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Per Wall Street i tre giorni peggiori dal 2002, l’Europa tiene in apertura

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Avvio di seduta sorprendentemente positivo per le Borse del Vecchio continente, non scalfite dal nuovo capitombolo di Wall Street, che con i ribassi della seduta di ieri ha inanellato la terza sessione consecutiva in calo. L’S&P500 ha registrato complessivamente nei tre giorni una flessione del 5,86%, il Dow Jones del 4,84%, cali che non si vedevano dal 2002. Dopo i primi scambi il Cac40 francese, lo Smi svizzero e l’S&P/Mib milanese si muovevano in territorio positivo, mentre l’Aex di Amsterdam e il Dax tedesco segnavano solo moderati cali. Nel momento in cui si scrive Dax e Cac arretrano dello 0,23%, il Ftse100 inglese dello 0,20%, mentre lo Smi è invariato. A Milano il Mibtel cede lo 0,12% a 27187 punti e l’S&P/Mib lo 0,10% a36203 punti.


 


Quella di ieri è stata la peggior seduta del 2008 per Wall Street, con l’indice Dow Jones arrivato ai minimi degli ultimi 10 mesi e tutti i maggiori indici in calo di almeno 2 punti percentuali. Da inizio anno, in sole 12 sessioni di Borsa quindi, il Dow Jones ha lasciato sul terreno l’8,3%, ossia più di mille punti e ora quota 12mila non appare più tanto lontana. Non poteva essere diversamente data la mole di notizie negative giunte nel giro di poche ore. Merrill Lynch (-10,2% in chiusura) ha annunciato svalutazioni per 14,6 miliardi e perdite trimestrali per quasi 10 miliardi, l’indice manifatturiero di Philadelphia è crollato a -20,9, un valore che gli analisti ritengono coerente con una recessione, le costruzioni di nuove case sono diminuite del 14%, il peggior dato dal 1991. Moody’s e Standard & Poor’s hanno poi annunciato che potrebbero tagliare la valutazione delle società che si occupano di assicurare i bond. I titoli di una di queste, la Ambac ha chiuso le contrattazioni con un calo del 51,9 per cento. Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, ha infine chiesto un intervento del governo con misure fiscali straordinarie per sostenere la spesa degli americani e dunque l’economia. Parole che hanno rinfrescato agli operatori le idee sullo stato dell’economia americana e sulla gravità della crisi. Oggi Bloomberg riporta indiscrezioni secondo le quali l’amministrazione Bush avrebbe già allo studio un piano di stimolo della portata complessiva di 150 miliardi di dollari.


 


Il nervosismo non si è trasferito nemmeno sulle piazze asiatiche, attualmente contrastate. Tokyo, che ha già chiuso, lo ha fatto in territorio positivo, con il Nikkei in progresso dello 0,6%.