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Via libera alla class action all’italiana, ma gli investitori dovranno attendere

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Sì inaspettato al Senato per l’articolo che introduce in Italia le class action, le cause collettive intentate dai consumatori contro le società fornitrici di beni e servizi. La norma ha infatti ricevuto il lasciapassare come articolo della Legge finanziaria (anch’essa approvata da Palazzo Madama). Sarà però, o almeno lo sarà fino al prossimo esame della Camera, una norma molto diversa da quella ispiratrice presente negli Stati Uniti.


 

Innanzitutto per la qualifica dei soggetti che potranno agire. Negli Usa un singolo cittadino può avviare l’azione per conto di una classe di persone sufficientemente numerosa da rendere impossibile il ricorso individuale. In Italia invece legittimate ad agire saranno le associazioni dei consumatori e altre associazioni rappresentative di interessi collettivi che verranno individuate dal ministero della Giustizia.


C’è ancora incertezza inoltre sulle categoria che potranno essere tutelate dalla norma. Nel sistema a stelle e strisce sono i consumatori, gli utenti e gli investitori. Le stesse classi previste in Italia, con la differenza, non di poco peso, che nel nostro Paese l’accesso all’azione collettiva risarcitoria da parte degli investitori potrà avvenire solo con criteri ancora da definire.


Sempre negli Stati Uniti agli avvocati difensori della classe spetta una parcella che muta in percentuale del risarcimento. Una misura che agisce quindi da sprone ad ottenere anche risarcimenti esemplari dal mondo corporate. In Italia invece, la norma prevede un tetto al compenso dei legali.


 


Ci sono poi alcune difformità giuridiche che già non hanno mancato di attirare critiche, ad esempio da Confindustria. Innanzitutto è messa in dubbio la costituzionalità della norma. La Carta costituzionale prevede infatti la sola titolarità del singolo ad agire se danneggiato. Nel sistema approvato dal Senato manca poi qualsiasi possibilità di filtrare le azioni. Negli Usa questo compito è affidato al giudice, che blocca sul nascere azioni infondate o ricattatorie.


 


Le norme saranno efficaci dopo 180 giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria. Come detto però, virtù e difetti della class action all’italiana potrebbero comunque mutare sostanzialmente nel passaggio alla Camera, così come già anticipato dal ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani nei confronti in particolare dell’assenza di filtri ad abusi nei ricorsi.