Wall Street, tanti motivi per non brillare nell'ultimo trimestre dell'anno

Inviato da Alessandro Piu il Mar, 02/10/2012 - 12:21
L'indice S&P500 dista poco meno di 7 punti percentuali dai massimi dell'ottobre 2007, ha recuperato il 116% dai minimi del marzo 2009 e da inizio anno mostra una performance positiva che sfiora il 15%. Se si osserva l'ultimo rally, infine, quello inaugurato a inizio giugno, il rialzo è del 13%. Non è così raro che in un anno elettorale il principale indice di Wall Street mostri performance in doppia cifra in un anno elettorale. E' già capitato altre nove volte dal 1944. In altre cinque occasioni l'anno si è concluso con un rialzo inferiore al 10% mentre per tre volte l'S&P500 ha perso terreno, due volte con ribassi molto contenuti, nel 2004 con un calo del 10% circa.

Tutto sembrerebbe predisposto per registrare, a fine 2012, un nuovo anno elettorale in doppia cifra. Tuttavia ci sono molte incertezze e gli analisti sono molto prudenti sull'andamento del trimestre finale dell'anno. Un primo dubbio nasce dall'attesa di una stagione di trimestrali deludenti. Gli utili delle società dell'S&P500 potranno anche battere le attese, ma si tratta di attese riviste più volte al ribasso. "Gli allarmi sugli utili lanciati di recente da imprese di primo piano quali Caterpillar, Fedex e Nike - sottolineano gli analisti di Banque de Dépots et de Gestion - spesso considerate ottimi barometri dell'attività economica, hanno suffragato l'impressione che le performance delle società americane nel terzo trimestre non saranno certo delle più brillanti. Le stime degli utili trimestrali delle aziende comprese nell'S&P500 sono state più volte riviste al ribasso e gli analisti finanziari si aspettano ormai una flessione media del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2011". La prima trimestrale in uscita è quella di Alcoa, il prossimo 9 ottobre.

Un'altra osservazione interessante è il livello previsto del rapporto prezzo/utili dell'indice. Attualmente è sopra quota 14, storicamente non elevato. Le stime di consensus di Bloomberg vedono il dato a 12,85 per l'intero 2012, contro il 9,64 del Vecchio continente. Anche l'indicatore Vix, tornato su livelli minimi sotto i 14 punti nel corso del mese di settembre, ha dato segnali di nervosismo risalendo sopra 16.

Il tutto si inserisce all'interno di un panorama economico non esaltante a livello globale che spinge le Banche centrali a politiche di espansione monetaria e non convenzionali. La stessa Royal Bank of Australia ha abbassato a sorpresa, stanotte, i tassi di interesse al 3,25% preoccupata dei segnali negativi in arrivo dall'area geografica con cui sono maggiori i suoi rapporti, l'Asia. Secondo i dati della World trade organization quest'anno il commercio mondiale si espanderà di appena il 2,5% contro il 5% del 2011 e il 14% del 2010.

Infine, ma in grado di dominare su tutti gli altri temi toccati, ci sono naturalmente le elezioni e il fiscal cliff che seguirà a stretto giro di posta. Il secondo in particolare comincia ad aleggiare sinistramente sui mercati. Se ne dovrebbe occupare, infatti, un Congresso a fine mandato e che dovrebbe agire tra le elezioni e la fine dell'anno. Tempi troppo stretti secondo la maggioranza degli analisti.
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