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Xi indica la via: New Cina con porte aperte a investitori esteri, obiettivo leadership mondiale anche nell’ambiente

Il presidente cinese Xi apre il 19° Congresso del partito comunista. Focus su apertura al mondo e sensibilità su temi ambientali, in contrasto con le posizioni di Trump

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Xi Jinping apre a una nuova era per la Cina con il partito comunista sempre più forte alla guida del paese.  Il presidente cinese ha inaugurato il 19° Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) parlando più e più volte di “nuova era” nel suo discorso durato tre ore e mezza. L’impegno principale è per una costruire un Paese socialista moderno che sarà governato dal partito ma aperto al mondo. Sull’economia è infatti arrivata l’apertura di Xi Jinping agli investitori stranieri: “La Cina non chiuderà le sue porte al mondo, diventeremo sempre più aperti – sono state le parole di Xi – . L’apertura porta progressi, la solitudine se li lascia alle spalle”.

Durante il primo mandato di Xi, la Cina ha deluso molti sul fronte delle riforme orientate al mercato.

Il maggiore impegno sull’ambiente in contrapposizione a Trump

Xi, ritenuto il leader cinese più potente dopo Mao Zedong, ha dato una visione fiduciosa per pervenire a una Cina più prospera, sottolineando l’importanza di eliminare la corruzione e ridurre la sovraccapacità industriale, la disuguaglianza e l’inquinamento. Il programma al 2050 vede la Cina leader mondiale anche nell’ambiente.

Molti credono che Xi sfrutterà il Congresso per aumentare il suo potere riempiendo le posizioni chiave del partito e militari con i suoi fedeli sostenitori. Xi, ritenuto il leader cinese più potente dopo Mao Zedong, ha dato una visione fiduciosa per pervenire a una Cina più prospera, sottolineando l’importanza di eliminare la corruzione e ridurre la sovraccapacità industriale, la disuguaglianza e l’inquinamento. Il programma al 2050 vede la Cina leader mondiale anche nell’ambiente.

Il maggiore impegno sul clima va in  contrasto con quanto fatto da Donald Trump che a inizio hanno ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo climatico di Parigi.

Il presidente cinese ha già in passato cercato di posizionarsi come un possibile punto focale per un ordine mondiale orientato alla globalizzazione, in contrasto con alla politica “First America” di Trump.

Il 19° Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) è chiamato a definire la nuova leadership e i progetti strategici primari per lo sviluppo del gigante asiatico nei prossimi cinque anni. Si concluderà il prossimo 24 ottobre. Gli osservatori e gli strategist sono concordi nel ritenere che questo Congresso supporterà il processo di transizione con cui l’economia nazionale intende arrivare alla “New China”, ossia alto livello di consumi, una crescita del settore dei servizi e della produttività basata sull’innovazione.

Il problema dell’indebitamento

Solitamente nell’anno successivo al Congresso l’attività economica di tipo tradizionale – soprattutto in termini di investimenti e di crescita del credito – tende ad aumentare. Ora però i leader si trovano a fronteggiare un contesto di eccesso di debito accumulato delle imprese a controllo statale e secondo Emil Wolter, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets sarebbe invece preferibile una crescita del Pil più bassa e “auto-sostenuta” rispetto a una più alta in termini numerici ma “amministrata” e spinta da investimenti di qualità inferiore.
“È ampiamente riconosciuto che la Cina ha un problema di indebitamento”, concorda Nitesh Shah, Commodity Strategist per ETF Securities che però sottolinea come la Cina presenti anche capacità uniche di mitigazione “che possono aiutarla a gestire una ricaduta disordinata del mercato del credito”. Tra queste “l’elevato tasso di risparmio delle famiglie, l’eccedenza delle partite correnti, debiti esteri moderati, massicce riserve valutarie, tassi d’interesse nettamente superiori a zero e una banca centrale competente, abituata ad immettere liquidità e ad utilizzare misure quantitative”.