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Vertice Ue: Merkel isolata sul no agli Eurobond, allarme di Rajoy sul debito spagnolo

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Nulla di fatto ieri sera all’atteso vertice informale che ha visto i leader europei riunirsi a cena per discutere delle possibili strategie per l’uscita dalla crisi. Del resto era cosa nota: il presidente dell’Eurogruppo Van Rompuy aveva già comunicato che quello di ieri sarebbe stato solo un appuntamento preparatorio per il consiglio Europeo di fine giugno, un’occasione per i vertici dell’Unione di scambiarsi le opinioni. Le quali si sono rivelate più distanti che mai.

Tobin Tax, tutti d’accordo tranne la Gran Bretagna

In sintesi, le linee guida emerse dalla riunione sono tre: spingere le politiche dell’Unione Europea a supportare la crescita; finanziare l’economia attraverso investimenti; potenziare la creazione di posti di lavoro.
Molte le ipotesi discusse per concretizzare questi obbiettivi: dalla ricapitalizzazione della Banca Europea degli Investimenti ai project bond al rafforzamento del mercato unico. Esplorata anche l’ipotesi della Tobin tax sulle transazioni finanziarie, che, secondo la Commissione Europea porterebbe un gettito di 55 miliardi di euro all’anno, e verrebbe applicata innanzitutto alle attività emesse fuori dall’Ue ma oggetto di transazione da parte di banche europee . Quest’ultima idea ha visto favorevoli quasi tutti gli europarlamentari, ma la Gran Bretagna non è d’accordo.

No della Germania agli Eurobond, la Merkel sempre più sola

Quanto ai molto discussi Eurobond, la posizione della Germania, com’era prevedibile, si è mantenuta dura: un no secco sia al debito in comune, che “non aiuta la crescita” ed “è prematuro in un contesto in cui i bilanci sono ancora nazionali”, sia alla trasformazione del fondo di salvataggio Esm in una banca finanziata dalla Bce. Si, invece, ai bond finalizzati a precisi investimenti produttivi (i project bond).
La posizione della Merkel – appoggiata solo da Finlandia e Olanda – si rivela però sempre più isolata, avversata com’è dal fronte unito composto dal premier italiano Mario Monti e dal neo eletto presidente francese Hollande. I due leader si trovano d’accordo sul tema della spinta alla crescita attraverso gli Eurobond e, mentre il francese si spinge a chiedere un ruolo potenziato per il fondo di salvataggio Esm, Monti raccoglie applausi dettando la cosiddetta “golden rule“: scorporare, cioè, dalla contabilizzazione dei debiti statali il costo degli investimenti produttivi.

Fronte Hollande-Monti per il salvataggio di Atene

Fronte compatto dei due leader anche per quanto riguarda la Grecia: secondo Hollande e Monti ad Atene andrebbe concesso più tempo per risanare i conti. In più, da parte dei tutti i leader europei, non è emersa la minima volontà di escludere la Grecia dall’Euro, né si è parlato di piani di “Grexit“, se non per smentirli. “Ribadisco che vogliamo che la Grecia resti nell’Eurozona, se rispetta i suoi impegni”, sottolinea il presidente dell’Eurogruppo Van Rompuy nella sua nota conclusiva del summit. “Siamo consapevoli degli sforzi già compiuti dai cittadini greci e abbiamo già mostrato grande solidarietà ad Atene sborsando a loro supporto, insieme al Fondo Monetario Internazionale, 150 miliardi di euro dal 2010. Continuare le riforme – conclude Van Rompuy -,  stimolare gli investimenti privati e rinforzare le istituzioni sono le vie migliori per garantire un futuro prospero all’interno dell’area Euro. Ci aspettiamo che, dopo le elezioni, il nuovo governo greco vada in questa direzione”.

Rajoy chiede aiuto alla Banca Centrale Europea
 

Un’altra questione spinosa all’attenzione dell’Europa è rappresentata dalla Spagna. Il premier iberico Mariano Rajoy, durante il vertice di ieri ma ancor più durante i faccia a faccia avuti con i principali leader dell’Eurozona,  ha cercato ancora una volta di richiamare l’attenzione sulle difficoltà di finanziamento delle banche spagnole. “La Spagna non può sostenere per molto tempo questi rendimenti sul debito. L’Europa deve fare qualcosa al più presto”, ha detto Rajoy. Rifiutando però di annoverare la Spagna tra i Paesi bisognosi di salvataggio. “La Spagna non ha bisogno di un piano di aiuti“, ha affermato il premier, “né intende chiedere soldi all’Europa per sostenere le banche. Basta utilizzare gli strumenti già esistenti, e fare presto”. Secondo Rajoy quello che ci vuole sono misure rapide da parte della Bce che assicurino la sostenibilità del debito di Madrid, restituendo la fiducia ai mercati, e un messaggio chiaro dall’Europa che rassicuri sulla stabilità dell’Euro. “E’ ora di finirla con voci e speculazioni”, ha concluso il premier iberico .