardante 25,5 milioni di titoli Zignago vetro messi in vendita da Zignago holding (controllata da Fimiz, a sua volta controllata dalle famiglie Marzotto e Donà dalle Rose), che pre-Ipo controlla per intero il capitale della società attiva nei mercati alimentari, cosmetici e profumeria, profumeria di lusso e contenitori speciali di vetro.


L’offerta globale è suddivisa in una offerta pubblica di un minimo di 5,1 milioni di azioni, corrispondenti al 20% dell’offerta complessiva, rivolta al pubblico indistinto in Italia e ai dipendenti, più un contestuale collocamento istituzionale. E’ inoltre prevista, da parte dell’azionista venditore ai coordinatori dell’offerta globale (Banca Imi e Ubs investment bank), la concessione di una opzione greenshoe per un massimo di 2,5 milioni di titoli, che, in caso di esercizio integrale, porterebbe a 28 milioni il numero di azioni nel complesso messe in palio con l’Ipo, corrispondenti al 35% del capitale sociale. L’offerta pubblica ha preso il via proprio oggi, così come il roadshow istituzionale, il bookbuilding e l’offerta retail. La forchetta individuata per il prezzo di quotazione è pari a 4 – 5 euro e il prezzo definitivo di offerta sarà comunicato al mercato il 4 giugno, due giorni prima del giorno fissato per il debutto a Piazza Affari.

L’Ipo, come spiegato dal management di Zignago vetro in occasione del roadshow, permetterà al gruppo di sfruttare le opportunità di sviluppo nell’industria del vetro tramite l’accesso a ulteriori strumenti finanziari e tramite la flessibilità finanziaria che la quotazione comporterà a livello di holding. E lo sviluppo non significherà per forza crescita per linee interne ma potrebbe anche tradursi in qualche acquisizione. “Oltre la crescita per linee interne – ha affermato il presidente e amministratore delegato del gruppo Zignago vetro, Franco Grisan – valuteremo anche quello che sta accadendo sul mercato per crescere eventualmente per linee esterne. I Paesi che ci interessano di più sono quelli dell’Est Europa e l’Asia, che offrono al momento la possibilità di un maggiore sviluppo. Il target di acquisizione sarà un target ragionevole, proporzionale alle nostre dimensioni. Porteremo a termine una operazione di questo genere solo se avremo l’assicurazione di creare valore”. E non è detto che debba trattarsi per forza di società più piccole perché “potrebbe essere anche una società di una certa dimensione se essa fosse ottimamente gestita e se potessimo creare valore con la nostra unione”.


E dove prenderà Zignago vetro i fondi per procedere a queste operazioni? Grisan, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha spiegato che i soldi ci sono e che “il nostro indebitamento è tale da consentirci una operazione del genere senza procedere a un aumento di capitale”. Roberto Celot, direttore finanziario e investor relator di gruppo Zignago vetro, ha precisato che la società attualmente ha un indebitamento netto pari a 50 milioni di euro, corrispondente a un debt/Ebitda vicino all’unità, vale a dire “molto più basso di tutti i nostri competitor”. In particolare, il gruppo attivo nel settore del vetro sarebbe disposto a indebitarsi fino a 200 milioni di euro per una eventuale acquisizione.


Celot, rispondendo sempre a un domanda, ha poi fatto sapere che la società prevede di raggiungere un pay-out intorno al 70% del risultato netto. “E’ chiaro – ha però puntualizzato – che la politica di dividendo andrebbe non dico cancellata ma comunque riconsiderata in caso di crescita per linee esterne”.


Visto il clamore recentemente creato dall’ormai imminente ingresso in Valentino fashion group dei fondi di private equity Permira, che hanno bruciato sul tempo gli “avversari” di Carlyle, e vista la presenza al roadshow per la quotazone di Zignago vetro di Luca Marzotto, amministratore delegato di Zignago holding nonché uno degli azionisti di Tidus, che controlla il 12,4% della maison del lusso, era inevitabile che uscisse l’argomento. Così, a riguardo, a margine della conferenza stampa per l’Ipo, Luca Marzotto ha spiegato che non è stata ancora presa alcuna decisione su una eventuale uscita di Tidus da Valentino tramite la vendita della quota a Permira. “Stiamo valutando – ha detto Marzotto – ma ancora non è stata presa alcuna decisione. Entro il 28 maggio (giorno in cui scade il periodo di trattative in esclusiva di Permira con Tidus, ndr) potremo dire qualcosa di più preciso. Siamo quattro fratelli più i cugini e ognuno di noi ragiona con la propria testa. Spero comunque che la decisione sulla cessione della partecipazione alla fine sarà presa insieme. Permira è in ogni caso uno dei primari fondi del mercato, che rispetta la nostra idea di creazione del valore”. Rispondendo poi alla domanda di chi gli chiedeva se ci fosse la probabilità di assistere ad altre offerte per Valentino, Luca Marzotto ha detto “noi siamo per la trasparenza”, lasciando intendere che quella di Permira dovrebbe ormai essere quella definitiva.