Il Vix s'impenna, ma la volatilità non è ancora padrona del mercato

Inviato da Marco Barlassina il Ven, 08/06/2007 - 13:56

L'indice della paura è tornato a salire. Il Volatility Index (Vix) calcolato dal Chicago Board Options Exchange si è riaffacciato sopra i 17 punti, chiudendo a quota 17,06, mettendo a segno il quarto giorno consecutivo di rialzo. In termini percentuali il progresso messo a segno ieri, in una giornata in cui sia S&P500 che Nasdaq hanno ceduto l'1,75%, è stato di 14,73 punti.

 

Il Vix segnala le aspettative di mercato sulla volatilità a 30 giorni e un suo incremento coincide statisticamente con violente correzioni degli indici azionari. E' sostanzialmente un indicatore usato per valutare il rischio di mercato.

 

Le impennate più recenti si erano avute a cavallo di febbraio/marzo scorso (all'epoca della prima correzione dei mercati cinesi) e nel maggio 2006. In entrambi i casi l'indice era salito al di sopra dei 20 punti, con un massimo poco sotto i 24 punti a metà del giugno 2006, e in tutte e due le circostanze si era assistito a due correzioni degli indici poi rivelatesi solo temporanee.

 

Le cose andarono diversamente nel maggio 2002, quando l'indice superò i 45 punti in corrispondenza dell'ultima gamba ribassista, la più repentina, della flessione con cui l'S&P500 ha toccato il punto di minimo in scia allo scoppio della bolla tecnologica del 99-2000.

 

L'indice è costruito sulla base delle volatilità implicita di una gamma di opzioni put e call sullo S&P500. Un valore contenuto dell'indice si accompagna a basso rischio e bassa volatilità. Uno dei fattori alla base di un incremento della volatilità è tipicamente la riduzione della liquidità presente sui mercati o anche solo l'aumento dell'aspettativa che ciò si realizzi. Non sorprende dunque che l'impennata del Vix giunga proprio in concomitanza con un'ondata di rialzi dei tassi d'interesse che negli ultimi due giorni hanno interessato Europa, Australia e Nuova Zelanda. Proprio dopo che nella notte di ieri agli antipodi i tassi sono stati sorprendentemente portati all'8% si sarebbe innescata, secondo gli analisti di Mps Finance, la speculazione di un rialzo dei tassi su scala globale che sta appesantendo i mercati mondiali.

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