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La volatilità regna in Europa, euro da record a 1,4766

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Nuovo record per l’euro. Questa mattina, prima dell’apertura dei mercati, la valuta unica ha messo a segno un nuovo massimo storico a 1,4766 dollari (quello precedente risale al 9 novembre, giorno in cui il cross euro/dollaro ha toccato quota 1,4752 dollari) favorito dalla nuova ondata di pessimismo sull’economia americana, dopo la bocciatura su Citigroup da parte di Goldman Sachs e la riduzione delle stime da parte di Lowe’s.


“Ancora un inizio d’ottava in salita per il dollaro. Ma l’indicazione è di prendere profitto sui rialzi”. È questa l’idea dell’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo. Gli esperti della banca italiana sottolineano – nella nota relativa al mercato cambi diffusa oggi e raccolta da Finanza.com – che oltre a fattori congiunturali sfavorevoli vi sono infatti anche elementi di carattere strutturale che creano ulteriori difficoltà. Ieri infatti, con un intervento molto insolito, le autorità cinesi hanno espresso preoccupazione per il costante deprezzamento del biglietto verde. Per loro infatti, data la quota maggioritaria di riserve in dollari, si pone il problema della svalutazione delle stesse.

È ancora una volta la crisi dei mutui subprime, quelli ad alto rischio, a tenere con il fiato sospeso il mercato americano e quello europeo. I timori legati allo stato di salute dell’economia a stelle e strisce e la serie di perdite che potrebbero innescarsi nel settore finanziario continuano a tenere banco a livello mondiale, tanto che oggi è anche trapelata la voce di un possibile intervento di urgenza da parte della Federal Reserve (Fed)  per decidere un nuovo taglio del costo del denaro.


La costante debolezza del dollaro, da una parte, e le indiscrezioni sul nuovo intervento da parte della Fed, dall’altra, si fanno sentire anche sulle Piazze finanziarie del Vecchio continente. Dopo il rimbalzo di questa mattina è la volatilità a farla da padrona. L’Europa è letteralmente sulle montagne e russe. Semaforo verde per il Dax, il Cac40 e l’Ftse100 che guadagnano alle 11 rispettivamente lo 0,64%, lo 0,27% e lo 0,35%. Segno meno, invece, per l’Aex di Amsterdam in calo dello 0,24% e per lo svizzero Smi che perde lo 0,17%.