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Vix, in atto vi è un’inversione di tendenza?

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A pochi giorni dalla chiusura di gennaio l’S&P 500 americano segna al momento un rialzo di oltre 5 punti percentuali da inizio 2012. Se il paniere a stelle e strisce dovesse confermare la tendenza in atto, si tratterebbe della terza volta che l’indice riesce a rivalutarsi di oltre il 4% nel primo mese dell’anno dal 1997. La prima se si sposta l’analisi dal 2000 in poi. Le due occasioni in cui il paniere ha visto i propri corsi rivalutarsi di oltre 4 punti percentuali sono stati il 1997 e il 1999: nel primo caso la progressione annua finale fu del 31,01% dopo il +6,13% del primo mese dell’anno, nel secondo del 19,53% dopo il +4,16% iniziale.

Come accade normalmente, la progressione del listino azionario è stata accompagnata dalla contestuale caduta del Vix. Il Vix è infatti è l’indice della volatilità implicita nelle opzioni con sottostante l’S&P 500 ed è anche noto come ‘indice della paura’ proprio perché è inversamente correlato all’andamento dei mercati azionari. Piu il mercato azionario è sereno e sale, più bassa è la volatilità. Con l’aumentare del nervosismo e delle vendite, il Vix sale.

La recente tendenza dell’ultimo periodo e l’analisi congiunta di S&P 500 e indice della paura permettono di fare alcune considerazione che potrebbero risultare interessanti. Il movimento ribassista del Vix intrapreso dai massimi di periodo registrati a metà novembre a 36,46 punti ha infatti portato il paniere a chiudere la scorsa ottava sotto l’importante soglia psicologica dei 20 punti. Era dal 25 luglio 2011 che questo non accadeva. Le contrattazioni venerdì si sono fermate a 18,28 punti dopo aver toccato un minimi intraday a 18,18 punti. Le prime sedute della nuova settimana borsistica hanno visto l’indice andare a toccare un massimo proprio a 20 punti, senza tuttavia mai essere in grado di superare detta soglia.

Allargando l’analisi su un orizzonte temporale più ampio emerge come dai massimi del 2011 toccati a 48 punti l’8 agosto, la flessione del paniere rispetto ai minimi di venerdì è di ben il 62,17%.

A questo punto risulta interessante fare un parallelo tra l’attuale fase di mercato caratterizzato da una forte flessione della volatilità implicita riassunta dal Vix e le potenzialità dell’S&P 500 per i prossimi mesi. Analizzando la serie storica di Vix e S&P 500 si scopre infatti che flessioni di oltre 50 punti percentuali dell’indice della paura hanno in genere preceduto negli ultimi 20 anni un rally da parte del listino azionario Usa mediamente del 14% nell’anno seguente a tale flessione.

Dal 1992 in poi, sono state 10 le occasioni in cui il Vix ha visto scendere il proprio valore di oltre 60 punti percentuali tra il picco relativo e il minimo di periodo. Volendo stare sopra i 50 punti percentuali, l’analisi inserisce anche il movimento che ha caratterizzato l’indice a cavallo tra i massimi di gennaio e i minimi di maggio 2008: in quell’occasione il calo fu del 57,89%.

Le puntualizzazioni fatte fanno emergere alcune considerazioni: da ottobre in poi sul mercato sembra respirarsi un’aria diversa. E’ come se gli investitori abbiano iniziato a vedere con meno preoccupazione i rischi legati alla situazione del debito Usa. Nello stesso periodo le valutazioni dell’S&P 500 si sono rivalutate di oltre 22 punti percentuali rispetto ai minimi del mese registrati a 1.074,77 punti.

Partendo da questo presupposto la domanda da porsi è: quello a cui abbiamo assistito rappresenta il classico rimbalzo prima di una nuova e corposa caduta dei prezzi azionari o invece potrebbe essere letta come un’inversione strutturale della tendenza ribassista che ha caratterizzato le Borse dall’ottobre 2007?

In questa seconda direzione vanno alcuni elementi tecnici emersi da un confronto diretto tra i grafici normalizzati di Vix e S&P 500 da inizio anni ’90. Quello che emerge è che la durata media dell’indice della paura nel range compreso tra i 10 e i 20 punti è molto più lunga rispetto al caso opposto. Essendo il Vix appena ritornato sotto i 20 punti, ecco che le prospettive di medio termine dell’S&P 500 diventano più rosee.

A questo si devono aggiungere altre considerazioni: nel 2007, anno di inizio reale della crisi dei mutui sub-prime e della discesa delle Borse globali, il Vix aveva visto i propri valori andare in divergenza rispetto al listino americano. Mentre si assisteva a una costante progressione dell’indice della paura, il basket azionario a stelle e strisce andava a segnare nuovi massimi. Come è andata successivamente è ben noto.

Quella del 2007 è stata la prima vera divergenza tra i due panieri, ora però sembrano esservi le basi per una seconda divergenza. Se si analizza il comportamento congiunto delle due voci si nota infatti che il Vix si è appena riportato dopo lunghi mesi sotto la soglia dei 20 punti mentre le quotazioni dell’S&P 500 sono già vicine ai massimi del 2011. Se la tendenza intrapresa da ottobre in poi dovesse continuare e gli elementi evidenziati nell’analisi si confermassero validi, nei prossimi mesi si potrebbe assistere ad una reale spinta rialzista da parte del listino Usa.

Riccardo Designori
Ufficio Studi Brown Editore