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Weidmann e Draghi cercano di smorzare toni guerra valute

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In attesa di vedere cosa uscirà dal G20 che parte oggi a Mosca, la Germania torna a prendere posizione sulla questione guerra delle valute allontanando ogni ipotesi di risposta della Bce per frenare l’ascesa dell’euro. “La Bce si asterrà da manipolazioni dei tassi di cambio”, ha detto oggi il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, nel corso di un’intervista concessa a Bloomberg, ribadendo che il processo di apprezzamento dell’euro negli ultimi mesi “riflette la ritrovata fiducia sull’eurozona ed è in linea con i fondamentali dell’area”. Weidmann ha poi rimarcato che tasso di cambio è solo uno dei fattori in grado di determinare l’inflazione “e non vogliamo che le azioni di politica monetaria siano guidate da un singolo fattore”.

Il membro del consiglio Bce ha poi detto che i tassi di cambio non saranno l’argomento principale del G20, ma uno dei tanti. Di diverso avviso era stato ieri il Ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, secondo cui è necessario che il G20 passi da frasi generiche ad azioni “specifiche” per evitare il rapido deprezzamento di una valuta, riferendosi abbastanza apertamente alla rapida svalutazione dello yen (-15% sul dollaro negli ultimi 3 mesi) favorita dall’atteggiamento ultra-espansivo messo in atto dalle autorità nipponiche.

Sulla questione è intervenuto anche Mario Draghi che da Mosca ha sottolineato che le attuali chiacchiere sulle valute sono inappropriate, sterili e controproducenti. “Il tasso di cambio – ha detto Draghi – non è un target politico, ma è importante per crescita e stabilità prezzi.
La reazione odierna alle parole di Weidmann è stata comunque un deprezzamento dell’euro che ha toccato un minimo di giornata a quota 1,331, sui livelli più bassi dallo scorso 24 gennaio.