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Yen torna a scendere, in rally le valute nordiche

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Inizio di ottava con quotazioni nuovamente di discesa per lo yen. Il cross dollaro/yen si è spinto fino a 93,5 yen, poco sotto i massimi dal maggio 2010 toccati settimana scorsa a 94,06. A metà settimana è in agenda il secondo meeting del 2013 per la Bank of Japan (BoJ) e non sono attese ulteriori novità a livello di allentamento monetario dopo l’innalzamento del target di inflazione al 2% decretato a gennaio e il nuovo QE “open-ended” che avrà avvio a gennaio 2014. In attesa di sapere chi sarà il successore di Shirakawa che settimana scorsa ha annunciato che lascerà in anticipo la guida della banca centrale, oggi Haruhiko Kuroda, presidente dell’Asian Development Bank e tra i potenziali candidati alla poltrona di governatore della BoJ, ha fatto presente che ci sono molti strumenti per raggiungere il target di inflazione al 2%. Parole che hanno fomentato le attese di nuove azioni ultra-espansive.
Mancati movimenti rialzisti riguardano oggi la corona svedese e quella norvegese. La prima è salita sopra quota 6,4 rispetto al dollaro sulle attese di un nulla di fatto della Riksbank nel meeting in agenda il 13 febbraio con tassi fermi all’1%. La corona norvegese sale in scia al dato odierno sull’inflazione, salita oltre le attese a livello “core” (1,2% a gennaio rispetto all’1,1% del mese precedente).

In Europa, mentre l’euro si mantiene in area 1,3375 dollari, tiene ancora banco la questione della guerra delle valute e le possibili azioni da intraprendere per contrastare in futuro per contrastare eccessivi apprezzamenti dell’euro. l ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha rimarcato che i Paesi dell’area euro devono collaborare maggiormente sul fronte del tasso di cambio e l’argomento sarà trattato nell’Eurogruppo odierno. Settimana scorsa il presidente francese Hollande aveva rimarcato che l’euro viaggia a livelli troppo alto.
“Nonostante il rally messo in atto dall’euro da settembre in avanti – rimarca Goldman Sachs nel suo Global Portfolio Strategy Research pubblicato venerdì scorso – molti investitori hanno sostanzialmente ridotto l’esposizione all’euro durante la crisi, comprese le banche centrali, e una ulteriore normalizzazione potrebbe spingere l’EUR/USD a livelli superiori”. La banca d’affari statunitense, nonostante il rischio al ribasso legato alla crescita economica dell’eurozona, ritiene che nel lungo periodo una più profonda integrazione nella zona euro dovrebbe rafforzare ulteriormente l’euro.