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A Wall Street esplode il caso Marc Faber: cacciato dai cda e allontanato dai media dopo frasi razziste

Tra le sue dichiarazioni: “Grazie a Dio l’America è stata popolata dai bianchi, e non dai neri. Altrimenti, sarebbe stata come lo Zimbabwe, a cui forse potrà assomigliare comunque, un …

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E ora a Wall Street esplode il caso Marc Faber. Il guru noto per le sue scommesse bearish contro i mercati e per le sue view contrarian, l’investitore che ha anticipato il crash dei mercati, nel Black Monday del 1987, ha rilasciato nella sua newsletter di ottobre, “The Gloom, Boom & Doom Report”, dichiarazioni che hanno gelato l’intera comunità finanziaria, e non solo.

Marc Faber ha scritto di ritenere che il motivo del successo dell’America risieda principalmente nel fatto che si tratta di un paese governato da “bianchi”.

“Grazie a Dio l’America è stata popolata dai bianchi, e non dai neri. Altrimenti, sarebbe stata come lo Zimbabwe, a cui forse assomiglierà comunque, un giorno. Ma, almeno per 200 anni, l’ America è stata sotto il sole economico e politico di una maggioranza bianca”.

Faber ha continuato, difendendo la propria posizione:

“Non sono razzista, ma la verità, e non importa quanto non sia politicamente corretta, deve essere detta. E non dimentichiamo che i capi delle tribù africane erano più che felici di vendere i propri schiavi a commercianti di schiavi bianchi, neri e arabi“.

Contattato via email dalla Cnbc, il guru non ha fatto alcun passo indietro:

“Se parlare di fatti storici fa di me un razzista, allora probabilmente sono un razzista. Per anni, i giapponesi sono stati condannati perchè hanno negato il massacro di Nanchino”.

Una frase, questa, che è risultata poco chiara, nel senso che non si riesce a capire il motivo per cui Faber abbia fatto questo esempio.

Faber ha scritto di essere anche contro la rimozione delle statue degli Stati Confederati e del Sud razzista, che risalgono al XIX secolo, affrontando una questione tuttora molto dibattuta in America, soprattutto dopo le violenze che hanno colpito la cittadina di Charlottesville.

Diversi sono i politici Usa che intendono rimuovere le statue, in quanto simboli del passato razzista del paese. Ma per il veterano di Wall Street, “l’unico crimine” commesso dagli uomini a cui sono state dedicate quelle statue è stato quello di difendere la schiavitù.

Sta di fatto che ora Marc Faber sta pagando le conseguenze del suo sfogo da suprematista bianco. In poche ore, attorno a lui si è formato il vuoto.

Un portavoce della Cnbc ha riferito nella giornata di martedì che la rete televisiva non ha più intenzione di invitare il guru alle sue trasmissioni.

Ty Trippet, portavoce di Bloomberg Television, ha aggiunto che Faber non “è andato in onda con noi dal giugno del 2016, e non intendiamo invitarlo in futuro”.

Diverse società nei cui board siede in qualità di consigliere hanno preso la decisione di cacciarlo. In un’intervista telefonica rilasciata a Marketwatch è stato lo stesso Faber a dire di aver ricevuto già una email dalla società di gestione canadese Sprott, che gli ha chiesto di rassegnare le dimissioni.

Sprott ha anche diramato un comunicato con il commento dell’AD Peter Grosskopf: “I recenti commenti di Faber sono profondamente deludenti e contraddicono del tutto la view di Sprott e dei suoi dipendenti”.

La stessa linea è stata presa da Ivanhoe Mines, che lo scorso anno aveva scoperto il deposito di rame più grande del Congo, e che ha reso noto di aver chiesto e ottenuto le dimissioni di Faber  suo cda.

“Il rispetto e la dignità per tutte le persone sono i pilastri fondamentali della nostra impresa e la guida di ogni aspetto dei nostri affari. La tolleranza verso il razzismo è pari a zero”.

Faber è stato cacciato anche da Novagold Resources.

E così come hanno comunicato Cnbc e Bloomberg, anche Fox Business Network ha reso noto che l’investitore non sarà più invitato a partecipare ai suoi programmi.

Dal canto suo, in un’intervista rilasciata a MarketWatch, Marc Faber ha detto di temere per il futuro della libertà di parola negli Stati Uniti in particolare, e nel mondo in generale:

“Se bisogna vivere in una società in cui non si possono esprimere le proprie opinioni, e le proprie opinioni sono immediatamente condannate senza che ci sia una ulteriore analisi e in assenza, anche, di un’analisi del contesto in cui sono scritte, allora vuol dire che siamo arrivati a una situazione spiacevole per la libertà di stampa e di parola”.

Faber ha inoltre dichiarato nell’intervista a Marketwatch che “gli africani useranno sempre la scusa (dell’oppressione) per giustificare i loro problemi economici, dicendo che ‘è tutta colpa dei colonialisti’. E invece, a suo avviso, “starebbero molto meglio in un sistema di colonialismo occidentale”.

Nel frattempo, con il passare delle ore la polemica si infiamma sui social.