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Il vero malato del 2012 sarà sempre l’Europa

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A solo due anni dalla più grave crisi economica globale dalla fine della Seconda guerra mondiale, una nuova recessione potrebbe essere alle porte. Queste almeno le proiezioni delle maggiori banche d’affari e di diversi economisti, quasi tutti concordanti nel vedere un drastico impatto sull’economia reali delle vicissitudini legate al debito sovrano europeo.

Di seguito riportiamo le aspettative di Andrea Boltho, membro dello European Advisory Board di REAG, per il 2012. L’analisi verrà divisa in paragrafi dedicati, perché nonostante un’economia sempre più interconnessa gli effetti della crisi finanziaria non avrà i medesimi effetti sulle diverse aree del globo.

I Paesi emergenti, prospettive di rallentamento generalizzato
Nel 2012 la crescita economica dei Paesi emergenti dovrebbe continuare a essere nella maggior parte dei casi ancora positiva, seppur vada evidenziato che un rallentamento è atteso in tutti e quattro i Paesi noti come Bric (Brasile, Russia, India e Cina, ndr) a causa della minore crescita dei Paesi Ocse e alla stretta monetaria adottata dalle rispettive Banche centrali nei mesi scorsi. “La graduale inversione in atto nella gestione dei tassi di interesse in atto evidenziano come ora le autorità siano sempre più preoccupate per l’indebolimento dell’attività economica”, incalza da subito l’esperto secondo cui il rallentamento oltre ai Bric interesserà “più nettamente la Turchia, penalizzata sia da un’elevata inflazione che da un grande deficit estero, e l’Europa orientale, colpita in questo caso dalla sua forte dipendenza dell’Eurozona”.

Stati Uniti, saranno loro la sorpresa 2012?
Gli indicatori macroeconomici delle ultime settimane hanno mostrato una sorprendente resistenza alle sfide poste dalle turbolenze finanziarie, dipingendo di fatto un quadro generale più incoraggiante di quanto immaginato. “La fiducia dei consumatori e dell’industria si stanno rivitalizzando, le vendite al dettaglio sono state relativamente forti e la disoccupazione è diminuita”, porta a sostegno di questo punto di vista Boltho, per cui in base alle tendenze attuali “la crescita del Pil Usa potrebbe attestarsi sul 2,5% sia nel 2012 che nel 2013”. Le esatte proiezioni di REAG sono di un +2,4% nel 2012, in linea con la crescita mondiale stimata in +2,6%, e del 2,6% nel 2013 a fronte di un progresso globale del 3,6%.

“L’incertezza maggiore negli Stati Uniti è tuttavia legata alla politica”, incalza sempre Boltho secondo cui, a meno che qualche compromesso non venga raggiunto in Congresso nei prossimi mesi, “un ulteriore ridimensionamento fiscale è inevitabile nei prossimi anni”. In un contesto che vede la spesa pubblica statale e locale destinata a continuare a calare, basti pensare che dal 2013 prenderanno il via i tagli automatici alla spesa destinata alla difesa, la Federal Reserve sembra pronta a sostenere ulteriormente l’economia. “Anche se vi sarebbero dei limiti di efficacia di ulteriori cicli di allentamento monetario”, chiosa l’esperto.

Europa, l’obiettivo più immediato è evitare nuovi attacchi speculativi
Il vero grande malato dell’attuale fase della crisi economica è l’Europa, costretta ad affrontare le sfide poste dai bassi livelli di fiducia del mondo delle imprese, la loro preoccupazioni e incertezze si riflettono sulla posticipazione dei piani di investimento, e dei consumatori, innervositi dalle misure di austerità adottate dai Governi e dalle condizioni del mercato del lavoro che portano a naturali riduzioni di spesa. All’interno di questo quadro, reso ancora più cupo dal restringimento del credito in atto da parte del mondo bancario e dal rischio che il rallentamento della crescita delle esportazioni possa non essere sufficiente per scongiurare la caduta in recessione dell’economia europea, il tema della coesione politica dei diversi leader del Vecchio Continente permane centrale.

“Il vertice dei primi di dicembre tenutosi a Bruxelles non ha risolto i problemi dell’Eurozona e nessuna soluzione duratura sembra davvero in vista”, sostiene membro dello European Advisory Board di REAG secondo cui l’obiettivo immediato dovrebbe essere quello di “prevenire nuovi attacchi speculativi sul debito pubblico di alcuni Paesi che potrebbero minacciare la sopravvivenza stessa della moneta unica”.

Per l’esperto un pacchetto ideale dovrebbe includere “la prosecuzione dell’austerità fiscale nell’area del Mediterraneo, combinato con una politica di espansione della domanda nel Nord Europa”. Ma soprattutto con “un impegno da parte della Banca centrale europea per difendere l’Italia e in Spagna dalle pressioni del mercato”.

Pur con i recenti tagli dei tassi da parte dell’istituto guidato da Mario Draghi e l’impegno a fornire liquidità al sistema bancario la questione cruciale che vede contrapposti diversi Paesi dell’Eurozona è se la Bce debba o meno svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza per i governi, replicando di fatto il modello Fed o Boe.

Secondo Boltho tuttavia, nonostante le tensioni “è improbabile che si giunga a una completa disintegrazione dell’Eurozona”, piuttosto il continuo disaccordo potrebbe portare a “una divisione tra un euro forte dedicato ai Paesi del Nord e a una nuova serie di valute tra le economie del Sud”. Questa evenienza avrebbe tuttavia conseguenze gravi per l’attività economica in entrambi i gruppi di Paesi. “Le proiezioni fatte da diverse organizzazioni suggeriscono che se tale evento si materializzasse, la crescita del Pil nel 2012-13 potrebbe essere negativo di circa il 5-6% all’anno” ammonisce in chiusura Boltho.

Riccardo Designori
Ufficio Studi Brown Editore