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Yuan: il segreto del paniere

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“Siamo preparati ad una fase di prolungata supremazia dello yuan rispetto al dollaro statunitense”, sostengono i responsabili del Global Fixed Income di Newton Global Bond Funds/ABC Fund. La riduzione dell’esposizione in dollari…..

La storica decisione delle autorità cinesi di passare da un sistema di cambio fisso con il dollaro statunitense a un sistema di cambio variabile rispetto a un paniere di monete (accompagnato da una rivalutazione dello yuan del 2%) era una decisione attesa dai mercati finanziari. I cinesi hanno preso e imposto al mercato questa decisione senza alcun preavviso. Secondo i responsabili degli investimenti fixed income di Newton, sono molte le conseguenze derivanti da questa mossa. Innanzitutto, la scelta di fare riferimento a un paniere di monete anziché a un regime di parità mobile, con una conseguente rivalutazione della moneta di un ammontare infinitesimale ogni giorno, costituisce una certa sorpresa. I cinesi stanno adottando il processo favorito nei Paesi dell’Estremo Oriente, dove le effettive proporzioni che le varie monete hanno nel paniere sono un segreto gelosamente custodito (ma con un notevole sbilanciamento verso il dollaro statunitense).

E’ interessante notare che, se il segreto viene rivelato, ci si apre ai mercati valutari, che possono manovrare la situazione perseguendo i propri fini o (come ha sperimentato il Regno Unito) forzare le nazioni sovrane a fare cose che non farebbero se fossero lasciate libere di utilizzare gli strumenti a propria disposizione. In tal senso, i cinesi si sono avventurati, incautamente, in un territorio che prevede la manipolazione dei mercati valutari globali; il nuovo paniere può fluttuare più o meno dello 0,3% al giorno attorno alla parità centrale. Ciò crea scompiglio, poiché nessuna nazione sovrana è grande abbastanza da controllare i mercati valutari e le autorità cinesi potrebbero trovarsi con una moneta che si apprezza dello 0,29% al giorno per un prolungato periodo di tempo. “Questa potrebbe persino essere la loro intenzione e siamo preparati ad una fase di prolungata supremazia dello yuan rispetto al dollaro statunitense”, sostengono gli esperti di Newton.

Un altro aspetto genera maggiore tranquillità in questa vicenda. Gli Stati Uniti hanno messo pressione a Pechino, intimandogli di “fare qualcosa” riguardo alla sua moneta, per un periodo di tempo così lungo e con effetti così scarsi che alla fine il Congresso statunitense ha iniziato a prendere in mano la situazione, minacciando sanzioni. A questo si aggiunga la natura protezionistica del recente rifiuto governativo all’offerta cinese per la compagnia petrolifera statunitense Unocal per ragioni di “sicurezza nazionale” . E’ chiaro che la politica di acquisire attività strategiche per ritrarne vantaggi di lungo termine a favore dell’economia cinese sta causando gravi problemi alle persone che, in passato, hanno veementemente protestato contro le pratiche restrittive, a favore del libero mercato. Gli ostacoli e il nervosismo restano elevati. Così, perché non addolcire la pillola un po’, con una rivalutazione simbolica del 2%? Poi ci sono i mercati obbligazionari. Dovremmo pensare che i cinesi ora inizieranno a vendere i titoli del Tesoro statunitense per acquistare altre valute, come se non l’avessero già fatto in preparazione a questo evento. “Come abbiamo evidenziato nel nostro ultimo rapporto, è ampiamente dimostrabile che le regioni dell’Estremo Oriente e il Giappone si sono già ritirate dal mercato obbligazionario statunitense. Ora sappiamo che ciò è avvenuto in preparazione al nuovo regime valutario”, precisa il team di Newton.

L'”impatto inflazionistico” di una svalutazione del dollaro dovrebbe, a detta degli studiosi, far crollare il mercato obbligazionario. Ebbene, un cambio di 1,36 dollari contro l’euro e un prezzo del petrolio pari a 60 dollari al barile non sono stati sufficienti a far ripartire l’inflazione. Come ha detto Alan Greenspan in una sua recente conferenza, solo l’aumento dei salari potrebbe causare una pressione al rialzo sui prezzi: dunque, dov’è il problema? Quando i mercati obbligazionari si calmeranno, sarà più facile comprendere che la Cina ha guadagnato dollari da reinvestire e che il paniere valutario è fortemente sbilanciato verso il dollaro: dunque, nessun cambiamento. Si deve tuttavia ammettere che, nel frattempo, potrebbero esserci alcuni momenti difficili da affrontare.

La considerazione finale formulata da team e più esoterica (ma non meno reale) da trarre da tutto ciò è la tesi per cui l’economia, come disciplina dominante, sia ormai morta. Secondo i gestori, c’era un tempo in cui la storia era subordinata alle dinamiche dell’economia del libero mercato. Ora sembra che l’economia sia subordinata agli avvenimenti storici, come l’emergere della Cina, l’invecchiamento della popolazione mondiale, lo sviluppo di una forma ibrida di capitalismo socialdemocratico in Europa o, anche, l’affacciarsi delle sensibilità islamiche (sia di tipo democratico che teocratico) nelle teorie globali di politica economica. Queste sono idee troppo grandi per essere controllate dalla mera economia. In tal caso ci dovremmo attendere che i mercati finanziari siano influenzati non dai risultati di fogli di lavoro che dicono “ciò che è giusto” in base alla teoria economica, ma che, invece, si inchinino ai temi strategici di lungo termine che fanno capolino in un nuovo ordine e distorcono le cose oltre a quanto farebbe normalmente la razionalità economica. A cura di www.fondionline.it