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La volatilità segue il sentiero del 2002

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La crisi che sta interessando i mercati finanziari ha spinto economisti e operatori di mercato a tracciare una serie di analogie tra la situazione attuale e quella di alcune crisi passate, 1987 e 1998 su tutte, ma c’è stato anche chi ha rispolverato il ricordo del 1929. Minore interesse ha invece riscosso un raffronto con il calo di Borsa di fine millennio e con la recessione conclusasi nel 2002. n quell’occasione gli indici erano stati colpiti dal ritorno alla realtà dopo anni di esuberanza irrazionale e di crescita eccessiva delle quotazioni azionarie, una situazione molto diversa da quella presente nella seconda parte del 2007. Eppure nelle prime settimane del 2008 sono emerse delle analogie, specie sul fronte della volatilità implicita registrata, quella cioè stimata in base ai movimenti delle opzioni sul sottostante.


A proporre il parallelo è Laurent Roussel, vice-direttore della divisione ricerca di Exane Derivatives: “Se si estrapola il numero di choc (alla volatilità implicita, ndr) superiori a +/- 3% a partire dall’inizio dell’anno (in tutto 5) sul totale degli choc registrati (38), ci si rende conto di essere in una situazione quasi comparabile a quella del 2002 in cui vi erano stati 47 choc. Tuttavia, in quell’anno, la volatilità implicita a 3 mesi media dell’EuroStoxx 50 era a 32,1% mentre attualmente é al 24,8%”.

Ci sono poi altre misure che suggeriscono una contiguità tra inizio 2008 e 2002. “Anche l’ampiezza delle variazioni quotidiane tra il max e il min dell’EuroStoxx 50 – continua Roussel – è un buono indicatore di tensione. Da inizio 2008, le fluttuazione quotidiane medie sono del 2,60%, un livello vicino a quello del 2002 (3%). In ogni caso, se il numero di choc e l’ampiezza delle variazioni quotidiane sugli indici continuerà, la volatilità implicita resterà senza alcun dubbio elevata”.


Molti altri indicatori di rischio però sono a livelli elevati o in aumento. E’ sempre Roussel a rilevarlo, inserendo nel novero l’iTraxx Crossover 5 anni, l’indice che raccoglie i credit default swap (titoli a copertura dei default obbligazionari) degli emittenti con rating non-investment grade, gli swap spreads euro 5 anni, la volatilità storica o lo skew 90%/110% 3 mesi sull’EuroStoxx 50. “L’iTraxx Crossover 5 anni – chiarisce – ha registrato un nuovo record a 574 bp e gli swap spreads euro 5 anni rimangono sempre su livelli molto elevati intorno a 58 punti base. Per quanto riguarda i valori azionari, la volatilità implicita a 3 mesi sulle azioni dell’EuroStoxx 50 é sempre su livelli alti e non registra quasi nessun ribasso”.