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Vivendi azzera cda TIM e rimanda partita Elliott. Il fondo: azione “cinica ed egoista”

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Giocando d’anticipo, e facendo decadere l’intero consiglio di amministrazione, Bolloré azzera il rischio di rimanere senza i suoi sei consiglieri, e con solo due, nell’assemblea del 24 aprile.

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Azione “cinica ed egoista”, decisa per prendere tempo. Così il fondo americano Elliott definisce le dimissioni in blocco di otto consiglieri del cda di Tim, a seguito della riunione del consiglio di amministrazione, che si è svolta ieri.  Tra i dimissionari, il presidente esecutivo di TIM Arnaud de Puyfontaine e il vice presidente esecutivo Giuseppe Recchi.

Il fondo Elliott non ci sta e accusa Vivendi, azionista di maggioranza di TIM che ha orchestrato la mossa con la regia di Vincent Bolloré, di aver agito solo per servire i suoi interessi, a detrimento dei diritti delle minoranze.

Le dimissioni in blocco, di fatto, provocano l’azzeramento del cda (dimissioni di otto su 15 consiglieri), e ritardano così, secondo il fondo attivista di Paul Singer,  “la possibilità degli azionisti di Telecom Italia di esprimere il loro voto nell’assemblea del 24 aprile”.

Non solo: per Elliott si tratta di “un altro esempio di come i diritti delle minoranze in Telecom Italia siano cancellati e della continua indifferenza alla migliori prassi di governo societario”.

In tutto, sono otto i consiglieri che Vivendi, con una mossa a sorpresa, ha fatto dimettere: tra questi ci sono quei sei di cui il fondo Elliott aveva chiesto la revoca.

Così la nota arrivata ieri sera dopo la riunione del cda di Telecom Italia:

“Il cda non ha proceduto all’integrazione dell’ordine del giorno dell’Assemblea del 24 aprile (relativa alla revoca e alla sostituzione dei Consiglieri de Puyfontaine, Crépin, Herzog, Jones, Philippe e Recchi, che alla data saranno tutti dimissionari e cessati). Hanno rassegnato le dimissioni anche Camilla Antonini e Marella Moretti. Franco Bernabè assume la carica di Vice presidente e le deleghe sulla funzione Security e su attività e cespiti della società rilevanti per la difesa e la sicurezza nazionale”.

Vivendi ha di fatto comunicato le dimissioni di tre consiglieri espressi da Vivendi nel cda di Tim, “alla luce del tentativo dell’hedge-fund Elliott, ben conosciuto per le sue iniziative a breve termine, di smantellare Telecom Italia“. Anche altri cinque componenti del board “hanno deciso di dimettersi”.

Così facendo è stato deciso che ci sarà un’assemblea degli azionisti a maggio “per consentire agli shareholder di decidere i componenti del board che preferiscono e quale policy adottare“.

Dal canto suo, il presidente di Tim Arnaud de Puyfontaine ha affermato:

“Nella veste di presidente di Tim e nell’interesse di tutti gli azionisti, voglio affrancare il consiglio dal clima di incertezza che si è creato e che distoglie l’attenzione da quella che è la nostra priorità, cioè la rapida realizzazione del piano strategico DigiTim. Confermo il mio impegno a favore del progetto di trasformazione di Tim e sono convinto che questa decisione darà ulteriore stabilità e sostegno al nostro ad Amos Genish e alla sua squadra, permettendogli di creare valore per tutti i nostri stakeholder”.

A questo punto, per il rinnovo integrale bisognerà attendere l’assemblea per il 4 maggio. E questo significa che in data 24 aprile, con il cda azzerato, l’assemblea si limiterà ad approvare il bilancio 2017 e a nominare il nuovo collegio sindacale.

In questo modo, Bolloré evita che il destino dei sei consiglieri del cda di cui il fondo Elliott aveva chiesto la revoca venga deciso dal voto dell’assemblea di aprile. Il fondo aveva chiesto la sostituzione dei consiglieri con Massimo Ferrari, Paola Giannotti De Ponti, Luigi Gubitosi, Dante Roscini, Fulvio Conti, Rocco Sabelli .

Leggi chi lascia e chi resta nel cda secondo la lista proposta da Elliott.

Giocando d’anticipo, e facendo decadere l’intero cda, il numero uno del colosso francese Bolloré azzera di fatto il rischio di rimanere senza i suoi sei consiglieri, e con solo due, nell’assemblea del 24 aprile (visto che gli otto si sono tutti già dimessi e non devono sottostare a una eventuale bocciatura ‘pubblica’).

Tutto questo, mentre si prepara alla partita contro il fondo di Singer: quella del 4 maggio, per l’appunto, in cui con la presentazione di nuove liste il finanziere bretone punta a riassicurare la maggioranza del cda alla sua Vivendi.

Intanto, con il suo comunicato, il fondo Elliott ricorda di essere un investitore in Telecom dal 1999, “ben prima che Vivendi divenisse azionista della compagnia”.

Il titolo TIM è in ribasso a Piazza Affari dopo che le ADR Usa erano crollate di oltre -4%, reagendo così alle notizie arrivate al termine della riunione del cda, nella giornata di ieri.