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Yen: braccio di ferro Usa-BoJ potrebbe ostacolare il recupero della valuta

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Nelle ultime settimane i mercati sono stati caratterizzati dal ritorno di un clima di risk-off generalizzato. La rinnovata reticenze nei confronti di Donald Trump da un lato e l’allarme “spread” tornato a squillare nell’Eurozona dall’altro hanno di fatto catalizzato la domanda degli investitori verso i beni e le valute considerate rifugio.

Ecco che in questo contesto lo yen giapponese è tornato a dir la sua nel mercato valutario, con apprezzamenti che hanno interessato la divisa del Sol levante sia nei confronti del dollaro statunitense che verso l’euro.

Nella settimana in corso, precisamente martedì, il cambio euro/yen è sceso sotto la soglia psicologica a 120 yen, livello che mancava al 30 novembre scorso, allontanandosi ancor più dai massimi 2017 a 124 yen. Andamento analogo ha interessato il cross dollaro/yen, scivolato sotto la soglia dei 112 yen che non veniva violata stabilmente da metà novembre 2016.

Dinamiche corroborate dai numeri forniti dal Commodity Futures Trading Commision (CFTC), secondo cui le posizione nette che puntano all’indebolimento dello yen (che corrisponde alla salita del cambio contro euro e dollaro, ndr) sono diminuite per la quinta settimana consecutiva, del 13% circa, toccando i livelli minimi da metà dicembre 2016.

La riunione della Bank of Japan è stato il principale catalizzatore di questo movimento, con il governatore Kuroda che ha alzato le stime per la crescita del Paese (1,5% dal precedente 1,3%), lasciando però invariate le aspettative d’inflazione all’1,5% per l’anno fiscale 2017.

In questo quadro i riflettori rimangono puntati sul Paese del Sol levante, con il meeting fra il primo ministro Shinzo Abe e Donald Trump in agenda domani.

Secondo la stampa giapponese al centro del confronto fra i due premier vi sarà con assoluta certezza il tema valutario. Nei primi giorni di presidenza degli Usa il Tycoon ha più volte accusato Cine e Giappone di manipolare il cambio, mantenendo le rispettive divise domestiche deboli rispetto al dollaro americano.

Sono dunque le volontà di Trump, che ha dichiarato espressamente il dollaro “troppo forte per l’economia americana”, che potrebbero rappresentare un ostacolo al recupero della divisa nipponica nel breve termine.