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Wall Street e la voglia di rally post midterm. Sguardo a Fed, dazi e presidenziali 2020

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Wall Strett ha accolto con favore l’esito delle elezioni midterm. In linea con le maggiori previsioni i Democratici conquistano la Camera mentre il Senato è ancora in mano ai Repubblicani. Un Congresso diviso quindi che però ai mercati non sembra dispiacere affatto e la storia dimostra che dagli anni Cinquanta l’azionario ha sempre guadagnato nell’anno successivo alle elezioni di metà mandato. Per chi vuole affidarsi ai numeri, Wall Street tende a non deludere nell’anno successivo alle elezioni di metà mandato.

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si sono tenute 18 elezioni di metà mandato e addirittura in nessun caso un anno dopo l’S&P 500 era più basso che alla vigilia del voto. In particolare, dal 1946, gli aumenti medi di Wall Street si sono attestati intorno al 17% e in genere il terzo anno del mandato presidenziale, ovvero quello che parte ora, è storicamente l’anno più forte per i mercati azionari.

Wall Street nell’anno post midterm

Archiviata la tornata elettorale è probabile che l’attenzione di investitori e analisti, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, tornerà su temi più o meno immediati: le Presidenziali del 2020, le indagini del commissario speciale Robert Mueller, la continuazione del ciclo di rialzi della Fed (e le reazioni di Trump), l’incontro tra Trump e Xi.

L’esito delle elezioni di midterm sembra ampiamente in linea con le aspettative di mercato e questo risultato dovrebbe essere considerato un marginale positivo per i mercati di rischio nel breve periodo, dal momento che si è ridotta l‘incertezza, avendo appena superato senza sorprese un evento di grande rischio. Così afferma Mohammed Kazmi, Portfolio Manager & Macro Strategist di Union Bancaire Privée (UBP) secondo cui tuttavia, guardando al futuro, le prospettive per i mercati di rischio sono ancora in qualche modo incerte, con il sentiment probabilmente spinto dagli sviluppi legati alla guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, mentre si avvicina l’incontro tra Trump e Xi in occasione del G20.  Occhi puntati domani alla FED per cui gli analisti si aspettano solo piccole modifiche in quella che non è una conferenza stampa. “Con il mercato ben prezzato per un rialzo dei tassi a dicembre” dice l’analista di UBP “ riteniamo che il board rimarrà coerente con la sua comunicazione di rialzi graduali dei tassi di interesse. Nonostante la debolezza di ottobre del mercato azionario, l’irrigidimento delle condizioni finanziarie non è stato sufficientemente ampio da spingere avanti la FED sul suo percorso di normalizzazione monetaria, soprattutto perché abbiamo già osservato una certa ripresa nei mercati di rischio, con le elezioni di midterm che sono passate senza incidenti”.

Cosa attendersi guardando anche al lungo periodo

Le elezioni di midterm 2018 “probabilmente non diventeranno un evento market-mover” aggiunge David Giroux, Head of Investment Strategy, T. Rowe Price. “Probabilmente permarrà uno stallo fino al 2020, quindi non mi aspetto che venga approvata alcuna legislazione di peso nei prossimi due anni. Gli investitori dovrebbero prestare maggiore attenzione a ciò che i tassi di interesse implicano per le valutazioni azionari, l’inflazione e i margini di profitto societari”, prosegue l’esperto, precisando che “Inoltre quest’anno abbiamo avuto una crescita molto solida, quindi la portata del rallentamento dell’economia è una tra le considerazioni principali. Tra l’altro, il 2018 è stato un anno positivo per la crescita degli utili, che probabilmente saliranno di circa il 20%. Nel 2019, gli aumenti degli utili saranno a cifra singola. L’altro fattore importante su cui focalizzarsi è la guerra commerciale con la Cina e le implicazioni più generali che essa comporta per gli Stati Uniti e per l’economia globale”.

Infine David Giroux non consiglierebbe agli investitori di adottare cambiamenti nel portafoglio in base all’outcome delle elezioni di metà mandato del 2018, ma afferma che non è “mai troppo presto” per iniziare a considerare l’impatto delle elezioni presidenziali del 2020. “Andando verso il 2020, gli investitori dovrebbero essere più reticenti nei confronti della possibilità di un cambiamento dell’amministrazione e di ciò che ciò potrebbe significare per i mercati, per l’economia, l’health care, l’energia, la difesa e le attività di M&A”, precisa. “Abbiamo avuto un’Amministrazione molto pro-business, anti-regolamentazione e di tagli fiscali, che si è rivelata molto positiva per il mercato azionario. Alcuni direbbero che questo è il motivo per cui quest’anno abbiamo assistito a una crescita economica e salariale così forte. Se si dovesse verificare un cambiamento di regime, ciò potrebbe invertire alcune di queste politiche e avere un effetto a catena sull’economia e sul mercato azionario. Il mercato è lungimirante, quindi, pensando al 2019 e al 2020, questa possibilità diventerà un elemento da considerare”.