Wall Street: nell’S&P 500 torna la febbre da buy back

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Le operazioni di riacquisto di azioni proprie hanno raggiunto livelli record negli Usa. Le imprese quotate sullo Standard and Poor’s 500 hanno acquistato titoli propri per un valore di 116.000 milioni di dollari (90.554 milioni di euro) nel secondo trimestre del 2006, il 43% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il trend dimostra che le imprese nordamericane continuano a preferire questo tipo di strategia per utilizzare l’enorme liquidità accumulata negli ultimi anni. Il veicolo prescelto per investire la liquidità in eccesso, rappresenta una manna per gli azionisti. I buy back – solitamente utilizzati come forma indiretta per retribuire gli azionisti – si trasformano in una modalità per dare impulso alla quotazione del titolo in Borsa. Un beneficio supplementare per l’azionista è la riduzione del numero di soggetti che beneficeranno della distribuzione degli utili futuri.

Dopo anni di ristrutturazioni che hanno fatto seguito alla crisi derivante dallo scoppio della bolla speculativa sui titoli tecnologici, le imprese, ora sane, possono fare affidamento su un muscolo finanziario solido. Alcuni esperti sostengono che la strategia consente alle imprese di migliorare i propri margini di manovra (in termini di tesoreria o di future acquisizioni). Per tali motivi, le operazioni di riacquisto sarebbero da preferire alla semplice distribuzione dei dividendi (vista come una de- capitalizzazione delle società).

Altri interpretano il fenomeno come un segnale di fiducia. La crescita della domanda di azioni ha costretto le corporate ad operare una scelta: optare per l’acquisto di azioni proprie o lanciarsi in operazioni di acquisizione. Il buy back può essere utilizzato dal management per lanciare due tipi di messaggi al mercato: 1) crediamo che l’impresa valga più di quanto sia valutata dal mercato; 2) non riusciamo ad individuare opportunità di investimento migliori .

Gli analisti di Standard and Poor’s hanno evidenziato che questa tendenza ha subito una forte accelerazione a partire dall’ultimo trimestre del 2004, e continua a crescere sia in volume sia nel numero di imprese che ricorrono a questa strategia. Il record di 116.000 milioni di dollari è direttamente correlato ai buy buck realizzati dal 40% delle imprese quotate sullo Standard and Poor’s 500. Negli ultimi sette trimestri, le società quotate sull’indice Standard and Poor’s 500 hanno speso 630.000 milioni di dollari (491.800 milioni di euro) per il riacquisto di titoli propri. Attualmente, la metà di queste imprese hanno meno titoli in circolazione. Le imprese optano – di solito- per l’ammortamento di tali riacquisti, ma in alcuni casi utilizzano i titoli come ‘mezzo di scambio’ in operazioni di acquisizione.

Gli analisti di Standard and Poor’s individuano un motivo di allarme nel trend in atto: l’impatto artificiale che generano i riacquisti sul beneficio per azione (cresciuto in oltre il 20% dei casi). Standard and Poor’s prevede che la tendenza in corso continui nei restanti mesi del 2006, e teme che alcune imprese optino per questa strategia per mascherare il proprio beneficio per azione. I buy back, uniti ai maggiori introiti, potrebbero generare un incremento addizionale del beneficio per azione dell’1,3% nel 2006. Tuttavia, alcuni esperti ricordano che il ratio P/e delle società non verrà influenzato da queste operazioni (visto che è basato sul livello di capitalizzazione). A cura di www.fondionline.it