Per Wall Street inizio anno migliore dal 2013. Strategist parlano di Grande Rotazione

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Wall Street sottotono nella seduta odierna, ma pronta a concludere il primo trimestre del 2017 all’insegna dei rialzi: in particolare, per lo S&P, i primi tre mesi dell’anno si sono confermati il miglior trimestre di inizio anno dal 2013, con un guadagno pari a +5,8%. Stando ai dati riportati da Thomson Reuters, l’indice azionario è scambiato al momento a un valore pari a 18 volte gli utili attesi per i prossimi 12 mesi, rispetto alla media di lungo termine di 15 volte.

Ma a fare bene in questo trimestre è stato l’intero azionario globale, con l’MSCI World Index che ha riportato un balzo superiore a +6%, registrando il trimestre di inizio anno migliore dal 2012. 

L’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona da parte della premier britannica Theresa May, avvenuta mercoledì 29 marzo per dare il via alle trattative sulla Brexit, non ha spaventato più di tanto l’azionario europeo che, nel periodo compreso tra gennaio e marzo, ha incassato un guadagno del 5%, inanellando il terzo trimestre consecutivo di rialzi. 

Ad aggiudicarsi la palma della vittoria sono stati però i mercati emergenti, con l’indice di riferimento MSCI che ha guadagnato ben +12,5%, prendendo come riferimento il valore ottenuto in dollari. Focus sulla borsa di Hong Kong, che ha assistito a un rally, nel trimestre, del 9,8%, mentre l’indice CSI 300 dell’azionario cinese è salito del 4,3%.

Sul fronte valutario, nel primo trimestre l’indice del dollaro ha ceduto -1,7%, soffrendo il trend di inizio anno peggiore in 12 mesi: la valuta Usa ha scontato lo smorzarsi delle speculazioni sull’arrivo imminente di un bazooka fiscale firmato Trump che l’avevano portata, a inizi 2017, a testare il record in 14 anni. L’indice -(riferimento a ICE US Dollar Index (DXY) – si appresta tuttavia a terminare la prima settimana in territorio positivo da quella terminata lo scorso 3 marzo, anche se su base mensile ha perso lo 0,9%. 

Si chiude una settimana piuttosto scatenata per l’euro che, dopo essere balzato oltre la soglia di $1,09 lo scorso lunedì, al record dal novembre del 2016, ha fatto dietrofront, scontando soprattutto la pubblicazione di un report esclusivo sulla Bce e l’indebolimento delle pressioni inflazionistiche in Eurozona, a un tasso di crescita di appena l’1,5%, rispetto all’1,8% atteso. La moneta unica oscilla nei pressi di $1,0670.

Cosa aspettarsi, a questo punto, nei prossimi mesi dell’anno? Così a Reuters Angus Sippe, gestore di portafoglio multi-asset per Schroders.

“Siamo relativamente ottimisti sulla crescita globale ma riteniamo che il trade ciclico si sia allontanato dai fattori legati a Trump e ai suoi stimoli fiscali. Siamo invece più ottimisti sull’Eurozona“. Sippe ha aggiunto tra l’altro di essere lievemente short sul dollaro.

C’è chi parla, come fa notare un articolo di Cnbc, anche di Grande Rotazione dagli asset Usa a quelli europei. Per Fathom Consulting, per esempio, nonostante il balzo del 5,6% dall’inizio dell’anno, il principale indice azionario della Germania, ovvero il Dax, “ha un ulteriore margine di rialzo per tutto il resto dell’anno” anche perchè, recita una nota, “prevediamo un’espansione del Pil tedesco dell’1,8% nel 2017, con una performance migliore sia rispetto all’outlook del consensus che rispetto all’Eurozona nel suo complesso”. 

Tra gli asset perdenti del trimestre, sicuramente le quotazioni del petrolio, che si avviano a chiudere il periodo con una perdita del 6,8%; mentre i ripetuti episodi di avversione al rischio, uniti alle maggiori aspettative su una crescita dell’inflazione, hanno portato l’oro a balzare di quasi +8% nello stesso periodo di tempo, attorno a $1.240 l’oncia.

Attenzione inoltre all’asset che, stando a quanto riporta Blooomberg, ha riportato la migliore performance del primo trimestre dal 1975: si tratta della rupia indiana, la valuta asiatica migliore di questi ultimi tre mesi, che ha segnato un rally +4,7%, sulla scia dei forti flussi di investimento in entrata.

Il valore dei corporate bond indiani e dei titoli di stato indiani denominati in rupia detenuti dagli investitori esteri è balzato nei primi tre mesi dell’anno di 359,4 miliardi di rupie, con flussi in entrata di 272 miliardi di rupie soltanto nel mese di marzo. Dalla fine del 2016 i fondi stranieri hanno investito inoltre l’equivalente di $6,1 miliardi nell’azionario indiano.

Nel mese di marzo, la rupia ha guadagnato il 2,8% a quota 64,85 per dollaro.  E l’indice azionario S&P BSE Sensex è balzato dell’11,2%, riportando il trimestre più forte da quello terminato nel giugno del 2014.