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Da Wall Street segnale di forza, ma movimento Treasury fa paura. Fed verso 4 rialzi nel 2018

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L’inflazione Usa fa sempre più paura ma Wall Street questa volta non ha pagato dazio, anzi. La sorpresa negativa arrivata dal cpi di gennaio (+2,1% annuo rispetto al +1,9% atteso) ha scatenato ulteriori vendite sui Treasury che però questa volta non hanno contagiato l’umore dell’azionario con gli indici di Wall Street saliti di oltre l’1%.

Il rendimento dei Treasury decennali è aumentato fino al 2,93%, il livello più alto in oltre quattro anni. Sell-off sull’obbligazionario ripreso anche in Europa con il rendimento del Bund tedesco a 10 anni oltre quota 0,77%, sui massimi a due anni e il Btp decennale italiano che segna un tasso del 2,08%.

 

Più concreta la prospettiva di 4 rialzi Fed

Movimento dettato dall’aumento delle scommesse dei trader su una Federal Reserve più aggressiva sui tassi nel corso del 2018 in scia all’aumento delle pressioni inflattive. Il numero di aumenti dei tassi di interesse della Federal Reserve potrebbe arrivare a quattro entro la fine dell’anno rispetto ai 3 rialzi indicati dai dot plot della Fed. Dopo il rilascio ieri dell’inflazione Usa di gennaio il mercato dei futures sui fed funds riflette un’aspettativa leggermente più alta per i tassi di interesse con in aumento le possibilità che a fine anni i rialzi siano ben quattro.

Ieri il Dow Jones è salito dell’1,03%, l’S&P 500 dell’1,34% e il Nasdaq dell’1,86%. Segnali positivi anche dalla volatilità, in ulteriore discesa. L’indice Vix, che misura la volatilità dell’S&P 500, è sceso sotto quota 20 punti rispetto ai picchi a 50 (massimi dall’agosto 2015) toccati settimana scorsa. “Il recupero inaspettato dei listini azionari è accompagnato da una discesa importante del VIX, elemento che ci spingerebbe a pensare che il peggio sia alle spalle, almeno per ora. La cautela è d’obbligo e i dati dei prossimi giorni potrebbero aprire a un ritorno delle incertezze”, argomenta Vincenzo Longo, market strategist di IG.

A far dubitare è l’andamento opposto di azioni e bond, mentre settimana scorsa le tensioni sui Treasury si erano riversate sull’azionario. “L’assenza di reazione all’ulteriore salita dei tassi sembra aver indotto gli investitori a riaprire i portafogli con maggior decisione”, sottolinea Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr. Dal punto di vista tecnico, argomenta Sersale, l’S&P 500 ha ancora un po’ di lavoro da fare prima di assumere una tendenza più decisamente costruttiva, ma la decisa forza di ieri, nonostante dato e direzione dei tassi “ostili”, costituisca un bel segnale da parte dei mercati azionari.

Dollaro deraglia, perchè?

Andamento anomalo per il dollaro, che ha ripreso la via dei ribassi con cross euro/dollaro tornato questa mattina sopra quota 1,25. Reazione controdeduttiva visto che i riscontri di ieri armano più la mano della Fed. Nei giorni scorsi la forza del dollaro era dipesa almeno in parte dal de-risking e quindi “per quanto sorprendente, la debolezza rispetta la recente correlazione negativa del biglietto verde con il risk appetite“, sottolinea Sersale. Sullo sfondo c’è poi l’impatto dei corposi piani di spesa già approvati dal Congresso (taglio delle tasse e ulteriore spesa di 300 mld $ in due anni) sul deficit di bilancio, in un contesto di deficit commerciale anch’esso in espansione. “Il timore degli operatori – sottolineano gli esperti di MPS Capital Services – è che le esigenze di finanziamento di tali piani possano non essere del tutto coperte dall’afflusso di capitali esteri, con il cambio che in questo contesto diventa la variabile di aggiustamento”.