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Vittoria Macron: effetto lampo su euro e borse. E’ già Sell on The News?

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L’azionario globale tira un sospiro di sollievo guardando con favore forse, più che alla vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali francesi, alla sconfitta di Marine Le Pen, la leader del Front National, anti-euro e anti-Unione europea, che con la sua sola candidatura aveva fatto gridare i mercati al pericolo Frexit.

Disgregazione dell’Unione europea, tonfo dell’euro, fine dell’euro, e fine dell’Eurozona: l’azionario aveva temuto il peggio. Con Macron, il progetto europeo è salvo e l’ondata populista è stata rintuzzata in Francia. 

Bruxelles, l’azionario e l’euro sono almeno nel breve-medio termine, al sicuro. Certo, le sfide che attendono ora il leader 39enne di En Marche! non sono poche: il nuovo presidente francese dovrà dimostrare di essere all’altezza del compito, riformando l’economia zavorrata dalla disoccupazione, rispettando le norme europee sul deficit, e allo stesso tempo generando crescita. 

Durante la notte l’euro è volato ai massimi in sei mesi, a $1,1022, dopo che la vittoria schiacciante di Macron contro Le Pen (con il 65% dei voti contro il 35% della rivale) è diventata chiara. Ma alla fine sta prevalendo in queste ore la logica del Sell on The News. La moneta unica perde terreno e ritraccia attorno a $1,0960.

Intervistato da Bloomberg Mansoon Mohi-uddin, strategist presso Natwest Markets, divisione di Royal Bank of Scotland, commenta:

“L’euro è da sell oltre la soglia di $1,10, visto che sia Mario Draghi che Peter Praet (quest’ultimo responsabile economista della Bce) rimangono cauti sull’outlook dell’inflazione in Eurozona, mentre il report occupazionale Usa suggerisce che la Fed continuerà ad alzare i tassi”.

Naohiro Nomoto, gestore di FX presso Bank of Tokyo-Mitsubishi, spiega il trend della moneta unica, facendo notare che “l’euro è sotto pressione, in quanto gli investitori stanno smobilizzando le posizioni long accumulate sulla valuta, a seguito dei risultati delle elezioni francesi”. E fa notare: “Prima delle elezioni, le posizioni long erano state aperte contro le commodities-currencies come il dollaro australiano e il dollaro canadese. Ma il sentiment verso le prese di profitto (sull’euro) sta crescendo, visto che i prezzi delle materie prime stanno recuperando terreno”.

E non si può certo parlare di festeggiamenti sull’azionario globale, anche se la borsa di Tokyo ha indubbiamente accolto positivamente la notizia, balzando al record in 17 mesi, con un rialzo del 2%.

Naeemn Aslam di Think Markets ricorda che, in base alle sue previsioni, l’euro avrebbe potuto perdere il 10% in caso di vittoria di Marine Le Pen. Ora, sottolinea, abbiamo un contesto di stabilità, contrassegnato tuttavia da molte sfide:

Il goblin francese rimane dietro le sbarre, mentre Macron prende le redini del potere. Gli elettori francesi hanno chiaramente rigettato l’ondata populista che aveva vinto con la Brexit e con l’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa. Le speranze sono molto forti e Macron ora dovrà portare a casa i risultati. Il rischio di un fallimento nel riuscire a garantire una crescita dell’economia più solida e nel ridurre la disoccupazione sarà il focus principale ed è qui che tutta l’attenzione si concentrerà, in vista delle elezioni parlamentari di giugno. Macron dovrà accertarsi di avere un forte sostegno al Parlamento, al fine di poter apportare con agilità i cambiamenti promessi. Il tasso di disoccupazione nel paese rimane inchiodato al 10%, superiore a quello del Regno Unito e della Germania, ed è chiaro che la Francia necessiti di riforme cruciali”.

Intanto gli investitori si posizionano sui bond francesi, tartassati fino a qualche mese fa dalle vendite, e lo spread a 10 anni tra i tassi francesi e tedeschi scende a 32,7 punti base, al minimo dal 10 novembre.

L’azionario mostra tuttavia che il rally Macron è stato già ampiamente scontato: deboli i rialzi messi a segno dai vari indici azionari: il Cac 40 della borsa di Parigi segna un nuovo record dalla crisi finanziaria che ha travolto la Francia quasi dieci anni fa, con i titoli bancari che riportano i guadagni migliori solo nei primi minuti di contrattazione, per poi fare dietrofront. Il Ftse Mib di Piazza Affari apre positivo, prima di azzerare tutti i guadagni e virare in rosso.