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Visco: vera ripresa stenta ad avviarsi, puntare su pagamenti Pa e lavoro

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Nel nostro Paese la lunga recessione, in atto dal 2008 con una breve interruzione, si è arrestata alla fine dello scorso anno, essenzialmente grazie alla domanda estera e al ridursi della necessità di correzioni dei conti pubblici. Vi ha contribuito l’accelerazione dei pagamenti dei debiti commerciali della pubblica amministrazione”. Queste le parole di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nelle sue  considerazioni finali in occasione dell’assemblea annuale di Via Nazionale. E avverte. “Una vera ripresa stenta ad avviarsi. Il graduale miglioramento delle aspettative tarda a tradursi in un solido recupero dell’attività economica”. Così Visco che dichiara come il lascito della recessione sia stato pesante.

Rischio ulteriore allungamento durata disoccupazione
E prosegue: “La recessione si è riflessa pesantemente sul numero degli occupati e quindi sui redditi delle famiglie. Tra il 2007 e il 2013 l’occupazione è scesa di oltre un milione di persone, quasi interamente nell’industria. E’ anche diminuito il numero medio di ore lavorate”, facendo notare come il tasso di disoccupazione sia più che raddoppiato rispetto al minimo toccato nel 2007, al 12,7% dello scorso marzo. “L’offerta di posti di lavoro tornerà a salire solo lentamente”. Il numero uno di Palazzo Koch ha poi aggiunto: “Non va sottovalutato il rischio che un ulteriore allungamento della durata della disoccupazione. In passato, recessioni profonde si sono associate ad ampie ristrutturazioni del sistema produttivo che hanno dato luogo all’introduzione di nuove tecnologie e modelli organizzativi che risparmiano lavoro. Ma la crisi può essere per le nostre imprese l’occasione per attuare ed estendere quello che fino ad oggi in molti casi ha tardato: un profondo rinnovamento del modo di produrre di fronte alla rivoluzione digitale, in grado di generare nuove forme di impresa e di occupazione, in nuovi ambiti di attività”, ha spiegato Visco.

Rapporto investimenti/Pil sui minimi dal dopoguerra
“Il rapporto tra investimenti lordi e Pil è sceso di 4 punti percentuali dal 2007, portandosi nel 2013 al 17%, il minimo dal dopoguerra. Vi ha concorso il difficile accesso di molte imprese al credito bancario. Ma è soprattutto dalla diffusa incertezza sulle prospettive di crescita della domanda e sull’orientamento delle politiche economiche che dipendono rinvii e riduzioni dei piani di ristrutturazione e di ampliamento della capacità produttiva”, sottolinea Visco che però rileva come risultati importanti siano stati ottenuti nell’aggiustamento della finanza pubblica. “Il disavanzo è al 3% del prodotto, al di sotto della media europea; il surplus primario è il più elevato in Europa, insieme con quello della Germania; siamo vicini al pareggio strutturale dei conti pubblici; le riforme degli anni passati hanno ridotto la pressione esercitata dalle tendenze demografiche sulla spesa pubblica, pressione che resta invece forte in molti altri paesi dell’Unione”, così Visco che però sottolinea come la “riduzione del rapporto tra debito e prodotto resta la sfida ineludibile per il nostro Paese”. “La sua velocità – prosegue il numero uno di Palazzo Koch – dipende dal ritorno a una crescita stabile e sostenuta. Crescita economica ed equilibrio del bilancio pubblico non possono che essere perseguiti congiuntamente. I risultati ottenuti con tanto sacrificio non vanno dispersi. Essi rendono possibile intraprendere azioni di sostegno alla crescita, proseguendo ad esempio nell’accelerazione dei tempi di pagamento delle Amministrazioni pubbliche e nella riduzione del cuneo fiscale sul lavoro”.

Bce pronta ad agire con inflazione ben al di sotto del 2%
“Le proiezioni dell’Eurosistema sull’andamento dell’inflazione saranno rese pubbliche il 5 giugno. Secondo quelle presentate lo scorso marzo dalla Bce, l’inflazione si manterrebbe ben al di sotto del 2% anche nei prossimi due anni“. Per Visco, “questa prospettiva non è coerente con la nostra definizione di stabilità dei prezzi. Ove essa si confermasse, il Consiglio direttivo è deciso ad agire, anche con politiche non convenzionali, affinché nel medio periodo l’evoluzione dei prezzi non si allontani dal sentiero desiderato”.