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Yen si mantiene sui minimi contro dollaro, mercato guarda a mosse Fed

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Fari del forex già rivolti al meeting della Federal Reserve che parte oggi per concludersi domani. Non sono attese sorprese con la banca centrale statunitense che dovrebbe proseguire il tapering con chiusura del programma di acquisti di asset il mese prossimo. L’attenzione appare tutta rivolta al timing del primo rialzo dei tassi. “Non è escluso che nuovi spunti in tal senso giungano già in questa sede o direttamente o indirettamente attraverso qualche modifica nella strategia di comunicazione”, rimarca oggi Asmara Jamaleh, economista di Intesa Sanpaolo.

Aspettative circa un a stretta monetaria prima del previsto hanno sostenuto nelle ultime settimane il dollaro Usa che ha toccato i massimi a 6 anni sullo yen. Il cross usd/yen si è spinto fino a 107,39 venerdì scorso, sui massimi dal settembre 2008, e anche oggi si mantiene sopra i 107 yen.

I dati sui fed funds futures compilati da Bloomberg vedono al 78% la probabilità di un rialzo dei tassi nel settembre 2015 rispetto al 73% di inizio mese. I tassi sono fermi nel negli usa nel range 0-0,25% dal dicembre 2008.

Oggi il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha rimarcato che il recente calo dello yen nei confronti del dollaro è una conseguenza naturale della forza del recupero economico degli Stati Uniti e non è necessariamente un fattore negativo per l’economia del Giappone. “Io non vedo alcun problema particolare da graduali e naturali fluttuazioni dei tassi di cambio che riflettono lo stato reale delle condizioni economiche e finanziarie”, ha detto oggi Kuroda. Recentemente in Giappone si sono acuiti i timori circa le possibili controindicazioni del calo dello yen che va ad aumentare il costo dell’importazione di carburante e delle materie prime per le imprese giapponesi. Secondo il numero uno della BoJ per le imprese nipponiche “la stabilità dei tassi di cambio è estremamente importante. La BoJ fa del suo meglio per garantire la stabilità monetaria ma sul cambio possono pesare diversi fattori come ad esempio l’andamento economico in Stati Uniti, Europa e Asia”.