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Visco: famiglie italiane puntano su depositi e contante, esposizione bond subordinati appena 0,5%

Il numero uno di Bankitalia lancia un avvertimento agli investitori: “la tutela delle altre forme di risparmio si basa su strumenti diversi ma non potrà mai annullare completamente il rischio …

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Le obbligazioni subordinate incidono sul portafoglio delle famiglie italiane per appena lo 0,5%.  E’ quanto risulta dai numeri che Bankitalia ha presentato in occasione della Giornata mondiale del risparmio.

Dal report emerge che le famiglie italiane preferiscono puntare soprattutto su depositi e il contante, che si confermano le attività con il maggiore peso nel portafoglio, con una percentuale del 31,4%.

Detto questo, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco – finito al centro di scontri nell’arena politica italiana fino a pochi giorni fa, sotto attacco dal Pd per la gestione delle crisi bancarie, poi riconfermato dal premier Paolo Gentiloni – ha avvertito che tutti gli investimenti sono rischiosi e che, di conseguenza, i risparmiatori si imbattono sempre nel rischio di poter soffrire perdite sui loro investimenti:

Ogni forma di investimento è rischiosa. Alcuni strumenti godono di una protezione di tipo assicurativo per ragioni di interesse pubblico: è questo il caso dei depositi bancari al di sotto dei 100mila euro. Una tale tutela ha la funzione di proteggere il risparmio nella sua forma più semplice e immediata, contribuendo così a preservare la stabilità finanziaria, prevenendo episodi di corse agli sportelli e minimizzando il rischio di contagio tra le banche”.

Mentre, ha tenuto a precisare Visco, “la tutela delle altre forme di risparmio si basa su strumenti diversi ma non potrà mai annullare completamente il rischio di perdite“.

Affrontato, nel suo intervento in occasione della Giornata mondiale del risparmio, anche il problema dei crediti deteriorati, ovvero degli NPL, da parte delle banche italiane.

Visco ha confermato che la pulizia di bilancio degli istituti prosegue, tanto che “nei prossimi mesi le operazioni di cessione e di cartolarizzazione” dei Non Performing Loans, “già in corso e quelle annunciate di recente da più banche forniranno un ulteriore impulso alla riduzione dello stock di crediti deteriorati, che, sempre al netto delle svalutazioni già in essere, scenderebbero al di sotto dell’8 per cento del totale dei prestiti nei primi mesi del 2018″.

A tal proposito, facendo riferimento all’attività svolta dalle autorità di regolamentazione, Visco ha messo in evidenza come il sistema bancario italiano stia fornendo risposte concrete.

“Gli intermediari stanno rispondendo, anche sulla base delle linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati emanate a marzo scorso dal Meccanismo di vigilanza unico. Le iniziative volte a favorire la riduzione del peso delle attività deteriorate annunciate in occasione del Consiglio europeo dello scorso luglio vanno nella giusta direzione. Questo è anche l’obiettivo dell’introduzione, se graduale e ben calibrata, di un approccio temporale alle svalutazioni dei futuri crediti deteriorati”.

Allo stesso tempo, il governatore ha fatto notare che la vigilanza sullee banche “riduce significativamente la probabilità che si verifichino crisi bancarie, ma non può annullarla“.

Nel senso che “gli accertamenti di vigilanza richiedono analisi accurate e complesse, in loco e a distanza”, ma “non possono fare ricorso ai poteri che la legge riserva all’autorità giudiziaria e alle forze di polizia“.

Sul fronte della redditività delle banche, Visco ha parlato di miglioramento della redditività operativa, per gli istituti italiani, “nei primi sei mesi di quest’anno”.

A conferma delle sfide che ancora si presentano nel comparto, “il rendimento del capitale, valutato al netto di poste straordinarie ed espresso in ragione d’anno, è tuttavia rimasto intorno al 2 %, risentendo dell’aumento delle rettifiche di valore generato dalla cartolarizzazione di crediti deteriorati”.

La strada per recuperare e guadagnare in redditività?

Per Visco le banche devono adottare il percorso della ristrutturazione, puntando sulle “aggregazioni”, in un contesto in cui “il consolidamento dei segnali di ripresa e le favorevoli prospettive economiche rappresentano un’opportunità da cogliere rapidamente”.