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Visco: le grandi popolari devono trasformarsi in Spa, stabilità banche dipende da capacità di generare reddito

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Ignazio Visco avvisa le banche popolari quotate a Piazza Affari affrontando lo scottante tema della trasformazione della governance. Il governatore della Banca d’Italia, nel suo discorso all’assemblea annuale di Via Nazionale, ha spiegato che la disciplina sulle banche popolari fu concepita per gli istituti con attività circoscritte in ambiti geografici ristretti. Questa, ha dichiarato Visco, “può risultare oggi inadeguata per intermediari di grande dimensione, operanti a livello nazionale o anche internazionale, quotati in borsa, partecipati da investitori istituzionali rappresentativi di una moltitudine di piccoli risparmiatori che hanno finalità e interessi diversi da quelli cooperativi”.

Per il governatore andrebbe quindi resa più agevole, per le popolari quotate, “la trasformazione in società per azioni, quando necessaria, in funzione delle dimensioni delle banche e della natura delle loro operazioni”. Nel contesto difficile in cui versa l’economia tricolore, gli azionisti delle banche svolgeranno un ruolo cruciale. I soci dovranno infatti “essere in grado di sostenere finanziariamente le banche, rinunciando ai dividendi quando necessario, di vagliare la gestione senza interferire con essa, di accettare la diluizione del controllo favorendo all’occorrenza l’aggregazione con altri istituti“.

Spostando invece l’orizzonte sull’intero sistema bancario italiano, a detta di Visco ha resistito nell’ultimo quinquennio  alla crisi finanziaria globale, all’instabilità del mercato del debito sovrano e a due profonde recessioni. Visco ha poi affermato che dall’avvio della crisi il capitale di migliore qualità delle banche italiane è salito dal 7,1 al 10,7 per cento delle attività ponderate per il rischio per il complesso del sistema, dal 5,7 al 10,9 per cento per i cinque maggiori gruppi.

“Il rafforzamento patrimoniale, la trasparenza contabile, il rigore nei criteri di valutazione dei rischi sostengono la fiducia degli investitori e contribuiscono a contenere il costo dei finanziamenti esterni per le banche in una congiuntura particolarmente avversa”, si legge nelle considerazioni finali del governatore. Secondo Visco “la garanzia ultima della stabilità delle banche è la loro capacità di generare reddito. In prospettiva, la caduta della redditività rischia di indebolirne il patrimonio e di comprometterne la capacità di finanziare il rilancio dell’economia reale”.

Un altro tema scottante affrontato da Visco è quello del credito bancario alle imprese. “I prestiti alle imprese hanno rallentato nettamente nella seconda parte del 2011 e si sono contratti di circa 60 miliardi dall’inizio di dicembre dello stesso anno. La flessione, inizialmente particolarmente brusca per effetto delle gravi difficoltà di raccolta delle banche sui mercati internazionali conseguenti all’inasprimento del rischio sovrano, è proseguita a ritmi più contenuti nel corso del 2012; nei primi quattro mesi di quest’anno il calo si è di nuovo accentuato, avvicinandosi al 4 per cento su base annua”, ha dichiarato Visco.

In misura minore sono diminuiti anche i prestiti alle famiglie. “I tassi bancari attivi rimangono superiori a quelli medi dell’area: di circa un punto percentuale per i prestiti alle imprese e di mezzo punto per i mutui alle famiglie”, segnala il governatore di Bankitalia.